1° Marzo, “Una giornata senza di noi”

 

1° Marzo, “Una giornata senza di noi”Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo? Lo sapremo il primo Marzo 2010, “una giornata senza di noi”. “Noi” sono i milioni di immigrati che stanchi di razzismo e diritti negati hanno deciso di scioperare lunedì 1° marzo. L’idea, partita in Francia richiamandosi a quel primo marzo del 2005 quando entrò in vigore il codice di entrata e soggiorno che istituzionalizza una immigrazione sulla base di criteri economici, si è allargata a macchia d’olio a molti Paesi europei, tra cui l’Italia dopo i tragici episodi di Rosarno.
La protesta ha una lunga lista di adesioni, tra cui il Pd, sindacati, associazioni. Richiamandosi all’articolo 1 della Costituzione italiana (“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro..”) il Pd ricorda che una parte di lavoratori, circa il 7%, contribuisce del 10% a formare il Prodotto interno lordo del nostro Paese, “ma nella stragrande maggioranza non ha la cittadinanza italiana”. La Fim, il sindacato dei metalmeccanici della Cisl punta il dito sul reato di clandestinità per chi ha la memoria corta perché “i due terzi degli immigrati che vivono e lavorano in Italia sono stati irregolari”. Scendono in campo a sostegno dello sciopero anche duecento docenti universitari, denunciando “la scandalosa difficoltà nell’accesso a un permesso di soggiorno per studi universitari”, attraverso una pratica delle “quote” anche nel campo del sapere “che rende quest’ultimo esclusivo privilegio dei cittadini”.
In attesa di conoscere il piano nazionale per l’integrazione “Identità e incontro” preannunciato dal ministro del Welfare Sacconi, sono invece già noti i dati allarmanti segnalati dall’Ufficio antirazzismo del Dipartimento Pari opportunità (Unar), un’anticipazione del rapporto 2009 che sarà presentato il 21 marzo in occasione della giornata mondiale contro il razzismo. Le vittime di discriminazioni razziali sono sempre più giovani. Rispetto al 2008 è passata dal 15,3% al 23,7% la quota delle vittime con età a inferiore a 30 anni, così come è cresciuta di quasi dieci punti (dal 26,4 al 36%) quella della fascia tra 31 e 39 anni, riportando la percentuale complessiva ai livelli del 2006. Un fenomeno, rileva l’Unar, che “getta una luce sinistra sul futuro multietnico dell’Italia”.

Il rapporto dell’Unar è basato sulle segnalazioni che arrivano al call center (800 901010) da parte delle stesse vittime (66,2% dei casi, in calo di quasi cinque punti), di testimoni (15,8%) o delle associazioni accreditate (7,5%). E’ da sottolineare come risultino in generale più attendibili – “pertinenti” è il termine usato dall’Unar – le segnalazioni inoltrate dai testimoni (tre quarti del totale) rispetto a quelle delle vittime (53%). “Più che l’autopercezione nell’individuare i casi di effettiva discriminazione – rileva l’Ufficio – è fondamentale il ruolo dei testimoni, per questo occorre sviluppare interventi di sensibilizzazione dell’opinione pubblica per motivare i cittadini a denunciare gli episodi di cui sono testimoni”.
Il call center dell’Unar diventerà un contact center più accessibile attraverso il portale unar.it 24 ore su 24, senza intermediazione. “Dalla verifica della segnalazione di discriminazione all’azione nei confronti del fautore della discriminazione, il contact center interviene nei casi di violenza con notizia di reato presso la Magistratura e con atti a sostegno della vittima”, spiega il direttore generale Unar, Massimiliano Monnanni che nei giorni scorsi ha firmato un protocollo d’Intesa con la Regione Piemonte per iniziative contro le discriminazioni fondate sulla razza o sull’origine etnica, come già avvenuto in Emilia Romagna e Liguria.
Tra l’altro l’Unar ha coinvolto dal 22 al 28 febbraio oltre 250 ragazzi tra i 18 e i 22 anni e docenti provenienti da tutta Italia per partecipare al progetto “Campus non violenza”, coinvolgendoli in attività creative e formative sul tema dell’integrazione e della non violenza. Iniziative come queste sono più che mai urgenti anche alla luce della ricerca voluta dall’Osservatorio della Camera su xenofobia e razzismo. Come vedono gli “altri” i giovani italiani? Il 45% dei ragazzi è chiuso verso l’immigrazione, ma per la metà degli intervistati il razzismo non è mai giustificabile e per uno su due gli stranieri non sono una minaccia. Fa riflettere il “ruolo negativo” di media e Facebook (in rete i gruppi xenofobi sono oltre 350 con punte di settemila iscritti) che secondo i giovani non danno un’immagine positiva degli stranieri. Proprio su questo aspetto c’è un richiamo del presidente della Fnsi (il sindacato dei giornalisti), Roberto Natale a un “forte senso di responsabilità” dei media italiani per questo clima di xenofobia, dove si mescolano paura, ignoranza, stereotipi negativi. “Agli stessi reati diamo titolo e spazi molto diversi, a seconda che gli immigrati siano nella parte dei colpevoli o delle vittime”, sottolinea Natale, ricordando la “Carta di Roma”, il protocollo deontologico voluto da FNSI e Ordine dei Giornalisti, per una corretta informazione sui temi dell’immigrazione.
Proprio richiamandosi alla “Carta di Roma” la rappresentante dell’UNHCR, Laura Boldrini ha denunciato all’Ordine Giornalisti della Lombardia lo speciale di 10 pagine dal titolo "La “bomba immigrazione", pubblicato su il “Giornale” il 29 dicembre 2009 perché “associa in maniera del tutto arbitraria e fuorviante i temi dell'immigrazione al terrorismo invocando misure di emergenza per "fermare gli immigrati islamici". Nei giorni successivi lo stesso quotidiano ha utilizzato ripetutamente la parola "negri" nei titoli e all'interno degli articoli pubblicati nel mese di gennaio riferendosi ai fatti di Rosarno e all'annuncio di un'astensione dal lavoro dei migranti nella giornata del 1 marzo 2010. Se in Italia cresce la paura dell’Altro, il razzismo, cresce – per fortuna - anche la volontà di dire basta!

 


Stefanella Campana
(26/02/2010)

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