Il Boultek, luogo di speranza

Presto a Casablanca si apriranno le porte del primo centro di musica contemporanea: Boultek.
Il Boultek, luogo di speranza
La soluzione era da tempo attesa da Mohamed Merhari, detto Momo, e Hicham Bahou, fondatori dell’associazione EAC L’Boulvart che dal 1998 gestisce il Boulevard, un festival dedicato alla musica urbana. “Erano anni che cercavamo una sede. Da quando abbiamo dovuto lasciare il FOL. Non potevamo permetterci di comprarne una, perciò lavoravamo da casa”, ricorda Momo. Per undici anni il Boulevard, i laboratori, il Tremplin per gli artisti più giovani e il festival del documentario musicale sono stati organizzati dal salotto dei due amici. Ma questo business fai-da-te ha i suoi limiti. “Lo scopo dell’EAC L’Boulvart è quello di accompagnare e guidare il percorso dei gruppi nel mondo della musica, dando loro la possibilità di avere un posto per provare e di migliorare confrontandosi con altri musicisti e facendo nuove esperienze. Vogliamo aiutarli a lanciare il loro album e fornirgli gli strumenti necessari per crescere professionalmente”, spiega Hicham Bahou. “Ogni anno l’associazione riceve decine di richieste di aiuto. Ma noi non possiamo fare niente senza un punto di riferimento preciso e ben attrezzato in cui accogliere gli artisti”. Del resto a Casablanca non c’è neppure uno studio di registrazione professionale.
Il Boultek, luogo di speranza
Momo
Alcuni anni fa Momo e Hicham hanno incontrato Omar Balafrej, direttore del Technopark di Casablanca, un grosso complesso industriale dedicato alle nuove tecnologie. “Lui ci ha offerto uno spazio di 850 metri quadrati”, racconta Momo. “Lo scopo iniziale era quello di applicare le nuove tecnologie alla cultura inglobandola in questo edificio”. Ma da semplice sede dell’associazione, il seminterrato del Technopark sta ora diventando un vero e proprio palcoscenico musicale.
Il progetto è ambizioso. “Vogliamo creare una piattaforma per l’informazione, l’orientamento, la documentazione, il dialogo e lo scambio tra gli artisti della scena urbana. Lo scopo è creare un’economia della cultura alternativa e di controllare l’intero sistema: dalla creazione alla produzione fino alla distribuzione”, spiega Momo. Una benedizione per un paese in cui gli artisti vengono abbandonati al loro destino e il mercato della musica è praticamente inesistente. “Noi puntiamo tutto sui nuovi talenti, sulla professionalità, la promozione e la diffusione”, insiste Chedwane Bensalmia, membro dell’EAC L’Boulvart. Secondo Momo “se riusciamo ad aiutare dieci nuovi talenti, è già un ottimo risultato”. Il Boultek si occuperà soprattutto di musica urbana, ma non solo. Vuole anche permettere agli artisti emergenti di attingere al retaggio musicale marocchino: i ritmi gnawa prima di tutto, ma anche l’aïta e il grande patrimonio amazigh. Lo scambio avverrà attraverso “alcuni incontri, momenti di formazione e prove tra musicisti contemporanei e artisti tradizionali”, così come attraverso alcuni laboratori sugli strumenti a percussione marocchini e su quelli a corda come il rebab, l’outar e l'hajhouj.

