5 Videocamere Infrante

Al di là della barriera che separa il villaggio palestinese di Bil'In dai suoi ulivi centenari, il cecchino israeliano è sdraiato sul blindato dell'esercito. Ha ricevuto l'ordine dal suo superiore, prende la mira, placa la respirazione e spara. Una scintilla, e una frazione di secondo dopo la telecamera di Emad è ridotta uno schifo. Amici e compaesani, con cui da anni lotta pacificamente per recuperare la terra usurpata dai coloni israeliani, gli chiedono come sta urlandogli nell'unico orecchio che ci sente ancora: la sua terza telecamera gli ha appena salvato la vita.


5_video_carte_540

 

Emad Burnat, come si definisce nel film documentario “5 Broken Cameras” che ha realizzato insieme all'israeliano Guy Davidi, è un contadino figlio di contadini, nato e cresciuto a Bil'in nei territori occupati cisgiordani, a 12 km a ovest di Ramallah. Nel 2005, per la nascita di Gibreel, l'ultimo dei suoi quattro figli, decide di comprare la sua prima telecamera. La settimana stessa gli israeliani della vicina colonia di Modi'in Illit, con l'appoggio dell'esercito, costruiscono una barriera che li separa da Bil'in, privando i suoi abitanti del 60% delle loro terre coltivabili.


5_video_Broken_540

 

La reazione della cittadina palestinese alla “barriera di separazione israeliana” è immediata : nasce una resistenza pacifica fondata sulla coesione e la solidarietà di tutto il villaggio. Ogni venerdì dopo la preghiera uomini donne e bambini vanno a manifestare di fronte a questo muro che separa la popolazione dai suoi campi e dai suoi ulivi. Emad Burnat sarà sempre in prima linea con la sua videocamera in spalla per filmare questa lotta senza fine.
 

Nonostante cinque telecamere distrutte dall'esercito israeliano, vani tentativi di censurare l'unico testimone presente a tutte le violazioni e abusi di potere che hanno accompagnato la costruzione del muro, Emad è riuscito a filmare settecento ore di testimonianza, in prima persona, dell'occupazione israeliana in Cisgiordania. Per sette anni, dalla nascita del figlio Gibril, che coincide con l'inizio del conflitto tra Bil'In e la colonia israeliana, ha documentato, in un atto di militantismo politico e di resistenza, ogni singolo avvenimento del villaggio e dei suoi dintorni.
 

Ma prima di tutto Emad ci mostra la sua vita, la sua casa, la moglie Soraya, i quattro figli, l'anziano padre che si sdraia sul blindato dell'esercito israeliano dove si trova uno dei figli diretto in carcere, l'amico Daba a cui i soldati sparano ad una gamba nonostante sia ammanettato a pochi metri, gli innumerevoli arresti di amici e parenti, il ritorno festeggiato di facce magre e barbute, le prime dolci parole pronunciate dal piccolo Gibreel : “Jidar”, muro, “Matat”, bossolo, “Jesh”, esercito... Da tutto questo materiale inedito nasce un documentario intenso e sconvolgente che nel modo più semplice e crudo mostra il quotidiano spesso straziante di una popolazione civile inerme di fronte all'oppressione di cui è vittima.
 

Non è né il primo né l'ultimo documentario sul conflitto israelo-palestinese, ma è sicuramente uno dei più riusciti. Perché al di là di ogni speculazione politica, religiosa o ideologica, le sue immagini oggettive e prive di eccessivo pathos trasudano tutta l'ingiustizia di questa realtà locale, emblematica di un Conflitto il più delle volte letto in chiave geopolitica, a discapito della sua dimensione umana.


La musica del gruppo Le Trio Joubran, accompagna alla perfezione queste immagini ora tristi, ora commoventi, ora felici, ora tragiche di uno squarcio di verità che dovrebbe far male ad ogni persona sensibile alla sofferenza e alla tragedia di una popolazione civile vittima di un conflitto che sembra un'aporia.
 

//Guy Davidi  e Emad BurnatNato dalla collaborazione tra un palestinese, Emad Burnat, e un israeliano, Guy Davidi, questo film pluripremiato (1) denuncia l'ideologia colonialista che fomenta una strategia della paranoia, della paura dell'altro e del ripiegamento comunitarista, a discapito di una coabitazione ed una collaborazione pacifica di due popoli e due culture, che nonostante tutto trova in “5 Broken Cameras” una delle sue più emozionanti e amare manifestazioni.

 

 

 


 

5_video_video120Collegamento documentario versione integrale (sottotitoli in inglese):

http://viooz.eu/movies/15366-5-broken-cameras-2011.html

 

 

(1) “5 Broken Cameras” è stato nominato agli Oscar 2013, agli Asia Pacific Screen Awards e per il premio del Grand Jury del Sundance Film Festival, è stato vincitore del Busan Cinephile Award al Pusan International Film Festival, del miglior documentario israeliano al Jerusalem Film Festival, e del miglior documentario nella sezione World Cinema al Sundance Film Festival).

 


 

 

Matteo Mancini

 

10/04/2013

 

 

 

 

 

 


 


 

 

Related Posts

La fastidiosa questione della Palestina dal punto di vista delle sue cineaste

21/11/2016

shashat-110L’utilizzo di storie individuali per parlare di questioni comuni è ricorrente in molti documentari, ma la peculiarità dei film proposti quest’anno da Shashat è che nel farlo hanno raggiunto la perfezione.

La Gerusalemme degli artisti palestinesi

05/05/2009

La Gerusalemme degli artisti palestinesiPer inaugurare l'anno di “Gerusalemme capitale della cultura araba 2009”, la galleria Al-Hoash ha riunito sei grandi nomi della pittura palestinese

“Consumati”: corpi di sabbia in fuga dalla guerra a Gaza

28/10/2014

sabbia 110wwL’artista palestinese Avad Sabah ha realizzato delle statue sulla spiaggia nel quartiere di al-Shaja’ a est di Gaza City e City Beach, le zone più devastate dal conflitto scoppiato lo scorso 8 luglio.