Greenaccord al capezzale della Terra

 

Greenaccord al capezzale della TerraIl Forum internazionale dell'informazione per la salvaguardia della natura, 8° appuntamento dedicato alla salute della Terra organizzato da Greenaccord, è stato un successo: per quattro giorni, nella bella cittadina di Cuneo, nel cuore del Piemonte, tecnici e scienziati hanno dimostrato ad un centinaio di giornalisti venuti da tutto il mondo, che ecologia e profitto non sono per forza antagonisti.

Felicità versus soldi
Gli interventi sono stati numerosi, e molto apprezzati dalla comunità di giornalisti devoti alla causa “green”. Al cuore del dibattito c'era la nozione di sostenibilità, o sustainability . Questo termine indica un modo di organizzazione sociale che tiene conto allo stesso tempo dell'ambiente, dei bisogni economici e dell'equità sociale, e che mira ad uno sviluppo compatibile con il fabbisogno delle prossime generazioni. Una nozione ancora più importante ora che lo stato del pianeta diventa sempre più allarmante, e su cui si affrontano i sostenitori dello sviluppo economico e quelli della protezione ambientale. Per Gary Gardner, ricercatore al Worldwatch Institute di Washington, non vi è nessun dubbio che la sostenibilità può favorire lo sviluppo. A Cuneo, i valori di questo “tutto” economico erano messi in discussione. Robert Costanza, professore di economia ecologica all'Università del Vermont negli Stati Uniti, ha sottolineato la differenza tra il PIL (Prodotto Interno Lordo) e il Genuine Progress Indicator, indice della qualità di vita: “Il PIL non porta necessariamente la felicità alla gente. La qualità di vita e la riduzione del gap tra i più ricchi e i più poveri sono cose più importanti del PIL”. E ha insistito specialmente sull'importanza dell'ambiente: “L'atmosfera, per esempio, è un bene comune. Il degrado del nostro ecosistema ha un'implicazione diretta sulla qualità di vita” ribadisce Robert Costanza. Invece Eric Assadourian, ricercatore al Worldwatch Institute, ha analizzato le numerose tecniche adoperate affinché il consumismo appaia come un comportamento naturale: “Fin dalla nostra infanzia ci spingono a consumare. E' per questo che bisogna trasformare tutta questa cultura per passare ad altro”. Per lui, l'ingegneria culturale, o cultural engineering, potrebbe trasformare nel profondo i settori chiave come l'educazione, l'economia, la politica, i media, i movimenti sociali, e anche le tradizioni.
Joan Martinez Alier, giovane professore spagnolo di Economia, ha voluto essere più concreto e superare la semplice costatazione del “disastro”. Ha immaginato delle soluzione pratiche per mostrare che il comportamento ecologico e il profitto economico non sono antagonisti. “Per questo, abbiamo bisogno di una legislazione chiara. Da una parte, vi è bisogno di una standardizzazione dell'informazione ambientale: come già nel caso del cibo, con la precisazione del numero di calorie sui prodotti venduti nei supermercati, bisogna che l'informazione sul carbonio e la tossicità sia pubblicata e visibile. Dall'altra, bisogna spingere i governi a tassare i prodotti più inquinanti. E' già il caso per le macchine, con il tasso di emissione di CO2 al chilometro indicato durante la vendita”.

Più spazio per i giornalisti
A parte gli interventi scientifici, i resoconti dei giornalisti sono stati apprezzati per la loro notevole qualità. Così, Haroldo Castro, star del giornalismo ecologico in Brasile, ha impressionato e illuminato la platea con i sui reportage sull'Africa, “Lights of Africa”, che raccontano il suo viaggio in fuoristrada su più di 40 mila km, durato sei mesi. La colombiana Zilia Castrillon, invece, ha evocato in modo efficace la sofferenza degli agricoltori del suo paese. Questi interventi, indiscutibilmente interessanti, hanno reso ancora più incomprensibile il brevissimo tempo di parola accordato ai giornalisti per condividere le loro esperienze: solo 2h30, in quattro giorni di colloqui. Tanto più che alcuni interventi sui dati scientifici riguardanti lo stato del nostro pianeta si ripetevano, e delle tavole rotonde, evocando la relazione tra natura e sentimento religioso – Greenaccord non ha di certo mai nascosto la sua intima relazione con la cristianità – confermavano le stesse cose. Sarebbe auspicabile che Greenaccord dia in futuro nei suoi prossimi forum più spazio agli interventi dei giornalisti. Come sarebbe auspicabile che il programma del Forum integri un momento dedicato alla ricerca di metodi per rendere l'ecologia più attraente, e specialmente per rendere consapevoli le giovani generazioni dell'urgenza di cambiare radicalmente il modo di vivere.