Oggi il Boultek è un centro di aggregazione con un punto accoglienza, uffici e una sala riunioni. È dotato di tre sale per le prove, di un salone multiuso per piccoli concerti e mostre locali e di due aule conferenza. Per non parlare dell’ambiente più importante: lo studio di registrazione, che non ha ancora un impianto come si deve. Tuttavia i lavori procedono a gran ritmo e nei prossimi mesi sarà tutto pronto, assicura l’EAC. “Tra il finanziamento e la messa in pratica, passa sempre del tempo. A volte l’attrezzatura la troviamo in Marocco, a volte dobbiamo importarla. Ma i lavori sono completi al 90%”, assicura Momo. Il Boultek ha visto la luce grazie a una cospicua donazione di due milioni di dirham, che hanno aiutato Momo e i suoi soci ad accelerare i lavori nel 2009. “Siamo riusciti anche a raccogliere quasi un milione e mezzo di dirham in contanti: tutti sovvenzionati dal Marocco. L’idea è di far partire questo grande progetto solo con capitali marocchini”, insiste. Restano da trovare i fondi per l’attrezzatura dello studio di registrazione (circa un milione di dirham) e per coprire le spese di gestione di tutte le attività. “Per questo abbiamo avviato le pratiche necessarie nell’ambito dell’Iniziativa Nazionale di Sviluppo Umano (INDH)”, precisa Chedwane Bensalmia. Si tratta di un programma introdotto da Mohammed VI nel 2006 per garantire alle amministrazioni e alle associazioni l’accesso ai fondi necessari per l’avvio di progetti di natura economica, sociale o culturale nell’ottica dello sviluppo umano.

Una web-radio alternativa
Il Boultek sarà anche una fonte di metodi di lavoro innovativi. “Noi abbiamo una visione alternativa della cultura. Vorremmo collaborare con altre associazioni, valorizzando lo scambio e il confronto. Lo stiamo già facendo con tutti gli eventi come il Boulevard e il Tremplin”, spiega Chedwane Bensalmia.
Il Boultek, luogo di speranzaA occuparsi della promozione sarà il Kounache, la rivista del Boulevard, che diventerà trimestrale: tutto il lavoro si concentrerà, come al solito, sulla ricerca di musica tradizionale e urbana, e anche sulla storia. E, soprattutto, il Boultek lancerà la sua web-radio: una novità assoluta visto che fino a oggi l’apertura delle onde radio in Marocco ha favorito soltanto la nascita delle radio private, e non di quelle associative. La web-radio del Boultek funzionerà come ogni altra radio e inizierà con sette ore di diretta al giorno. “Trasmetteremo dibattiti, cronaca e naturalmente musica. Una radio associativa che sarà portavoce di quella cultura alternativa ignorata dai canali ufficiali”, insiste Momo. “È chiaro che non saremo una radio di intrattenimento. La linea editoriale sarà chiara, riservata alle associazioni e alla musica alternativa. Una radio dedita alla promozione della cultura”, taglia corto Chedwane Bensalmia.
Nell’attesa, il Boultek sta già facendo importanti passi in avanti. Le star della nuova scena marocchina vengono volentieri a usare le attrezzatissime sale prove, conosciute come “ground zero”. Seguendo le orme di Barry, che sta lavorando al prossimo disco, la band degli Haoussa ha appena sfornato il suo album proprio in questi studi. Anche il grande Amazigh Kateb è stato qui per un’intera settimana dopo il Tremplin des Jeunes Musiciens dello scorso marzo. Inoltre, moltissimi concerti vengono organizzati al 36, uno spazio multifunzione del Boultek: Amazigh Kateb, D.J. Karim Raïhani e gli Inouraz, che mescolano jazz e musiche berbere. Si proiettano anche diversi film e l’ultimo in calendario, Boughafer 33 , racconta l’eroica resistenza delle tribù Aït Atta contro i colonizzatori francesi, con la presenza in sala del regista. Il programma dei prossimi mesi è già stato confermato e si preannuncia ricco di eventi: una serie di cinque concerti (cominciata alla fine di ottobre) a Tangeri, Meknès, Agadir, Beni Mellal e Casablanca, e la partecipazione dei più grandi nomi della nuova scena musicale (Muslim, i Lazywall, gli Amarg Fusion, gli H-Kayne, Barry, gli Haoussa e molti altri). Seguirà, un mese dopo, il “3, 2, 1 Rock Salé”, un evento musicale a Salé in collaborazione con gli istituti Goethe e Cervantès: tre weekend di musica con la partecipazione di gruppi marocchini, spagnoli e tedeschi. E poi il programma per il 2011, tutto all’insegna della musica sempre con il Boulevard, il Tremplin, il festival del documentario musicale e i Transculturelles da Casablanca. Insomma, il meglio deve ancora venire!

Hicham Houdaïfa
Traduzione dal francese di Manuela Scocco
(17/11/2010)

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