Il boom della finanza islamicamente corretta

Il boom della finanza islamicamente correttaNascono in Europa nuovi corsi dedicati a un modello alternativo di fare affari: forse, in tempi di crisi economica, può servire a cercare nuove strade. Già a febbraio il Sole 24 ore riferendo del summit dedicato alla finanza islamica organizzato a Manama, capitale del Bahrein, la dava in espansione e in ascesa, individuandola come alternativa alla già allora inquietante crisi dei subprime . Con cifre importanti: 5 miliardi di dollari nell’anno in corso tra bond e prestiti compatibili con i dettami del Corano e un giro d’affari da un trilione di dollari nel 2010 con una crescita annua del 15%. E non senza destare allarmi in chi vede in questo un segno ulteriore del cedimento dei valori della “vecchia Europa”. Ma la tendenza sembra più forte delle critiche e ora, per rispondere a una domanda crescente, nascono anche corsi dedicati nelle università.
La Ems, prestigiosa scuola di management di Strasburgo, ha appena inaugurato un corso di specializzazione in finanza islamica rivolto ai laureati, il secondo in Europa basato sui precetti del Corano. Già la Gran Bretagna, infatti, forte del suo alto numero di cittadini di origine pachistana, aveva aperto all’ «islam banking». In Francia il sì del governo allo sviluppo di un quadro giuridico e fiscale che tenga conto dei precetti dell’islam risale a luglio e il riscontro è stato immediato. La novità e la sfida sono di dare vita a un corso di formazione per operatori e responsabili del mondo finanziario e bancario in base a principi diversi dai canoni ormai consolidati del capitalismo. Il docente, il professore di diritto Ibrahim Zeyyad Cekici, spiega infatti che la finanza islamica insegna «un altro modo di investire, un altro modo di acquisire un bene».
Tanto per iniziare, e date le notizie di questi giorni, suona incoraggiante: «Si preferisce evitare le transazioni insicure». «Perché - continua Cedici - i paesi del Golfo sono stati risparmiati dalla crisi dei subprime, che ha investito gli Stati Uniti e sta debordando in Europa? Il pensiero corre al petrolio, ma forse è un luogo comune. In realtà, quello che non funziona è il meccanismo che spinge a rivendere i crediti, ricomprarli, rivenderli e poi ricomprarli ancora».
Questo genere di speculazioni – spiega Cekici - non è accettato dalla finanza islamica».

Il boom della finanza islamicamente corretta

Tutto nasce dal divieto di prestare a usura, in effetti precetto biblico anche se un po’ negletto. La finanza musulmana lo tiene invece presente e vieta che si possano ottenere interessi sui prestiti. Si tratta, spiega Cekici, «del divieto di riba », cioè per l’appunto di usura. La finanza a misura di sharia, la legge islamica, vieta anche di investire soldi in settori non etici, come armi, alcol, pornografia e droghe. Il risultato è alla fine singolarmente simile alla finanza etica che, in base ai dettami di un’altra fede, quella cristiana, è stata messa a punto per la prima volta negli Stati Uniti negli Anni ’60 con il Pioneer Fund, che gestendo gli investimenti di varie istituzioni religiose escludeva titoli di imprese operanti nei settori del tabacco, alcool, gioco d’azzardo.
Il programma del corso della Ems prevede, tra l’altro, un’introduzione all’islam, all’economia e al diritto musulmano, diritto bancario e diritto dei mercati finanziari con i titoli musulmani («salam», «ijara», «sukuk»). Le candidature stanno arrivando soprattutto dall’Inghilterra, dal Maghreb, dall’India e dal Pakistan ma anche dalla Francia. Chi uscirà dal master avrà occasioni di occupazione a livello internazionale: l’«islamic banking» è diffusa in ben 75 Paesi.
In Italia è stato annunciato dall’Isme, l’Istituto per gli studi economici e finanziari per lo sviluppo del Mediterraneo, un master, interamente in lingua inglese, dedicato a «Mediterranean and Arab Finance and Banking». Organizzato dall’università La Sapienza di Roma, dovrebbe cominciare questo autunno ed è dedicato allo studio e alla analisi comparata del sistema bancario occidentale e di quello musulmano, con stage in diverse città di Paesi dell’area del Mediterraneo.

Carla Reschia
(10/10/2008)

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