Giorgione

Giorgione
Giorgione, “Doppio ritratto”, olio su tela, 80x67,5cm
Nel 1898 Gabriele D’Annunzio scriveva del Giorgione: «Tutto o quasi di lui s’ignora; e taluno giunge a negare la sua esistenza. Il suo nome non è scritto in alcuna opera; e taluno non gli riconosce alcuna opera certa. Pure, tutta l’arte veneziana sembra infiammata dalla sua rivelazione…». Un’aura di mistero e di seduzione che ancora, a cinquecento anni dalla morte, si respira avvicinandosi alle opere del Giorgione (Castelfranco Veneto 1477/78 - Venezia 1510) nella mostra a cura di Enrico Maria Dal Pozzolo, Lionello Puppi, Antonio Paolucci, ospitata dal Museo Casa Giorgione, nel suo luogo di nascita, fino al’11 aprile.
Un evento eccezionale per numero e selezione di capolavori esposti, per intelligenza propositiva, per il peso scientifico del catalogo (Skira). Un percorso articolato tra preziosi documenti d’epoca, l’eccelsa pittura autografa del Giorgione, altri dipinti a lui attribuiti non da tutta la critica, e le opere dei maggiori artisti del suo tempo, come Bellini, Dürer, Perugino, Cima da Conegliano, Sebastiano del Piombo, Tiziano, Raffaello.

Un evento che, senza perdere di vista l’insieme, scava dentro le immagini, il cui senso si coglie nelle due sezioni della seconda sala, la più innovativa della mostra, in alcuni dei dipinti autografi del Giorgione, mai accorpati in nessuna esposizione, che ne ricostruiscono gli esordi.
Nella prima sezione, i dipinti sono caratterizzati dalla rilevanza data al paesaggio. Nelle due tavolette provenienti dai Musei civici di Padova (una volta parti di uno scrigno con altre due di incerta attribuzione che si trovano a Washington), il paesaggio copre circa 2/3 del totale ed è dipinto prima delle figure. Figurano due episodi. Il primo evidente: “Leda col cigno”. L’altro è invece uno dei primi quiz iconografici giorgioneschi: una donna allatta un bambino e siede per terra, come il giovane con in mano un mazzo di fiori di fronte a lei. Chi è e cosa aspetta non si sa, ma è importante sottolineare che nel ‘400 si iniziava un racconto dipingendo i personaggi e relegando il paesaggio a un ruolo secondario. La cosa sorprendente è che, a rovesciare questo modo di operare, sia il giovane Giorgione, giunto dalla deriva della provincia veneta che era Castelfranco, a Venezia -allora ombelico del mondo e incrocio di ogni produzione culturale, artistica, filosofica- senza lasciarsene risucchiare. Anzi, oltre allo spazio destinato al paesaggio, nutre i dipinti con lo studio della grafica nordica, in particolare Dürer, e una libertà iconografica che lo porta a rappresentare anche alberi di specie immaginarie.
Un’originalità, quella del Giorgione, dettata anche dal modo innovativo di raccontare strani episodi. Osserviamo “Saturno in esilio” (o "Omaggio a un poeta", proveniente dalla National Gallery di Londra, mai esposto prima in Italia). Non si conoscono altri dipinti che lo rappresentino in questo modo. Si sa che divorava i suoi figli, che venne castrato e cacciato dal consesso degli dei. Ma qui è assiso in trono. Davanti a lui si trova un bambino alle cui spalle è inginocchiato un servitore con un coltello infilato nella cintura. A destra, in primo piano, un suonatore di liuto ci guarda e ha caratteri somatici che ricordano il viso del Giorgione. Tutti immersi in un paesaggio dove tre uccelli -uno è un rapace- si osservano con reciproca attenzione, in una situazione di tensione tale che, se Saturno decidesse di far uccidere il bambino e di mangiarlo, scoppierebbe la lotta tra loro, ma anche tra ghepardo e pavone che paiono convivere pacificamente sul prato. Secondo alcuni studiosi, il tema, da un certo punto di vista, sembrrerebbe dettare riflessi di possibile connessione con la dimensione sociale ebraica. Perché Saturno, divinità spesso associata agli ebrei, porta un manto giallo come il loro colore distintivo. Cosa significa tutto questo?

Giorgione
Giorgione, “Le tre età dell’uomo”, olio su tavola, 62x78cm
Nella seconda sezione della Sala, la formula ritrattistica del Giorgione -lontana da quella fissa in uno schema ben preciso del Bellini, del Parini, di Antonello da Messina- probabilmente matura nella sua fantasia a Venezia, dopo aver visto i lavori di Leonardo che nel 1500 vi soggiornò per pochi mesi e non si esclude l’abbia incontrato. Ne “Le tre età dell’uomo” proveniente da Palazzo Pitti, ci sono delle sintonie tra alcune teste degli apostoli dell’Ultima cena di Leonardo e la testa del vecchio. Unico personaggio che ci guarda come a coinvolgerci in un ‘memento senescere’ e a voler chiudere con noi il quadrilatero di un concerto metaforico dettato da un’atmosfera cerebrale e dalle fisionomie molto caratterizzate del fanciullo che tiene in mano un foglio con intuibili notazioni musicali e dell’uomo che gliele indica. Forse alludendo al ritmo di una musica che educa alle regole di una perfezione il cui equivalente è nell’universo, quindi nell’armonia divina.
Giorgione
Giorgione," La tempesta", tempera a uovo e olio di noce su tela, 82x73cm
Chiaramente i ritratti qui esposti sono legati stilisticamente e dal modo nuovo di concepire un ritratto multiplo. In “Doppio ritratto”, connotazioni sentimentali e non solo psicologiche stravolgono e fanno patire le emozioni provate da Francesco Petrarca (tra ‘400 e ‘500 modello comportamentale ed etico di tutta l’intellighenzia, non solo italiana) al giovane che tiene in mano un melangolo, riferimento alla sua melancolia, mentre alle spalle un giovane non innamorato fa da contraltare emozionale. È invece segno di una ritrattistica in bilico tra più possibilità interpretative, l’“Alabardiere con un’altra figura” grottesca che emergendo dall’ombra gli prende la mano. Ci si domanda: è un’offerta chiromantica? Chi è questo giovane nobile, bello, altero? È Girolamo Marcello, uno dei personaggi frequentati dal letterato collezionista d’arte Marcantonio Michiel? O Giannantonio Venier? O semplicemente un soldato?
A questo punto “La tempesta”, il più noto e misterioso dipinto di Giorgione proveniente dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, si conferma icona di quanto detto. Sui suoi significati continuano ad arrivare sempre nuove ipotesi. Si è parlato persino di primo capriccio della pittura veneziana: assurdo perché ogni dipinto del Giorgione offre spaccati di un mondo assolutamente colto.

Gavina Ciusa
(26/03/2010)
Info:
GIORGIONE
Fino all’11 aprile 2010
Museo Casa Giorgione, Castelfranco Veneto
Info: 041 5904893
www.giorgione2010.it

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