Quando l’Italia sarà un Paese anche per donne?

Quando l’Italia sarà un Paese anche per donne?Voglia di esserci, di uscire da un silenzio diventato colpevole, di dire basta alle continue offese alla dignità delle italiane, di denunciare un Paese non per donne. Sarà per tutto questo e altro ancora che un gruppetto di donne di DiNuovo hanno saputo intercettare questi bisogni e attraverso un comitato trasversale di donne di varie appartenenze “Se non ora quando?” ha dato vita il 13 febbraio alla più incredibile serie di mobilitazioni. Una reazione al degrado crescente del Paese. Senza bandiere di partiti, solo con lo striscione rosa “Se non ora quando” hanno riempito le piazze di una trentina di città grandi e piccole, dal profondo nord al profondo sud della penisola, ma anche in tante altre sparse per il mondo. Un milione o forse più di tutte le età – e anche tanti uomini - per chiedere rispetto alla dignità delle donne. Sono stati momenti di grande emozione, confronti, fantasia ma anche di un chiaro segnale contro un premier e un governo incapace di risolvere i problemi del Paese, alle prese con processi ed escort. Il tentativo da parte di una certa informazione di sminuire (il TG1 di Minzolini, ma anche Il Sole-24Ore di Riotta) o le prese di posizione dei molti-e fedeli di Berlusconi di tacciare di “moraliste” le promotrici delle manifestazioni, non hanno avuto molto successo.

Quando l’Italia sarà un Paese anche per donne?
Isabella Ragonese e Lunetta Savino
Che le donne volessero reagire, tornare a farsi sentire lo si era capito già con lo spettacolo “Libere” di Cristina Comencini, tra le promotrici di DiNuovo e del Comitato “Se non ora quando”. Un dialogo tra una giovane e una donna matura, recitato dalle brave attrici Isabella Ragonese e Lunetta Savino (tutte hanno lavorato gratuitamente), uno specchio della realtà delle donne. “Ci avete educato alla libertà, al rispetto di noi stesse, siamo andate nel mondo piene delle vostre aspettative. Solo che fuori non ne sapevano niente e tutto andava nel solito vecchio modo, ” accusa la giovane nei confronti della matura femminista che a sua volta s’interroga sullo stato attuale delle cose “come è potuto accadere?”. Dopo il debutto a Roma il 2 luglio del 2010, “Libere” è stato replicato, con le stesse attrici (a loro volta fanno parte di DiNuovo ), al teatro Carignano di Torino e al Parenti di Milano, con code incredibili di persone, centinaia rimaste purtroppo fuori. Poi il dvd in giro per scuole e luoghi pubblici. Ovunque, seguiti da dibattiti appassionati perché il testo della Comencini è molto efficace, comunica facilmente tutti i problemi più urgenti.

Ora sembra che in Italia si stiano accorgendo che oltre alle escort e alle veline esistono le donne lontane dai riflettori, quelle che studiano, lavorano, garantiscono un welfare che lo stato non è in grado di dare, quelle pagate meno dei colleghi a parità di lavoro, le troppe precarie. Non a caso l’8 Marzo non è stato un giorno di festa ma di denuncia, un’occasione di rinascita. Il comitato “Se non ora quando?” ha puntato l’attenzione sulla precarietà nel lavoro che ha ripercussioni sulla vita di uomini e donne, un’ipoteca sul futuro per le giovani e quindi anche su maternità e paternità. In Italia, non a caso col tasso più basso di natalità in Europa, avere figli è oggi un lusso. Di qui la richiesta che la maternità sia pagata dal bilancio pubblico perché ora le collaboratrici a progetto, professioniste con partite Iva, lavoratrici atipiche precarie non hanno diritto a nulla. Queste sono il 43% delle donne con meno di 40 anni e il 55% di quelle che ne hanno meno di 30. Le lavoratrici che hanno un contratto a tempo indeterminato hanno diritto a 5 mesi di congedo obbligatorio pagato all’80%. Quanto ai padri, possono avere un congedo facoltativo al 30% dello stipendio per cui è facile intuire che sono pochissimi quelli che lo richiedono.
Quando l’Italia sarà un Paese anche per donne?Ma in un’Italia in cui sono molti a parlare e sfilare per la famiglia, il governo Berlusconi ha cancellato nel 2007 una legge che impediva le dimissioni in bianco, cioè una lettera di dimissioni “volontarie”, senza data, che il datore di lavoro può far firmare alla lavoratrici al momento dell’assunzione. Una lettera usata soprattutto per le giovani che rimangono incinte.
L’8 marzo è stata anche una giornata per discutere di come i media rappresentano la realtà. Troppo spesso l’immagine che danno della donna è un riflesso del desiderio maschile stereotipato, non quelle vero, “una questione nazionale”.
Fiere del loro lato C, inteso come cervello, tutte diverse ma sempre più unite, un gran numero di italiane chiedono “adesso” un cambiamento. E sanno che è una responsabilità che tocca anche loro: “Se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno”, dicono. “Se non ora quando?Adesso”.

Stefanella Campana
(09/03/2011)

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