Stranieri, estranei, strani. Forse alieni

In molte lingue i concetti di "straniero", "strano" ed "estraneo" hanno la stessa radice linguistica. In italiano sono accomunati dalla presenza nel loro etimo del vocabolo latino extra, che significa fuori. Anche straordinario nasce da lì, extra-ordinarium, fuori dall’ordinario. E’ importante capire il senso dei termini che si usano perché spesso l’etimologia svela ciò che l’apparenza nasconde. Quanto strani ed estranei troviamo gli stranieri? E quanto ci stiamo abituando a considerarlo “normale”?
Secondo un sondaggio realizzato dal settimanale Donna Moderna, il 67% degli italiani è convinto che l’aggressione all’immigrato indiano che dormiva su una panchina della stazione di Nettuno, vicino a Roma non sia stato un atto di razzismo ma di stupidità. “Volevamo finire la serata con un’emozione forte... se era rumeno o negro non ci fregava niente”, hanno dichiarato i tre ragazzi arrestati per l’aggressione Certo, intelligenti non sembrano, ma se non è razzismo questo che cosa si potrebbe definire tale?
Stranieri, estranei, strani. Forse alieni

C’è un filo conduttore inquietante tra gli episodi della cronaca recente, dagli stupri alle norme contro l’immigrazione che comprendono l’obbligo, comprensibilmente rifiutato dai medici, di denuciare i pazienti che risultino clandestini, fino alla volontà di istituire un registro nazionale per “censire” i senza tetto e al “bastone padano”, evocato da Borghezio nel 1999, che oggi diventa strumento d'ordine autorizzato dal Parlamento con le ronde di vigilanza benedette dalla legalità: è la convinzione che alcuni esseri umani abbiano, per la loro stessa condizione, meno diritti di altri, o anche nessun diritto e che questo sia perfettamente accettabile. Perché sono estranei, perché sono diversi, perché non fanno parte di una comunità. O perché appartengono a un’altra cultura. Non a caso nella maggior parte delle notizie su violenze e stupri gli aggressori sono definiti genericamente “uomini” se italiani, ma prontamente identificati con la loro nazionalità se “romeni”, “albanesi” o “magrebini”.
Secondo Amnesty, che ha lanciato in merito un appello urgente al governo italiano (www.amnesty.it), il rimpatrio forzato dei migranti in un paese in cui possano rischiare di subire gravi violazioni dei diritti umani è in contrasto con gli obblighi assunti dall’Italia sottoscrivendo la Convenzione 1951 sui Rifugiati e la Convenzione contro la tortura. Ma sembrano distinzioni cervellotiche a chi vede in ogni clandestino, di qualsiasi tipo, una virtuale minaccia alla sicurezza e alla pace italiche. C’è una notizia d’agenzia, assai marginale, che dice molto su questo clima: “L’ Ausl di Rimini ha annunciato che aumenterà la vigilanza notturna sugli accessi all’ospedale Infermi attraverso un sistema di videosorveglianza, per fare fronte alle lamentele degli utenti per la presenza, specie nelle ore notturne, di numerosi senzatetto nelle corsie del nosocomio. Incontri che possono essere anche motivo di spavento e preoccupazione per pazienti e parenti. Per affrontare il problema la Ausl si è già dotata di un servizio di vigilanza privata, ma non sempre è possibile allontanare i senzatetto dalla struttura. Per di più l’ospedale, con molti punti di accesso, facilita il loro ingresso e anche il loro rientro, una volta allontanati. La situazione poi è aggravata dalla presenza di cantieri per lavori in atto nella struttura. L’ Ausl corre quindi ai ripari, sottolineando però in una nota che «si tratta di un problema con forti connotazioni sociali, legato alla presenza sul territorio di soggetti senza fissa dimora e nullatenenti».
Stupisce che il problema più ovvio - i senza tetto non hanno un luogo dove stare e questo spiega la loro “invasione” - diventi in primo luogo una questione di sicurezza, sorveglianza, telecamere. Da estranei ad alieni.


