Braccati

BraccatiPotrebbero tornare in mente i capitoli più bui della storia del secolo scorso, eppure i fatti che seguono si svolgono in questi giorni per i larghi viali alberati di una città moderna ed europea come Milano. Qui circola uno strano automezzo. È blindato, con tanto di grate sui finestrini, come quelli utilizzati per scortare le tifoserie negli stadi. Sul veicolo, nove vigili urbani e un ufficiale, mentre quattro auto di ordinanza seguono il convoglio, pronte ad inseguire eventuali pedoni sospetti in fuga. Sono i “puma” del nucleo Trasporto pubblico, una speciale task-force attiva dal 2000 sulle linee della metro e sui mezzi di superficie del Comune di Milano.

Con l’entrata in vigore del reato di clandestinità, lo scorso 8 agosto, i 32 uomini del nucleo operativo si sono specializzati nel servizio “fermi ed identificazioni”. Il loro compito consiste nell’individuare gli stranieri senza documenti sui mezzi pubblici e verificare la regolarità del loro permesso di soggiorno all’interno della “centrale mobile”. Ogni due settimane, suddivise in tre turni, le pattuglie anti-clandestini eseguono rastrellamenti per le vie di Milano, concentrandosi in particolare nei quartieri periferici. Veri e propri blitz, che alcuni agenti non hanno esitato a definire “tonnare”, con un velo di macabro sarcasmo. Nel primo giorno di lavoro dopo l’approvazione del decreto di legge sicurezza, il 29 settembre, sono stati trasportati in centrale dieci stranieri: tre di loro, dopo le opportune verifiche, sono risultati regolari. Gli altri sette sono stati denunciati per clandestinità e uno di loro, in Italia nonostante la notifica di espulsione, è stato arrestato.

Dopo le misure contro l’accattonaggio, la lotta ai venditori abusivi, le ronde notturne (“blue berets”), l’iniziativa promossa dall’amministrazione comunale lombarda in materia di sicurezza quasi non fa notizia. Pochi quotidiani ne parlano e anche in internet non si trova molto materiale in merito. Ci stiamo forse abituando alle politiche anti-immigrati promosse dal Governo, che nel nome della sicurezza ha affidato alle amministrazioni locali più ampi poteri decisionali?

Dal 2008, in numerose città, soprattutto a Milano e Torino, sono stati effettuati controlli a tappeto sulle linee più affollate dei mezzi pubblici di superficie e nelle metropolitane. Durante queste retate, decine di stranieri sono stati fatti scendere in strada, disposti in file e suddivisi in gruppi per essere identificati e condotti nelle questure di zona per eventuali accertamenti se sprovvisti di documenti o permesso di soggiorno.

De Corato, vicesindaco e assessore alla sicurezza del Comune di Milano, in un’intervista rilasciata lo scorso luglio per il sito affarimilano.it ha affermato che “nel 2008 solo la Polizia Locale di Milano ha fotosegnalato 1013 clandestini, arrestandone 90 perché non avevano rispettato il foglio di via. Secondo i dati della Questura di Milano lo scorso anno gli ordini di espulsione a irregolari sono poi aumentati di un migliaio, passando da 3035 a 4044”. De Corato, esponente del Polo delle Libertà, ha pertanto auspicato l’apertura di nuovi centri di identificazione ed espulsione (CIE) per immigrati irregolari - “almeno uno per ogni provincia” - lamentando il fatto che nel nord solo tre strutture, a Milano, Gorizia e Torino, sono al momento attive, con una capienza massima di 500 persone.
Decisamente inadeguate alle politiche promosse dalla sua amministrazione che, dopo i fermi sui mezzi pubblici, si sta sempre più orientando verso una vera e propria caccia allo straniero.


Federica Araco
(06/10/2009)

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