Com’è l’Italia vista dall’Europa?

 

Com’è l’Italia vista dall’Europa? Non è politicamente appassionante questa vigilia di elezioni europee. Almeno in Italia. Più che di contenuti e di grandi sfide che attendono l’Unione europea il dibattito politico sembra fermo soprattutto alle polemiche di casa nostra con candidati di cui si fa fatica a capire la loro “fede europeista”. Una constatazione amara di una certa sottovalutazione dei politici italiani nei confronti di Bruxelles che trova conferma nel libro di Giancarlo Chevallard: da Paese ammirato per la sua vitalità e leadership nei primi cantieri dell’unificazione europea all’attuale esclusione dal plotone di testa dei Paesi europei. Come è stato possibile?
Attraverso i protagonisti e la ricostruzione di passaggi nevralgici nella straordinaria crescita dell’Unione europea, Chevallard scrive in modo minuzioso, coinvolgente e documentato la storia europea di questi ultimi decenni non abbastanza noti. Eppure, per un voto consapevole non dovremmo ignorare.
Portavoce di Commissari europei del calibro di Altiero Spinelli, Antonio Giolitti e Lorenzo Natali, collaboratore del Presidente Jacques Delors a Bruxelles e a Washington, Ambasciatore dell’UE in Israele, Chevallard ha vissuto in presa diretta l’evoluzione del ruolo dell’Italia e da convinto europeista lascia trapelare anche critiche e disappunto di fronte all’affievolirsi della determinazione europea dell’Italia, lontana dagli anni Ottanta che avevano segnato per il Paese un’intensa stagione di successi europei. Sono gli anni in cui i Ministri degli Esteri tedesco e italiano, Genscher e Colombo, presentano un manifesto congiunto sull’identità europea; e Altiero Spinelli con il “Club del coccodrillo” di Strasburgo dà il via all’iniziativa del Parlamento europeo per la riforma in senso federale delle istituzioni europee. Nell’Europa a 27 paesi membri con l’arrivo di Berlusconi e il suo conflitto di interessi e tiepido europeista, l’Italia è invece sempre più isolata e ancora una volta vista da Bruxelles come “diversa”. Senza contare che si sono affermati in Italia partiti
dai labili collegamenti con le altre forze politiche europee, come nel caso della Lega. O nascono nuovi problemi, come per il Partito democratico: non è chiaro se aderirà al gruppo socialista europeo o se darà vita a un nuovo gruppo autonomo. Non a caso negli ultimi quindici anni l’influenza dei partiti italiani nei gruppi politici a Strasburgo è molto calata. Dal 1979 non vi è più stato un italiano Presidente del Parlamento europeo.
Interessante la ricostruzione dei rapporti con i vari Paesi europei: dalla partnership privilegiata dell’Italia democristiana con la Germania, al rapporto intenso dell’Italia di Craxi con la Francia di Mitterrand, una scelta confermata anche recentemente con Prodi e D’Alema nell’ottica di una maggiore presenza europea nel Mediterraneo e di un ruolo più attivo nel conflitto medio-orientale (eppure la Francia si è rivelata più volte tiepida sull’ammissione dell’Italia ai vertici dei Grandi).
Ma sarà la Spagna a mostrarsi più intraprendente – scrive Chevallard – nel tessere i rapporti della Comunità con i Paesi del bacino Sud del Mediterraneo. E si deve alla presidenza spagnola del 1995 il lancio del “processo di Barcellona”, la creazione cioè di un quadro finanziario e istituzionale che unisce l’UE con dodici Paesi della riva est e sud del Mediterraneo (tra cui, Turchia, Egitto, Israele, Siria, Paesi del Maghreb). In compenso l’Italia, come ricorda Chevallard, si faceva notare per iniziative giudicate incaute, come lo sforzo di Prodi, neo Presidente della Commissione, di normalizzare le relazioni dell’Ue con Gheddafi, osteggiato dall’establishment europeo. O l’invito rivolto a Israele di aderire a Bruxelles da parte di Berlusconi, presidente UE di turno nel 2003, senza mandato e in un momento caldissimo del conflitto israelo-palestinese, irritando le cancellerie europee. E, storia recente, ancora una volta non è l’Italia ma la Francia di Sarkozy ad assumere un ruolo attivo nel rilancio della politica europea nel Mediterraneo.
Luci e ombre di una storia che continua e che è meglio conoscere prima di passare al prossimo capitolo.

“L’Italia vista dall’Europa” – Testimonianza da Bruxelles
di Giancarlo Chevallard
(edizione Rubbettino)

 


Stefanella Campana
(04/05/2009)

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