Persae, tra orrore e poesia

“Sono dovuto andare a Chatila per percepire l’oscenità dell’amore e l’oscenità della morte”
Jean Genet

Persae, tra orrore e poesiaAll’indomani dell’approvazione al Senato del ddl sul Pacchetto Sicurezza, in tutta Italia si susseguono dibattiti ed eventi culturali che intendono opporre strategie e azioni concrete alle pericolose derive del razzismo istituzionale. Tra le numerose iniziative, il Csoa ex Snia Viscosa di Roma ha proposto lo scorso 8 luglio “CreAzioni per la libertà di movimento”, evento di sensibilizzazione pubblica per la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione (CIE), che ha coinvolto la compagnia leccese Astràgali Teatro con lo spettacolo Persae.

Scritto e diretto dal regista Fabio Tolledi, Persae é ispirato alla tragedia di Eschilo “Persiani” e al dramma di Jean Genet “Quattro ore a Chatila”. Spettacolo per più lingue, il lavoro è “azione concreta sulla lingua dell’altro” attraverso una profonda riflessione sul conflitto come principio di distruzione e di morte e sull’urgenza di proseguire il discorso sulle frontiere come elemento di separazione tra gli individui.

Un’opera che parla di guerra e migrazioni, frutto di due anni di lavoro itinerante dal Salento a Cipro, fino in Grecia, Malta, Giordania, Libano, Francia. In questo lungo percorso Astràgali Teatro ha ricomposto antiche memorie mediterranee seguendo la via del sincretismo, della molteplicità, della diversità poetica realizzata e agita attraverso l’incontro. L’elaborazione concettuale e l’esperienza del viaggio si traducono in significative azioni teatrali che ripropongono l’incontro con l’altro nella sua specificità linguistica, fisica e culturale. Viene a delinearsi, così, un teatro di resistenza, luogo animato dall’urgenza della contemporaneità che emerge dal coraggioso accostamento tra la tragedia eschilea e l’opera di Genet.

“Eschilo fa una scelta audace: quella di raccontare la vicenda dalla parte del nemico. “Persiani” è anche l’unica tragedia connotata da un dato storico: la vittoria dei Greci nella battaglia di Salamina, alla quale, tra l’altro, lo stesso autore prese parte”, spiega Tolledi. “Per quel che concerne il discorso sul tragico in generale, dobbiamo tener presente un concetto: la nostra idea di tragedia greca nasce con Nietszche. Non è possibile prescindere dal contributo della filologia tedesca nel processo di trasmissione testuale, se si intende confrontarsi con il teatro greco. Riguardo “Persiani”, ad esempio, si ritiene che il testo pervenuto fino a noi, rielaborato già in Età Alessandrina e, successivamente, “mediato” dalla traduzione tedesca, rappresenti la parte centrale di un’opera molto più ampia. Nell’antica Grecia le rappresentazioni tragiche erano intervallate da momenti satireschi che richiedevano un diretto coinvolgimento da parte del pubblico. Non siamo, dunque, di fronte ad un corpus testuale coeso, né ad una tradizione tramandata in modo lineare nel corso dei secoli. Questo ci induce ad abbandonare qualsiasi pretesa di unitarietà nell’approcciare al teatro antico”, prosegue il regista.

Lo spettacolo, ricalcando questo ritmo cadenzato, si articola in quattro momenti caratterizzati da azioni diverse e da diverse ambientazioni. I performer in questa versione ridotta, “italiana” sono 9, 7 donne e 2 uomini: arrivano a 27 nello spettacolo completo, che coinvolge attori provenienti da altri paesi mediterranei. Le loro azioni accolgono, guidano lo spettatore che si fa testimone di un’esperienza di perdita e di dolore. “Nelle carni il desiderio è desiderio di morte. Quale follia armò questi uomini? Quale follia li ha uccisi?” domanda una donna persiana, straziata per la perdita del compagno caduto in battaglia. Di figli e congiunti non restano che corpi laceri e smembrati dall’insensatezza della guerra, abbandonati alla furia del mare. Lamenti funebri in cipriota, neogreco, dialetto siciliano e salentino scandiscono i passaggi più significativi del dramma, che avanza inesorabile celebrando l’immenso lutto della vita. “L’elemento centrale in Persae , e nell’opera tragica in genere, è il lamento funebre, che ritroviamo in tutte le culture del Mediterraneo”, continua il regista. “Durante la veglia al defunto le prèfiche intonavano nenie funebri, accompagnando il canto con una particolare mimica. Questa tradizione appartiene ad una ritualità di origine molto antica, diffusa in Grecia, a Cipro, nella Magna Grecia e in molti altri paesi mediterranei. La moroloja salentina metricamente corrisponde al metro sofocleo utilizzato nelle tragedie. Questo è particolarmente interessante se considerato dal punto di vista del ciclo respiratorio indispensabile per rispettare la metrica nel canto. La moroloja cipriota intonata dalle donne alla fine, ad esempio, si canta in un unico respiro. In questo modo il suono, emesso nelle lingue originali, si svuota da qualsiasi interpretazione intellettuale o metafisica, e conduce ad una conoscenza fondata su un’esperienza profondamente corporea”.

