Obama visto dal Marocco, tra euforia e scetticismo

Obama visto dal Marocco, tra euforia e scetticismoKarima si è svegliata questo mercoledì mattina con una indigestione. «È a causa di Obama», dichiara questa trentenne BCBG, quadro di una banca della piazza. Durante la veglia per le elezioni ha ingurgitato un'intera confezione di cioccolata. Ma l'euforia ha la meglio sul dolore e a buon diritto: il suo candidato favorito ha vinto le elezioni… americane. E Karima non è la sola a fare salti di gioia, numerosi sono i marocchini ad aver seguito gli scrutini americani con molta attenzione. Li si direbbe più coinvolti che per le elezioni legislative nazionali del Settembre 2007. Uno scrutinio che ha conosciuto la percentuale di partecipazione più bassa dall'indipendenza (30% solamente).
E per la strada è sempre lui, anche se le reazioni sono più mitigate, a dividere fra gioia e scetticismo. «Ha un forte valore simbolico per le popolazioni sottosviluppate e oppresse. Gli arabi nutrono molte speranze in Obama, sperando che non le disattenda», si preoccupa Samir Badiane, medico a Casablanca. «Con Bush si andava diffondendo un sentimento anti-americano. C’erano persino bandiere dello zio Sam che venivano bruciate durante le manifestazioni. Con l'arrivo di Obama tutto ciò potrebbe cambiare. Ma non siamo troppo ottimisti. È tutto da vedere.», stempera per parte sua Fatima, insegnante. D'altronde l'euforia non è generale. Qualcuno già critica la nomina di Rahm Emanuel, rappresentante democratico dell'Illinois, come segretario generale della Casa Bianca. Obama visto dal Marocco, tra euforia e scetticismoEmanuel è conosciuto per essere un gran lobbista a favore di Israele. «Obama avrà le mani legate nel fare avanzare il problema della Palestina, per paura di perdere la lobby ebraica», giudica Mourad, militante del Partito della Giustizia e dello Sviluppo (PJD), formazione di obbedienza islamista. Il suo segretario generale, Abdelilah Benkirane ha d'altra parte dichiarato che «le relazioni internazionali miglioreranno sotto la sua presidenza a condizione che lui si sleghi dal sostegno della lobby ebraica». Lo scetticismo regna anche negli ambienti ufficiali. «Le relazioni tra il Marocco e il partito dei democratici non sono sempre state serene», dichiara un membro del governo. Il partito non è sempre stato dalla parte del regno nel conflitto del Sahara occidentale che lo oppone da 33 anni al Polisario. «L’establishment marocchino avrebbe preferito che fosse stato eletto un presidente repubblicano e soprattutto McCain, che ci ha sempre sostenuti in questo conflitto», dichiara Mohamed Darif, ricercatore in scienze politiche. «Non bisogna pensare che ci sarà una rottura nella politica internazionale degli Stati-Uniti. Da loro sono le istituzioni a contare, non le persone», aggiunge Darif. Anche da parte dei militanti dei diritti dell'uomo ci sono campanelli di allarme. Khadija Ryadi, segretario generale dell’AMDH (Associazione per i diritti Umani) ricorda che gli Stati Uniti violano i diritti di diverse popolazioni tra cui quella americana. «Se il nuovo Presidente dovesse dare delle garanzie su un eventuale ritiro dall'Iraq e dall'Afganistan e se dovesse mettere fine al calvario dei prigionieri di Guantanamo, allora direi che l'America cambia, in caso contrario io resto scettica e lascio che sia l'avvenire a parlare».

Fédoua Tounassi
traduzione dal francese di Alessandro Rivera Magos
(17/11/2008)

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