Algeria: il femminismo è morto, viva le donne!

Algeria: il femminismo è morto, viva le donne!
Louisa Hanoune

 

L'8 Marzo le Algerine hanno avuto il loro tradizionale pomeriggio libero e hanno passeggiato per le strade sotto lo sguardo sprezzante e condiscendente degli uomini. I datori di lavoro hanno offerto loro fiori, regali e qualche pasticcino. Poche fortunate sono state invitate dal Presidente della Repubblica alla cena ufficiale per la celebrazione della “giornata della donna”. Quest'anno si è approfittato dell'occasione anche per ricordare alle donne che gli emendamenti del codice di famiglia – in vigore dal 1984 – sono stati approvati nel 2005 dal presidente Bouteflika, giunto al suo terzo mandato. Le voci delle donne saranno dunque preziose per l'elezione presidenziale del 9 aprile, fortemente minacciata dall'astensionismo.
L'Algeria prova a convincersi e a convincere che le sue donne sono appagate e i loro diritti garantiti. Il presidente Bouteflika non ha forse una donna come principale avversaria, la trotskysta Louisa Hanoune (1% di voti nel 2005), capo del modesto PT (Partito dei Lavoratori)? Sono pochi i paesi della regione che possono vantarsi di contrapporre al candidato del regime una donna e oltretutto di estrema sinistra. Ecco! Anche se tutti sanno qui che Louisa non ha altra funzione che quella di rendere credibile uno scrutinio dall'esito già deciso.

 

Algeria: il femminismo è morto, viva le donne!
Le président Bouteflika

 

In realtà, le Algerine non sono mai state così lontane dalle responsabilità politiche, così poco libere. Donne ministro, funzionarie, militanti associative sono oggi arruolate per fare la claque degli uomini del sistema e scaldare l'ambiente ai raduni per la campagna elettorale del presidente uscente. Durante il suo ultimo meeting nella villa di Blida (ad ovest della capitale), quest'ultimo ha incassato il nuovo e strano slogan delle giovani donne mobilitate per l'occasione “Bouteflika zaoudjouna” (Bouteflika nostro marito). In una società soffocata dall'ipocrisia del bigottismo e della pudicizia, la dichiarazione pubblica di “amore” di queste militanti appare stupefacente. Tanto quanto la violenza, gli effetti della crisi economica, l'islamismo e la restrizione delle libertà collettive e individuali le escludono dalla scena pubblica, e soffocano di proibizioni ogni riferimento all'uguaglianza e alle rivendicazioni femministe.
Ecco qui gli strumenti per la messa a morte del femminismo algerino. Oggi esiste una sorta di consenso sull'argomento, che giudica indecente tenere un discorso femminista. Proposte come quelle avanzate negli anni '80 sono presto catalogate come un'aggressione contro i valori islamici, un tentativo di occidentalizzare i costumi. Con gli emendamenti del codice di famiglia del 2005, il “dossier è chiuso” e le donne non avrebbero più alcun motivo per farsi sentire. Le associazioni femministe sono scomparse o si sono riconvertite al lavoro sociale, mentre le nuove voci del femminismo spingono le loro argomentazioni sempre più nel lessico della religione o del potere. La manciata di femministe sopravvissute all'affondamento del movimento femminista del decennio trascorso, quest'anno avrebbe difficoltà a far passare un comunicato stampa o ad affittare una sala per una conferenza. Come negli anni '70, sotto il regno del partito unico, i diritti delle donne sono solo un paragrafo dello sforzo nazionale per lo sviluppo e intonati sul discorso patriottico, della riconciliazione nazionale e della conformità ai principi islamici. Coloro che non sono soddisfatte né dell'uno né dell'altro devono affrontare l'arbitrarietà dell'apparato giudiziario, il disprezzo e la violenza di una società che rispetta solo il potere del denaro e della baionetta.

 


Ghania Khelifi
Traduzione dal francese Alessandro Rivera Magos
(18/03/2009)

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