Brevi considerazioni geopoetiche: dove cominciano Oriente e Occidente?

 

Brevi considerazioni geopoetiche: dove cominciano Oriente e Occidente?
Jalel El Gharbi

Non è molto facile essere un appassionato di Occidente per un orientale cosi' come non è facile essere appassionato di Oriente per un occidentale. Nel primo caso, passi per essere al soldo delle potenze straniere e nell’altro caso sei considerato come vittima di quel prisma deformante che è l’esotismo.
Non è facile “essere”.
Forse è doppiamente difficile "essere" quando ci si porta dentro questa doppia appartenenza, che si può scegliere deliberatamente di coltivare.
Senza volerlo, ho usurpato un nome (El Gharbi, in arabo vuol dire l’Occidentale) e mai lo cambierei.
Dove comincia l’Oriente comincia l’Occidente. Ma il singolare mi disturba. Dovremmo dire gli Orienti e gli Occidenti. Nel Corano, queste parole si declinano al duale e al plurale. Poi, riflettendo, che importa l’Oriente e l’Occidente ? Qui cerco di parafrasare il grande poeta Ibn Arabi (nato a Murcia, quest’Occidente dell’Oriente, nel 1165 e morto a Damasco, quest’Oriente dell’Occidente, nel 1241). Mi piace citare questi versi del poeta:

«L’éclair venant d’Orient, il y aspira
S’il était apparu en Occident, il y eut aspiré
Quant à moi, je suis épris du petit éclair et de sa perception
Je ne suis épris d’aucun lieu, d’aucune terre»


E mi piace trasformare così questi versi: amo tutti i luoghi dove si realizzano queste sbalorditive epifanie del bello: i mosaici del Bardo, di Siena, di Damasco, le sculture di Roma, le colonne di Baalbek, un dipinto a Parigi o a Londra, un manoscritto miniato ad Istanbul.Voglio ricordare che il bello richiede un percorso, dei viaggi e una spiritualità. Un pellegrinaggio. E' una spiritualità del bello che chiede di nascere, un’altra logica e ne accenno per voi alcuni tratti, vedrete che sono i canoni stessi della poesia.

Per affermare la mia arabità, la rinnego. Per rinnegare la mia occidentalità la coltivo. Né l’uno né l’altro, vale a dire sia l’uno che l’altro. Oggi si tratta di essere come l’ulivo coranico, né orientale né occidentale, oppure contemporaneamente orientale e occidentale.
Sono ciò che rinnego! Un altro “cogito” è da inventare, che farebbe dipendere l’essere dal non essere, che direbbe la contiguità tra l’essere e il nulla e che sarebbe abolizione delle frontiere tra affermazione e negazione.
Le frontiere non sono i limiti di un mondo, sono appelli al superamento, appelli alla trasgressione, tentazione dell’altrove. Le frontiere stimolano il mio desiderio di superarle. Le frontiere sono un coadiuvante del desiderio.
Sull'onda di questa fantasticheria mi dedico a questo mescolamento delle carte per alimentare questo sogno, che un giorno ho chiamato «Orcidente» o «Occiriente».
Quindi: dove comincia l’Oriente, comincia il sogno, l’onirismo. Dove comincia l’Oriente comincia l’Occidente, i suoi sogni, il suo onirismo : la frenesia esotica del diciannovesimo secolo era prima di tutto frenesia d’immagini venute da altrove, o frenesia d’immagini del medesimo travestito sotto i segni dell’altro, determinato dalla distanza. Delacroix dipingeva dei bagni che fanno le veci di boudoirs. Baudelaire cercava i suoi sogni d’Oriente in Olanda.
Siamo tutti l’Oriente dell’altro, l’Occidente dell’altro. L’altro è lo stesso. L’altro non è. Non è nemmeno altro.
Più le mappe geografiche riportano errori, più sono belle. Preferisco le antiche carte marittime rispetto alle mappe di oggi, la cui esattezza è desolante.
Un elogio dell’errore è da scrivere, penso.
Mi rimane da assicurare che non perdo di vista il carattere profondamente utopico di questa fantasticheria. Non dimentico che ci siamo installati, dai tempi delle Crociate e delle imprese coloniali, in una logica di rapporto di forza e di occultazione dell’apporto dell’altro. Nella riva Sud del Mediterraneo, questo rapporto di forza trova la sua concretizzazione più dolorosa nella questione palestinese che esige una soluzione equa, ma può anche essere reso dall’abisso che divide il Nord dal Sud. Oggi i nuovi manichei, quelli per cui il mondo è divisibile in due (noi/gli altri, vale a dire le forze del bene e l’asse del male) hanno più di un argomento per sedurre i loro adepti. Questi argomenti sono l’ingiustizia, l’assenza di democrazia e la miseria. Sta per caso diminuendo il nostro numero, noi che pensiamo che il mondo non può essere diviso in due?
In questo mondo che ha ritrovato il comfort delle dicotomie manichee, conviene salutare:
quelli che con la loro nascita confondono le identità
quelli che con la loro cultura confondono le tracce
quelli che con i loro amori hanno scelto altre contrade
quelli che con i loro desideri, i loro sogni hanno un giorno aspirato ad un'alterità senza la quale il mondo sarebbe inabitabile!
 


 

Jalel El Gharbi
5 maggio 2006

 

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