Il podio, malgrado tutto. Ritratto di una giovane tunisina

Il podio, malgrado tutto. Ritratto di una giovane tunisina
Fadhila

 

Fadhila ha 21 anni e un bel sorriso. È nata a Téboursouk (l’antica Thubursicum Bure) dove il passato è più glorioso del presente. Téboursouk si trova a 150 km a ovest di Tunisi e a una cinquantina di chilometri da Béja, il capoluogo della regione. È circondata da territori più ricchi. Ma il villaggio non sembra trarre profitto né dalla prosperità della sua storia né dalla sua collocazione geografica. Fadhila, come tutti i bambini del paese, ha frequentato le scuole elementari fino al nono anno. Poi, ha perso l’uso delle gambe ed è dovuta restare a casa in seguito ad una grave malattia. Ora è tornata sui banchi di scuola dove segue un corso di sartoria e pittura su vetro organizzati da Le Centre National de Réadaptation Professionnelle des Handicapés moteurs et des accidentés de la vie (Centro nazionale di inserimento professionale per diversamente abili e incidentati della vita). Almeno possiamo dire che in Tunisia i diversamente abili non sono lasciati a fare i conti.

Grazie alla Federazione Tunisia di Sport per portatori di handicap, Fadhila ha scoperto una disciplina nella quale è bravissima e dove ripone tutte le sue speranze: peso e giavellotto. Si allena due ore al giorno e la Federazione le offre un sostegno prezioso. L’allenamento ha già portato i primi frutti: si è qualificata seconda nella classifica araba e sesta a livello internazionale durante il Meeting Tunis del luglio 2002.

Fadhila giustamente coltiva altre ambizioni. Lavora sodo per partecipare ai campionati mondiali che si terranno in Nuova Zelanda nel 2010 e per salire sul podio ai Giochi paraolimpici di Londra nel 2012.
Ma ha anche altri progetti: diplomarsi in informatica e in lingua francese che, secondo lei, le permetteranno di migliorare il suo livello d’istruzione. Non le interessa molto sposarsi né creare una famiglia perché sarebbero per lei un peso troppo grande. È già abbastanza difficile prendersi cura di sé, pensa.

La sua esperienza con i genitori ha certamente qualcosa a che fare con questa scelta. I suoi rapporti con loro sono straordinari, ma spesso ci sono tensioni, conflitti il più delle volte legati al suo handicap. Ci racconta che nel contesto rurale, la mentalità fatica ad accettare i diversamente abili. Inoltre, la famiglia non aveva i mezzi per alleviare le sue sofferenze, e Fadhila ha finito per sentirsi rifiutata.

È nella condizione ideale per comprendere l’importanza del progresso. Per lei, la modernità e le nuove tecnologie sono il mezzo per eccellenza per ottenere qualunque cosa. Se il concetto di globalizzazione è vago per lei, comprende che il mondo è diventato un piccolo villaggio grazie ai mezzi di comunicazione e alle nuove tecnologie che la affascinano. Internet, ad esempio, per lei è uno strumento essenziale, un’apertura straordinaria sul mondo. Fadhila accede alla rete grazie al Centre des Handicapés et Accidentés de la vie . Ma sembra che questa apertura non le basti perché spera di emigrare il più presto possibile. La sua destinazione preferita: la Germania.

L’idea che la Tunisia diventi una mèta per le migrazioni africane non la disturba. Piuttosto, si dice indignata per il comportamento di alcuni commercianti tunisini che raddoppiano i prezzi quando hanno a che fare con un africano. Non fa caso a nazionalità o religione. L’altro è comunque un arricchimento. È sufficiente che gli uomini si incontrino per dimenticare i pregiudizi. Bisogna superare gli stereotipi. E questo lo sport lo consente perfettamente. La politica, non le interessa affatto.

Alcuni ragazzi le fanno pena, ad esempio chi fa uso di droga. Per prima cosa non bisognerebbe provare, né cedere alla tentazione. Personalmente, Fadhila non si sente coinvolta, d’altronde è qualcosa che riguarda i figli dei ricchi. Lei non ha nulla a che vedere con quelli che vengono in cura per disintossicarsi a Jebel ELoueste, vicino alla stazione termale dove si ritira ogni tanto. Sono soprattutto figli di papà.

Secondo lei, essere giovani significa uscire, far sport, andare in discoteca, a teatro e vestirsi alla moda. E magari incontrare qualcuno. Per lei, conoscere qualche coetaneo è importante. L’amore è fondamentale ma è contraria alla libertà sessuale, coerentemente con i nostri valori morali, spiega. Sostiene che l’astinenza sia il modo migliore per proteggersi dalle malattie sessualmente trasmissibili.

Ma tutti questi sogni si possono realizzare solo a Tunisi. Questo significa che bisogna vivere per forza qui. Non esistono teatri o discoteche a Beja e ancor meno a Téboursouk. Essere giovane significa, forse, rispondere al richiamo delle grandi città. Questo ha almeno il vantaggio di alleviarla e risparmiare suo padre dallo sforzo di percorrere la strada fino a casa sua.

 


Olfa Amiri e Jalel El Garbi
(traduzione dal francese F.Araco)

 

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