Vedi alla voce “rumeno”
Stranieri, estranei, strani. Forse alieniL’hanno fatto quelli di Articolo 21, associazione on line che si occupa di tutela della libertà d’espressione. Hanno digitato nel motore di ricerca di Facebook, il più popolare tra i social network, la parola “rumeni”. «Escono fuori risultati agghiaccianti», denuncia sul sito lo scrittore Federico Fornaro citando gruppi “di discussione intitolati “A morte i rumeni che hanno violentato la ragazza di Guidonia” (15.360 iscritti); “Magrebini, rumeni e tutte le altre merde.. FUORI DAI COGLIONI” (11.503 iscritti) e altri simili. «Questi numeri – secondo Fornaro - spiegano meglio il clima culturale e politico in cui stiamo vivendo meglio di tante analisi sociologiche».
Un clima denunciato anche dalla deputata radicale Rita Bernardini che per aver fatto visita in carcere – come peraltro prevedono i compiti dei parlamentari - ai sei rumeni arrestati a Guidonia con l’accusa di violenza sessuale e rapina aggravata, è stata bersagliata da email di insulto e di minaccia. La sua colpa: aver denunciato le violenze da loro subiti nella caserma dei carabinieri di Guidonia e nel carcere di Rebibbia. Improponibili le lettere, pubblicate sul sito radicale e infarcite di apprezzamenti sessuali, auguri di malattie mortali e auspici di subire la stessa sorte della ragazza vittima dell’aggressione. "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”, recita l’articolo 27 della Costituzione citato dalla parlamentare. Ma la Costituzione è poco amata, di questi tempi, anche a livello istituzionale.
La cronaca registra in questi ultimi mesi il moltiplicarsi di casi di violenza verso stranieri, talvolta risolti con deamicisiani inviti allo spirito di gruppo, come nel caso del ragazzo egiziano aggredito e insultato da un coetaneo a Milano nel totale disinteresse degli altri compagni di scuola, talaltra spiegati come liti tra spacciatori (il tentativo di dare fuoco a tre bengalesi nel quartiere Esquilino a Roma). Ma il rappresentante della comunità bengalese romana ha denunciato a Radio Popolare che: «Da quindici giorni a Rebibbia cittadini bengalesi vengono quotidianamente picchiati da un gruppo di ragazzi».
Atteggiamenti verso cui una parte almeno del governo sembra tenere un atteggiamento ambivalente. Il ministro Maroni ha promesso la costituzione di parte civile contro il cronista di Radio Padana Leo Siegel, dopo che Gad Lerner gli ha consegnato un dossier della Digos contenente le trascrizioni di un programma sulla radio leghista inneggianti all’odio razziale nei confronti dei rom e degli ebrei, con un riferimento per nulla sibilllino a un «nasone da andare a prendere in sinagoga». Ma la presa di distanza da Siegel, peraltro difeso dal responsabile giustizia della Lega Nord, Matteo Brigandì e allenatore della nazionale padana, contrasta, ad esempio, con la richiesta leghista di pattugliare le strade di Follonica (Grosseto) dove dal novembre scorso sono ospitati nel villaggio turistico Il Veliero 208 profughi provenienti dall’Africa e dall’Asia e in attesa di asilo politico. Secondo la Lega Nord «è grave la probabile permanenza al Veliero dei profughi ben oltre il periodo previsto, fino a giugno, pregiudicando la stagione turistica e l’immagine di Follonica. È necessario un maggiore controllo da parte dell’Asl e a questo punto serve la presenza dell’esercito per pattugliare le strade meno frequentate e tutelare donne e bambini e anziani, nell’attesa che la situazione torni alla normalità». Il tutto parte da alcuni casi di tbc – non contagiosi secondo l’Asl – riscontrati fra gli ospiti forzati del centro.
Ma difficilmente contribuirà a tutelare la salute pubblica il provvedimento che prevede di incaricare i medici della denuncia de clandestini che richiedono le loro cure. A pochi giorni dalla presentazione dell’ emendamento secondo il segretario generale della Funzione Pubblica-Cgil emiliana, Marina Balestrieri,«il ricorso al pronto soccorso nei vari ospedali dell’Emilia-Romagna da parte di immigrati è già calato del 15-20%. Molti stranieri non sanno che si tratta di un provvedimento non ancora in vigore.Ma ciò che agisce è l’effetto paura». Un effetto che è stato registrato un po’ in tutta Italia e contro cui hanno già preso posizione in molti, a partire dall’ Associazione Italiana dei Magistrati per i minorenni e per la famiglia, secondo cui la norma non è «coerente» con il sistema che bilancia il diritto alla salute con il diritto alla sicurezza dei cittadini, ed è persino in contrasto con la pur restrittiva legge Bossi-Fini là dove stabilisce che «l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità, salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con i cittadini italiani».
Identico appello arriva dall’Ordine dei medici-chirurghi e odontoiatri di Roma. A parte, si osserva, «l’inevitabile e diffusa disobbedienza civile» che si avrebbe da parte dei medici, si avrebbe: «una reale ripercussione sulla salute collettiva, per il rischio di diffusione incontrollata di malattie infettive trasmissibili». Inoltre, si verrebbero a creare «percorsi sanitari paralleli al di fuori di sistemi di controllo e verifica della sanità pubblica e pure un notevole aumento di costi per il Servizio sanitario nazionale dovuto all’esponenziale crescita di prestazioni urgenti di pronto soccorso più gravi, complesse e prolungate».
L’indifferenza verso la sorte degli immigrati, evidente a chiunque si occupi di questi temi e si trova quotidianamente accusato di essere “amico dei negri”, è proporzionale alla gravità della situazione, ignorata dai mezzi d’informazione, salvo i periodici e mediatici battage. Osservatori come Fortress Europe, dedicati allo studio del fenomeno dell’immigrazione e alle sue conseguenze umane e sociali, denunciano come nel solo mese di gennaio abbiano perso la vita alle frontiere dell’Italia almeno 62 migranti, di cui 35 soltanto nel Canale di Sicilia. Le vittime dell'emigrazione raggiungono così la cifra di 13.413 morti dal 1988 ed è una cifra per difetto perché molte restano per sempre ignote.
Affidati ai pattugliamenti e alla repressione libica, in Italia i clandestini, a qualsiasi titolo arrivino, continuano a venire smistati nei sempre più inquietanti centri di accoglienza e identificazione. L’ultimo di una lunga serie di rapporti e di relazioni sulle condizioni di vita a Lampedusa porta la firma di Pietro Marcenaro del Pd, presidente della commissione Diritti umani del Senato, che recita: «Nonostante l’impegno delle forze dell’ordine e delle organizzazioni non governative, nei centri di Lampedusa le condizioni di degrado e le violazioni, non solo di ogni sistema di garanzie, ma di qualsiasi principio di umanità, sono così gravi da superare qualsiasi immaginazione».

Carla Reschia
(15/02/2009)




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