I media delle seconde generazioni in Italia

La “seconda generazione” dell’immigrazione italiana è raddoppiata negli ultimi cinque anni, raggiungendo il numero di 767.060 abitanti. Secondo il quinto Rapporto dell’ Osservatorio Romano sulle Migrazioni (febbraio 2009) il 56% di loro è nato in Italia e rappresenta circa il 10% della popolazione del Paese tra 0 e 25 anni. Ma i giovani figli di immigrati, generazione “ponte” tra culture diverse, dal punto di vista socio-culturale e giuridico continuano ad essere considerati “stranieri” e, nella maggior parte dei casi, è negata loro la cittadinanza italiana. Chi sono, cosa fanno, quali sogni, prospettive, difficoltà animano questi ragazzi, sempre più numerosi e desiderosi di conquistare il loro posto nel mondo?
I media delle seconde generazioni in Italia
Proprio per rispondere a questi interrogativi sono nati in Italia alcuni media dedicati alle seconde generazioni, come la webtv Crossingtv di Bologna e il mensile Yalla Italia, con sede a Milano. Queste iniziative editoriali consentono ai giovani di esprimersi e farsi conoscere per ciò che realmente sono, sfatando stereotipi culturali e rappresentazioni distorte che il mercato globalizzato e i media mainstream hanno negli anni contribuito a consolidare.

I media delle seconde generazioni in ItaliaL’emittente web “Crossing tv”, www.crossingtv.it , nata da un’idea della regista Silvia Storelli, coinvolge una ventina di ragazzi tra i 16 e i 20 anni residenti a Bologna e Provincia. “L’intento è cambiare l’immaginario comune, raccontando il mondo dei giovani in modo diretto, con una particolare attenzione ai ragazzi di origine straniera che vivono in Italia”, ha raccontato la regista in occasione dell’incontro di Citizen Journalism tenutosi a Roma lo scorso giugno. Crossingtv si articola in un format che approfondisce l’universo giovanile attraverso rubriche di musica, cultura, moda, amore, cucina; c’è anche uno spazio per i blog dove i ragazzi scrivono poesie, recensioni di libri e film, descrivendo mostre d’arte o eventi culturali presenti nel territorio. “Un esempio concreto di cittadinanza attiva, tra cultura e controcultura. Non parliamo mai di dialogo o integrazione: semplicemente i ragazzi vivono questi fenomeni, come testimoni attivi del continuo “incrocio” tra giovani coetanei, amici, compagni provenienti da contesti culturali diversificati. Non si parla di razzismo, preferiamo provare a combatterlo con azioni concrete”.

Il progetto presenta una spiccata finalità educativa, insegnando ai ragazzi l’utilizzo della telecamera e consentendo loro di realizzare reportage e filmati, successivamente montati da Silvia Storelli. “Il sito è molto curato sia da un punto di vista grafico, che cinematografico e linguistico. I ragazzi realizzano i video affrontando tematiche scelte insieme: recentemente abbiamo inaugurato una rubrica sulla sessualità, Sosex, che intende sensibilizzare i giovani all’uso del preservativo e sta avendo ottimi riscontri. Diamo molta importanza all’utilizzo corretto della lingua italiana e questo comporta un grande sforzo da parte loro, soprattutto per chi è in Italia da poco tempo…”

Gli esperti di marketing dimostrano un’attenzione sempre crescente nei confronti della cross generation, fino a poco tempo fa considerata dalle logiche di mercato un target di passivi fruitori di “prodotti per immigrati”.

I media delle seconde generazioni in ItaliaMa nelle pagine del mensile Yalla Italia (“Vai Italia”), inserto mensile del magazine del mondo del no profit “VITA”, i ragazzi della seconda generazione italiana rivendicano un ruolo sempre più importante e dinamico a livello sociale, politico ed economico dimostrando un profondo desiderio di riscatto e una spiccata identità cosmopolita. Il coordinatore editoriale del progetto è Martino Pillitteri, autore della rubrica del Sole 24 ore “Cappuccino e narghilè”:“La redazione è costituita da giovani italiani nati da immigrati provenienti dai Paesi mediterranei: sono studenti, artisti, professionisti, insegnanti, ricercatori universitari, aspiranti giornalisti tra i 18 e i 35 anni che affrontano temi culturali e sociali con uno sguardo vivace e disincantato, permeato di autoironia e dal profondo desiderio di raccontare e raccontarsi”, spiega.
L’idea è nata informalmente nel 2006 dall’esperienza di integrazione avviata negli anni in alcune scuole di Milano e coordinata dal professor Paolo Branca, docente di letteratura araba presso l’Università Cattolica di Milano. “Alla base c’è un concetto molto semplice: dar voce e visibilità al processo d’identità delle seconde generazioni, a quelle nuove cittadinanze che mantengono le loro radici vitali nei paesi di provenienza dei loro genitori e che fanno crescere i rami della loro vita in Italia. Il gruppo originariamente era costituito da circa 20 persone, successivamente sono stati selezionati otto di loro, sia ragazzi che ragazze, con una particolare predisposizione alla scrittura.
Attualmente collaborano con la redazione 23 persone, di cui solo 4 ragazzi. La maggior parte è musulmana, sono quasi tutti nati in Italia da genitori egiziani, marocchini, libanesi, tunisini e siriani. Si tratta di ragazzi poliglotti, perfettamente bilingui e alcuni di loro parlano tre o quattro lingue, che conducono vite “normali” all’insegna della multiculturalità e desiderano esprimere il proprio punto di vista sulle dinamiche dell’integrazione in Italia proponendo un dialogo con i loro coetanei e con la società in cui vivono”.

Sostenuti e incoraggiati, questi giovani rappresentano un insostituibile patrimonio di interculturalità concreta, capace di dar vita a nuove forme di interazione, riconoscimento, scambio. Elementi essenziali per una società in continua evoluzione che, malgrado le preoccupanti regressioni politiche e istituzionali, non può far a meno di confrontarsi con i frutti della mobilità globale.


Federica Araco
(07/07/2009)


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