Auto-turismo responsabile

Auto-turismo responsabileC'è il caso dell'associazione franco-marocchina Migration & development, nata a Marsiglia dalla volontà di alcuni espatriati per promuovere lo sviluppo del loro paese d'origine. Anche attraverso il turismo. Hanno creato una federazione di 14 associazioni locali nella regione berbera dell'Alto Atlante marocchino, coinvolgendo oltre 5.000 persone nella gestione dei servizi offerti ai turisti. «E tutti i proventi di tali servizi pagati dai viaggiatori - assicura il dottor Abderazak dell'associazione marsigliese - restano nei villaggi, dove vengono utilizzati soprattutto per sostenere le donne vedove o divorziate. Perché così ha deciso la federazione».
C'è il caso di Mamadou Samb, immigrato in Italia che un giorno ha deciso di investire nel suo paese d'origine, il Senegal, per costruire un villaggio di turismo responsabile a Lampoul Sur Mer. Un villaggio di pescatori in crisi, da cui ogni mese partono improbabili piroghe stipate di giovani in cerca di un avvenire verso le Isole Canarie e il miraggio dell'Europa. Piroghe che spesso vengono inghiottite dal mare senza lasciare più alcuna traccia. Un progetto ambizioso nel quale, per la prima volta nel nostro paese, l'Oim, attraverso il progetto Mida (Migration for development in Africa) e gli enti locali piemontesi attraverso il progetto "Teranga", hanno deciso di aiutare l’iniziativa economicamente.
Ma c'è anche il caso di Youssef Abdaoui, originario di Rachidia, nell'Anti Atlante marocchino, che i casi della vita hanno portato a vivere e lavorare in Italia come accompagnatore di gruppi di turisti responsabili. O quello di Fernando Ghironda, nativo di Beira, in Mozambico, cresciuto a Maputo e residente dal 2006 a Bologna, dove, con l'associazione di cui fa parte, l'Ajhm (Associazione giovani umanisti mozambicani), organizza viaggi solidali nel suo paese natale.
Tante storie diverse unite dallo stesso fine ultimo: promuovere un nuovo modo di vivere il turismo, senza più subirlo, e offrendo quel "di più" di incontro tra culture che molti viaggiatori oggi cercano insistentemente. Un nuovo fenomeno che si sta diffondendo in Europa, con indubbie ricadute positive su tutte le comunità coinvolte.

Creare reti
Auto-turismo responsabile«Il problema di questi progetti è la promozione - spiega Simona Guida, dell'ong Cisv, impegnata nel supporto alla realizzazione del progetto di Mamadou Samb in Senegal - Perché non basta avere un buon progetto, trovare i finanziamenti e la rete in loco. Bisogna anche avere una realtà nel paese europeo che reperisca i turisti interessati a quel tipo di viaggio». Altrimenti, una volta creata la rete nel paese extraeuropeo, si rischia di non riuscire a garantire un flusso di turisti tale da poter dare continuità al servizio. Con buona pace dei locali coinvolti, costretti a doversi cercare altri lavori temporanei. «La nostra sfida come tour operator responsabili è duplice - spiega Fernando Ghironda, di ritorno in Italia da pochi giorni da Maputo - se da una parte cerchiamo di costruire infrastrutture con le persone locali nei nostri paesi d’origine, dall'altra portiamo avanti una campagna di promozione nei paesi che ci accolgono. Attraverso iniziative culturali che avvicinino gli europei alla nostra cultura e al nostro paese». Perché, se è vero che la percentuale del 5% di turisti responsabili è ben poca cosa sul totale, «è comunque un messaggio di speranza - dice Youssef Abdaoui dall’Anti Atlante marocchino, dove è impegnato nell’accompagnamento di un gruppo di turisti -. Oggi per noi è un sacrificio, e i guadagni non sono alti. Si può dire che per ora è una goccia, ma goccia a goccia, come si dice da noi, arriva il mare».

Promuovere culture
Auto-turismo responsabile«Il turismo responsabile è una risorsa non solo per chi vuole visitare culture e paesi lontani - continua Youssef Abdaoui - ma anche per gli abitanti locali. Nei paesi dell'Anti Atlante avviene un interessante scambio culturale, per cui i locali conoscono i cittadini europei, capiscono che sono persone normali, e che l'Europa non è quell'eden raccontato, ma un posto come gli altri, dove bisogna lavorare per vivere». E a beneficiare di questo scambio di conoscenze sono soprattutto i giovani, che cominciano a convincersi dell'importanza di lavorare per lo sviluppo del proprio paese. «Nascono gruppi e ong di giovani marocchini - spiega Youssef Abdaoui - Oggi ogni villaggio dell'Anti Atlante ha una sua ong, coordinata dalla Fondazione Union Ong. Che promuove la caratteristica di ogni singolo paese». Dai tessuti ai datteri, dalle spezie alle essenze. Un incontro tra domanda e offerta non solo economico quindi. Ma anche culturale. «In Senegal ad esempio - dice Mamadou Samb - è importante contrastare l'idea del turismo balneare. Che non aiuta il turista a capire la cultura locale e lascia poco in mano agli abitanti del paese». Una sorta di "rapina" ai danni di tutta la popolazione. «Capita spesso invece che nei progetti di turismo responsabile venga coinvolta l'intera società locale, non solo i giovani - spiega Fernando Ghironda - Ad esempio in Mozambico sono gli anziani che accompagnano i turisti alla ricerca delle antiche piante tradizionali nella savana».

Creare opportunità di lavoro
Auto-turismo responsabileAccanto alle infrastrutture turistiche gestite dai locali, capita spesso che nascano realtà agricole o artigianali legate ai flussi di turisti responsabili. Come le cooperative di produzione di datteri, zafferano e olio di Argan dell'Atlante marocchino. «Tutte realtà che si muovono dal produttore al consumatore - conclude Youssef Abdaoui - senza intermediari. Attraverso il canale dei turisti responsabili». Oppure le tante attività che stanno nascendo in Mozambico: «Nella zona sud del paese - spiega Fernando Ghironda - a Missingir, nella provincia di Gasa, è nato un lodge gestito dalla comunità. I suoi proventi vengono ridistribuiti a seconda dei bisogni della comunità stessa. E uno di questi bisogni è proprio quello di incentivare altre attività nella zona». Moltiplicando i possibili volani di sviluppo gestiti dalla società civile locale.

Maurizio Dematteis
(05/09/2008)
Per maggiori informazioni:
Migration & development, www.migdev.org
Associazione italiana turismo responsabile, www.aitr.org
Agenzia di viaggi solidali, www.viaggisolidali.it

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