 


 

Greenaccord al capezzale della Terra
Andrea Masullo

Intervista a Andrea Masullo, presidente del comitato scientifico di Greenaccord
“La sostenibilità ecologica richiede un cambiamento radicale dei costumi”


Quali sono i criteri di selezione degli esperti invitati?
Nella scelta degli scienziati, pensiamo sempre in termini di progresso. Non sappiamo certo dove questo lavoro ci conduce. Ma siamo coscienti dell'essenziale: bisogna trovare il miglior modo di comunicare per suscitare una più grande presa di coscienza delle persone riguardo ai problemi ecologici. Conosciamo i limiti della scienza, e sappiamo che il cambiamento non partirà dagli scienziati. D'altronde non è il loro lavoro. Perciò ci sono i giornalisti, per fare prendere coscienza alle popolazioni, che devono chiedere ai loro governi un cambiamento delle loro politiche ambientali. La sostenibilità ecologica richiede un cambiamento radicale, una rivoluzione nel settore dei valori, delle tecnologie e delle strategie.

Non pensate di essere un po' troppo accademici?
Questo è il problema di una piccola organizzazione creata da volontari come la nostra, e che col passare dei colloqui e degli anni ha assunto un certo rilievo, grazie anche agli eccellenti scienziati che ci hanno seguito e ai giornalisti che hanno accettato di prestarsi al nostro challenge. Siamo consapevoli che dobbiamo introdurre dei cambiamenti ed applicare altri metodi. Greenaccord ha solo otto anni di vita, e ogni anno che passa assistiamo a mutazioni importanti, grazie ai suggerimenti dei giornalisti e degli scienziati. Credo che abbiamo fatto abbastanza per la comunicazione dei dati relativi alle catastrofi ecologiche. Dobbiamo aprire altri dossier riguardanti il futuro del nostro pianeta e le possibili soluzioni applicabili.

Perché nel Forum date spazio alla religione?
Pensiamo che la religione possa assumere un ruolo importante perché tocca il cuore e l'anima della gente, e che abbia questa capacità di farlo su grande scala. E' per noi un'opportunità da cogliere. E' anche importante discutere di argomenti come l'idea della felicità in tutte le religioni, come abbiamo fatto ad Alba, perché spinge la gente ad andare verso l'essenziale. La felicità e l'ecologia vanno a braccetto. Al di là dell'aspetto religioso, perché non invitare per esempio degli Aborigeni per raccontarci il rapporto che hanno con quest'idea di felicità ? Ci penseremo per le prossime edizioni.

Date poco spazio ai giornalisti ecologici per raccontare le proprie storie...
Sono totalmente d'accordo con la sua osservazione. Il prossimo Forum cambierà profondamente quest'aspetto.

 

 

 


 

 

 

Greenaccord al capezzale della Terra
Alfonso Cauteruccio

Intervista a Alfonso Cauteruccio, segretario generale di Greenaccord
“Greenaccord è l'agenzia stampa dell'ambiente”


Mi racconti un po' la sua storia personale con Greenaccord...
In quanto funzionario del Vaticano, ho costatato più volte, durante i miei contatti con gli agricoltori, la complessità dei problemi legati alla terra: OGM, pesticidi... Parlando con questi coltivatori, tornavano sempre ai soliti problemi legati all'ambiente. Ho cominciato ad interessarmi a quest'argomento su una scala più grande. Perché è comunque la Terra che ci permette di vivere, grazie tra l'altro al cibo che ci offre. Dopo queste riflessioni, abbiamo pensato a qualcosa di più concreto. Abbiamo dunque deciso di associarci con dei giornalisti, per fare passare il messaggio a migliaia, se non a milioni di persone. Abbiamo anche pensato che l'ambiente è un argomento molto complesso: dagli OGM agli animali, passando per i cambiamenti climatici, la salute...Greenaccord è dunque stata creata come un'organizzazione di formazione al servizio dei giornalisti.

Dopo otto anni di vita cosa potete ancora proporre ai vostri giornalisti?
Col tempo siamo diventati una specie di agenzia stampa per l'ambiente. Formiamo insieme un network efficace. Ci dirigiamo dunque verso una tappa essenziale della vita di Greenaccord. Siamo in grado di raccogliere una montagna di informazioni presso i giornalisti del nostro network e di metterle a disposizione di tutti.

Pensate di avere un influenza sui politici?
Non Greenaccord. Sono i giornalisti che influenzano l'opinione pubblica insistendo sulla coscienza ambientale, e che possono avere un impatto sulle politiche ambientali. Il nostro scopo è di arrivare ad avere un movimento di massa che obblighi i politici a rivedere le loro carte, e offrendo loro soluzioni concrete.

 

 


 

Hicham Houdaïfa
Traduzione dal francese Matteo Mancini
(29/10/2010)

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