Immigrazione, immagine statica sui media

Immigrazione, immagine statica sui media E’ un’immagine statica quella dell’immigrazione e della presenza straniera in Italia, appiattita sulla dimensione dell’emergenza, della sicurezza e di una visione “naturalmente” problematica del fenomeno quella che appare sui media italiani, fotografata da una indagine nazionale. Realizzata dalla facoltà di Scienze della Comunicazione dell’università la Sapienza di Roma, la ricerca-pilota è il primo prodotto dell’Osservatorio della Carta di Roma, il “Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti” varato nel 2008 dall’Ordine dei Giornalisti e dalla Federazione della Stampa, d’intesa con l’Unhcr. “Un’iniziativa meritoria”, è stato il messaggio del presidente della Camera Fini. Presentata nella sala del Mappamondo alla Camera il 18 dicembre, la ricerca “consente di affrontare, sulla base di dati oggettivi, la discussione sul ruolo svolto in questi anni dall’informazione in una società come quella italiana attraversata da spinte xenofobe”, ha sottolineato Roberto Natale, presidente della FNSI, richiamando le responsabilità dei giornalisti, a cominciare dai direttori delle testate con cui si aprirà un confronto in merito. Quindi non solo enunciazione di principi, ma un impegno vero attraverso la formazione dei giornalisti (nei testi base per i praticanti giornalisti la Carta di Roma è entrata come materia d’esame per diventare professionisti) e un monitoraggio continuo dell’Osservatorio Carta di Roma a cui aderisce una rete di università (tra cui quella di Torino), centri di ricerca e organismi (come Paralleli, impegnato a sua volta in una indagine sull’interculturalità nei media piemontesi che sarà presentata a fine gennaio 2010).

L’indagine della Sapienza ha riguardato le edizioni serali di sette telegiornali nazionali (Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto, TgLa7) e un campione di sei quotidiani (il Corriere della Sera, La Repubblica, l’Unità, il Giornale, Avvenire, Metro) monitorati nei primi sei mesi del 2008. L’immigrazione viene raramente trattata come tema da approfondire. Solo 26 servizi su 5684 l’affrontano senza contemporaneamente legarla ad un fatto di cronaca o al tema della sicurezza. Nei quotidiani una notizia ogni due è di cronaca nera o giudiziaria, quasi sei ogni dieci nei Tg. Quanto al linguaggio, il termine “clandestino” domina nelle pagine dei giornali e nei tg nazionali, senza tener conto dei vari status come rifugiato o richiedente asilo. “E’ evidente la seria difficoltà del giornalismo ad innovare e questo, anche dal punto di vista del mercato, non ha senso. Questa rappresentazione, questo convenzionalismo sugli immigrati fa arretrare la modernità dei media. Il linguaggio povero su questo tema non cattura il lettore, non riconcilia i giovani con l’informazione perché non innova. Servono invece nuove vie narrative di un fenomeno che richiede ben altro impegno”, mette in guardia il professore Mario Morcellini, preside della Facolta di Scienze della Comunicazione e direttore della ricerca (disponibile sul sito www.fnsi.it ).
L’immigrazione trattata dunque come un problema da risolvere, senza tener conto della sua evoluzione o del suo ruolo rispetto all’economia, con una visione ancora stereotipata, chiama in causa l’obbligo del giornalista alla correttezza, onestà e responsabilità sociale. Ma non solo loro.

Stefanella Campana
(22/12/2009)

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