Persae, tra orrore e poesia
Roberta Quarta
Un corpo senza vita giace disteso al centro di una vasca colma d’acqua. Una donna esegue un rito funebre: con lenti gesti lava il cadavere e lo copre con un lenzuolo bianco. Nelle azioni delle altre donne presenti s’insinua, violenta, l’insensatezza della guerra. “Il nostro lavoro è completamente incentrato sul corpo dell’attore come modello concreto, vivo che non rappresenta nulla: semplicemente è. A questo concetto fondamentale possono ricondursi diverse questioni di primaria importanza, come lo studio di Derrida su Antonin Artaud. L’idea di corpo come confine, limite del soggetto finalmente liberato da ogni metafisica è assolutamente centrale”. Nella ricerca teatrale di Astràgali, erede degli insegnamenti di Grotowsky, l’attore-ricercatore diviene performer e utilizza l’arte come mezzo, non fine, del proprio percorso di formazione. Il processo creativo è più importante dello spettacolo stesso e il corpo dell'attore ne è il cuore pulsante, il luogo dove accade realmente l'esperienza che si intende esprimere e condividere. L'attore, voce e corpo, rifiuta preliminarmente il principio della finzione scenica e ricerca azioni organiche pure, fortemente reali per esprimere la propria verità e generare una profonda suggestione emotiva nei 'testimoni' (non più spettatori) del suo operare

“Questa vita mi supera, mi lascia senza parole, senza domande”, afferma una donna, passando in rassegna un macabro elenco di massacri: Sabra, Chatila, Ramallah, Bagdad, Beirut…luoghi di morte, intrecci di lingue e suoni di parole svuotate per sempre. “Sono palestinese ma non ho mai visto il mio paese, e non lo vedrò mai”, dice in arabo, inglese, italiano, ricordando la tragedia dei campi profughi di Sabra e Chatila. Il legame con l’opera di Genet è molto profondo: “Genet ci insegna che l’unico valore reale di resistenza alla guerra è la bellezza”, dice Tolledi. “Nel suo testo egli descrive in modo carnale la bellezza di quei corpi straziati, testimoniando la capacità umana di riconoscere la vita oltre ogni abbrutimento”.

Persae , infine, è un lavoro sulla frontiera, su ogni confine che rischia di trasformarsi in “confino della storia” in un momento in cui l’innalzamento di nuove barriere respingono l’altro nel suo tragico destino di abbandono, sopraffazione, morte. “La questione del naufragio, centrale nel dramma di Eschilo, evoca inevitabilmente il nostro mare-frontiera disseminato di corpi senza identità, né diritto di esistere: Persae , persi, perdus, lost. A Maggio abbiamo presentato Persae nel Salento, a San Foca proprio dove, fino a poco tempo fa, centinaia di migranti venivano rinchiusi e seviziati all’interno del CPT Regina Pacis”, conclude Tolledi. “Continuiamo a lavorare nell’urgenza della contemporaneità in una terra, la Puglia, che offre allo Stato il 60% dei suoi militari. Dove l’unica alternativa è fuggire, emigrare. Ritengo che sia possibile rilanciare e praticare nuove forme di sperimentazione solo a partire dalla consapevolezza di questa condizione, nella quale l’importanza e l’urgenza del dire alimenta nuove pratiche, nella concretezza del farsi di una comunicazione altrimenti impossibile”.


PERSAe
regia di: Fabio Tolledi
scene: Fabio Tolledi
con: Lenia Gadaleta, Roberta Quarta, Serena Stifani, Fatima Sai, Antonio Palumbo, Gaetano Fidanza, Iula Marzulli, Manuela Mastria, Eleonice Mastria .
costumi: laboratorio Astràgali
musiche: Mauro Tre
organizzazione: Ivano Gorgoni
www.astragali.org


Federica Araco
(16/07/2009)


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