Corot, l’ultimo dei classici e il primo dei moderni

Corot, l’ultimo dei classici e il primo dei moderni
3.Jan-Baptiste Camille Corot, “La donna con la perla” 1858-68, olio su tela 70x55cm, Parigi, Musée du Louvre

 

«Artista superiore: pittore davanti alla natura, poeta e pensatore in studio» così Odillon Redon definiva Jan-Baptiste Camille Corot (Parigi 1796-1875). L’“eterno fanciullo” lontano da atteggiamenti trasgressivi, che trascorse la sua esistenza in primavera e in estate dipingendo “en plein air” in Francia e in Italia (a Roma nel 1825-1828; a Venezia nel 1834; al lago di Garda nel 1843), ciò che aveva inciso a fondo nella sua formazione. In inverno rielaborava in studio quanto era andato annotando nei suoi bozzetti. Sempre conservando intatti quegli entusiasmi giovanili che l’avevano spinto ad affermare «guardavo al Poussin che volevo raggiungere e anche superare», conobbe una maturità che vide la sua fama toccare il culmine e, ancora durante gli ultimi dieci anni di vita, seguito con ammirazione dalle giovani generazioni che lo chiamavano “papà Corot”, viaggiò e dipinse senza sosta tele vibranti di inesauribile freschezza. E ancora sognava, poco prima che la morte lo sorprendesse: «Non avete idea delle cose nuove che vorrei fare! Mi sembra di non aver mai saputo fare un cielo! Quello che ho davanti a me è molto più rosa, più profondo, più trasparente! Ah come vorrei mostrarvi questi immensi orizzonti!»
Mai soddisfatta ansia di nuovo che riversò in ognuno dei suoi “orizzonti”, alcuni dei quali sono esposti a Verona, fino al 7 marzo, nel Palazzo della Gran Guardia, nella mostra “ Da Corot all'arte moderna. Souvenirs et impressions”. Un evento importante, nato dal proposito del Comune di vincere la crisi affidandosi alla cultura. Perciò, primo e unico in Italia, e col sostegno del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sottoscrivendo tra i Musei d’Arte della città scaligera e il Musée du Louvre, un accordo pluriennale che prevede la coproduzione di almeno due grandi esposizioni -e già ne avvia una dedicata a Paolo Veronese- e lo sviluppo di collaborazioni tese a incrementare la frequentazione dei musei e delle risorse culturali veronesi da parte del pubblico e dei giovani.

La prima iniziativa congiunta è curata, come l’ottimo catalogo-saggio Marsilio, da Vincent Pomarède. Lo studioso, direttore del Dipartimento di Pittura del Musée du Louvre e massimo esperto dell’artista, propone una tesi del tutto inedita, studiata in esclusiva per Verona. Afferma: «Ricollocare Corot al centro della storia del paesaggio europeo è la sfida della presente esposizione che ha anche l’ambizione di iniziare il pubblico alle teorie e alle tecniche del paesaggio dal Seicento al Novecento. Soprattutto è volta a dimostrare come Corot sia stato l’ultimo dei classici e insieme il primo dei moderni, «uno di quei rari artisti che seppero accompagnare la pittura di Poussin verso Picasso, quella di Claude Gellée Lorrain verso Derain, quella di Fragonard verso Matisse.»

L’itinerario espositivo si muove tra più di cento selezionatissimi pezzi in un allestimento che si rivela essenziale nel presentare l’evoluzione dell’arte di Corot racchiudendo le sue opere in una serie di box-pagine che via via le accostano scandendone il confronto con quelle di artisti come Poussin, Caracci, Lorrain, Desportes, Valenciennes, Michallon, Sisley, Cézanne, Monet, Denis, Picasso, Braque, Dérain, Matisse, Mondrian.
Ne deriva un’interessante rappresentazione visiva degli studi di Pomarède in una successione di punti focali che indagano storicamente e criticamente la storia del paesaggio in pittura e, in parte, anche della figura. Una lettura comparata dalla quale emerge chiaramente come Corot, dal suo attingere alla grande tradizione classica, sia poi passato alle sperimentazioni che hanno ispirato impressionisti, fauves, cubisti; e come fondamentale sia stato il suo ruolo di passaggio e di congiunzione tra pittori vissuti tra il XVII e il XX secolo.

 

Corot, l’ultimo dei classici e il primo dei moderni
2.Jan-Baptiste Camille Corot, “Tivoli, i giardini di villa d’Este”, 1843, olio su tela51x73,5cm, Parigi, Musée du Louvre


Dunque quattro secoli di pittura attraversano la mostra, dall’introduzione “Gerarchia e nobiltà del genere del paesaggio” alle tre grandi sezioni successive. La prima -“L’ultimo dei classici”- è dedicata ai vedutisti del XVII secolo, da Poussin a Michallon, Lorain, Caracci, Desportes. Nella seconda -“Gli ‘ornamenti’ della natura”- il cielo, gli alberi, le rocce, l’acqua sono ormai i veri attori di quadri che danno sentimento a una rappresentazione realistica. Osservando “Mantes. La cattedrale e la città viste da dietro gli alberi, al mattino” (1865ca), logo dell’evento, Paola Marini, direttore del Museo Civico di Castelvecchio di Verona e dell’esposizione, sottolinea che «quello che è straordinariamente innovativo in questo dipinto è la materia pittorica dissolta, sfrangiata, vibrante. E, in primo piano, il pescatore con lo straordinario berrettino rosso che coinvolge anche emotivamente.»

 

Corot, l’ultimo dei classici e il primo dei moderni
JB. C. Corot, “Mantes. La cattedrale e la città viste da dietro gli alberi, al mattino”, 1865 ca, Ville de Reims

Coinvolgimento anche simbolico. Quel tocco rosso è pulsante, allo stesso modo di ogni seppur piccolo particolare che concorre in modo decisivo a caratterizzare qualsivoglia lavoro dell’artista. Solo un grande comunicatore quale Corot è, ha la capacità di toccare corde di apparente insignificanza e di renderle sintesi di ricchezza estetica. Di saper coniugare luci, colori e scorci, musica e scenografie, l’Opera e il teatro, le letture e tutto quanto è strumentale a rendere dialoganti quelle tele che pretendeva parlanti.
Forme e contenuti che nella terza sezione rivelano il grande talento di “Corot. Il primo dei moderni”, anche nel ritratto. Figure maschili, come il “Giovane italiano seduto” (1825). Figure femminili che suonano, si acconciano i capelli, leggono o semplicemente posano come “La donna con la perla” (1858-‘68), incantano per il soffio vitale dello sguardo, l’incarnato, la postura, la sensualità. Si aggiungono ai paesaggi, ancora dettando eccelse intuizioni volte all’astrazione.

«Certo -precisa Paola Marini, la cui collaborazione è stata fondamentale nella riuscita del progetto- la mostra è offerta dal Musée du Louvre […] ma, al tempo stesso, è profondamente italo-francese, poiché il suo contenuto, le opere esposte, gli artisti presenti, la loro scelta e la loro interpretazione, non esisterebbero senza il dialogo continuo fra l’arte italiana e l’Accademia di Francia, fra il paesaggio del nostro paese e l’occhio e il pennello degli artisti francesi che lo hanno immortalato, scomposto, rimontato, facendone la base di una nuova interpretazione della natura e dell’arte.»

Info:
“Corot e l’arte moderna. Souvenirs et Impressions”
Palazzo della Gran Guardia, piazza Bra,Verona
sino al 7 marzo 2010
www.corotverona.it - tel.199199111

 

 


 


Gavina Ciusa
(02/02/2010)

 

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