Tawfiq Saleh, tra cinema neorealista e letteratura | Cristina Artoni
Tawfiq Saleh, tra cinema neorealista e letteratura Stampa
Cristina Artoni   
Tawfiq Saleh, tra cinema neorealista e letteratura | Cristina Artoni
"Al-majdu’un", 1972
“La filmografia di Tawfiq Saleh e in particolare Al-makdu’un (Gli ingannati, 1972) è il primo lungometraggio che presenta i rifugiati palestinesi come protagonisti della propria storia, segnando in modo definitivo il cinema nazionale arabo”. Con queste parole l’artista statunitense di origine palestinese, Fareed Armaly ha presentato al Museo d’arte contemporanea di Barcellona (MACBA), la rassegna dedicata all’opera del regista egiziano, Tawfiq Saleh.
Nel capoluogo catalano saranno proiettati fino a fine marzo i principali film del regista che hanno esercitato un’influenza decisiva nel cinema sul tema della resistenza palestinese.
Ma il percorso di Saleh è legato a doppio filo con la letteratura. Dopo essersi laureato in lettere all’Università del Cairo, dal 1950 al 1954 si trasferisce a Parigi, dove continua gli studi specializzandosi in cinema. Tornato al Cairo stringe una collaborazione con lo scrittore Naguib Mahfuz, dal quale apprende il mestiere di sceneggiatore. Il suo primo film, Darb al mahabil (noto come Vicolo dei pazzi, 1955), racconta di un giovane operaio di un quartiere popolare del Cairo.
Tawfiq Saleh, tra cinema neorealista e letteratura | Cristina Artoni
"Darb al mahabil", 1955
Il film non incassa il successo sperato sia per la tiepida accoglienza da parte del pubblico, sia per l’ostilità della censura politica, sorte comune a tutti i film politicamente e socialmente impegnati del regista. Nel 1970 quindi parte in esilio in Giordania, Siria e Iraq. Ma nel 1972 comincia le riprese di Al makhdu’un , che risulta poi essere una delle riflessioni più lucide sulla questione palestinese.
Tratto dal racconto omonimo dello scrittore Gassan Kanafani, considerato un pilastro della “letteratura di resistenza” sorge così il cinema politicamente impegnato di Tawfiq Saleh. Kanafani seppe descrivere la vita dei profughi e l'esilio come nessun altro scrittore palestinese, la sua voce venne stroncata da un attentato nel luglio del 1972 a Beirut. Era nato nel 1936 ad Akka, città costiera della Palestina, nel 1948, al momento della costituzione dello stato d'Israele e con la sua famiglia subì l'espulsione dalla sua patria e dell'esilio, prima a Beirut e poi a Damasco, dove, nel 1955, divenne insegnante dell'UNRWA. Si trasferì in Kuwait, dove insegnò per cinque anni, e poi nuovamente a Beirut, dove lavorò come giornalista ed editore capo del giornale al-Hadaf.
Gli appuntamenti previsti al MACBA iniziano mercoledì 24 febbraio, proprio da questo capolavoro che richiama la scuola neorealista italiana.
Il film è incentrato sulle vicende di tre palestinesi che cercano di immigrare clandestinamente nel ricco Kuwait. Sullo sfondo vi è la guerra con Israele e l'occupazione militare delle terre palestinesi.
Realizzato in bianco e nero è un film di una sconcertante attualità. La pellicola infatti racconta la storia di un fallimento: i tre emigranti illegali si nascondono nei mezzi pesanti che attraversano il deserto, ma a causa di una serie di ritardi restano intrappolati troppo a lungo, sotto i raggi cocenti del sole. Nella parte finale il film si carica di tensione e la macchina da presa indugia a lungo sui primi piani dei migranti (gli "ingannati" del titolo). Risulta quindi alla fine uno dei film più eloquenti che siano mai stati realizzati sul tema dell’emigrazione. “Erano immagini – ha spiegato lo stesso regista – fino a quel momento vietate. Nessuno era autorizzato a descrivere in questi termini la realtà palestinese. Ciascun attore rappresenta un personaggio, ma ognuno di loro porta dentro di sè la Nakba, termine che indica la catastrofe provocata dall’usurpazione delle proprie terre. E’ in questa sconfitta che c’è una continuità tra tutti i palestinesi. Sono tutti vittime di una delusione”. Tawfiq Saleh seguendo il percorso tracciato da Kanafani, disegna il volto dei palestinesi troppo spesso rimosso.

Per il programma completo delle proiezioni, consultare il sito www.macba.cat (in castigliano e inglese).

Cristina Artoni
(06/03/2010)








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