Musalsalat e Ramadan. La festa via satellite

 

Musalsalat e Ramadan. La festa via satelliteDa diverse settimane si è chiuso il mese di Ramadan, sacro ai musulmani. Un mese di preghiera, digiuno e astinenza, ma anche di più intensa vita comunitaria. Come ogni altra festa religiosa, il Ramadan ha una valenza antropologica per l'individuo e per la sua comunità oltre a quella teologica e di fede più esplicita. Il credente che si applica fa pulizia delle cose del mondo materiali e non (che pari sono), fuori e dentro di sé, per riguadagnare una momentanea condizione pre-sociale su cui può rinnovare il suo legame con Dio. Tutta la comunità degli individui che si riconoscono in questo legame è chiamata a fare altrettanto. Così nel ritrovare le proprie basi costitutive (il rapporto Dio/uomo), il singolo ritrova la propria comunità e celebra anche questo legame. È come se ogni volta la comunità dei credenti si rifondasse. Così non è solo il corpo del singolo che ricerca attraverso preghiera e astinenza il proprio centro, ma anche quello della comunità, che si stringe per rafforzarsi e ridarsi energia, facendo pulizia di tutto ciò che è superfluo.
Dunque durante il Ramadan le distrazioni sarebbero sconsigliate, perché opposte allo spirito che lo sottende. Eppure in tutto il mondo arabo e il Medio Oriente esso è anche il mese delle musalsalat, le fictions! Ma come fanno a stare insieme preghiera e frasi d'amore?

Le musalsalat sono fictions pensate per andare in onda durante il mese di Ramadan . Il loro pubblico naturale sono le famiglie che si ritrovano a cena dopo il tramonto all'ora dell' iftar . Un pubblico più numeroso, sistematico e bendisposto che durante tutto il resto dell'anno. Così si moltiplicano le soap opera che i canali satellitari arabi diffondono dalla Turchia al Marocco, tanto da far inquietare i benpensanti.
E infatti quest'anno, proprio in occasione del mese sacro, la guida del “Consiglio giudiziario supremo del regno” in Arabia Saudita, lo sceicco Salih al Luhidan, ha deciso di fare chiarezza, dichiarando che “è lecito” versare il sangue dei proprietari delle emittenti troppo licenziose. Minaccia difficile a realizzarsi, visto che la maggior parte di questi ricchi proprietari è proprio saudita o addirittura appartenente alla famiglia reale, come nel caso del principe Walid Bin Talal, ricco mecenate dell'emittente Rotana , che sforna musica, videoclip e spettacoli di intrattenimento sicuramente poco “penitenti”.
Nello stesso periodo il gran Mufti d'Egitto è andato più nel dettaglio, definendo “sovversive e antislamiche” le soap come la turca Noor *, piene zeppe di scene d'amore. Il Mufti se l'è presa con le licenziose attrici di questo tipo di soap, “il cui digiuno sarebbe inutile”, perché inficiato dalle numerose scene impudiche che interpretano. Degli uomini invece non ha fatto parola, pur girando le stesse scene delle loro colleghe pare siano più refrattari a certe impurità. Fortunati!

Musalsalat e Ramadan. La festa via satelliteQuesto è l'aspetto mondano della festa del Ramadan e in cui le musalsalat fioriscono, come forse è normale che sia. Ma sarebbe un errore limitarle solo a quest'ambito, c'è ben altro. Esse infatti agiscono sul senso di appartenenza della comunità. In un certo senso lavorano anch'esse per il raccoglimento del corpo, ma per quello della comunità.
Le fictions del mondo arabo sono state pensate e promosse negli anni '60, nientemeno che da Gamal Abd al-Nasser, presidente egiziano e punto di riferimento del movimento panarabista. L'idea era quella di creare uno strumento politico-educativo per diffondere un certo sentimento di “arabismo” in Egitto prima e nel resto del mondo arabo poi, attraverso fictions che celebrassero pagine importanti della storia arabo-musulmana o che affrontassero i problemi contemporanei più sentiti.
A ben guardare quest'aspetto “impegnato” ed educativo delle musalsalat resta ancora oggi il più apprezzato e premiato dal suo pubblico, che grazie alla diffusione delle tv satellitari costituisce un unicum dalla Siria al Marocco.
Basta leggere titoli e trame delle musalsalat che hanno riscosso più successo negli ultimi anni, per rendersi conto di come queste serie in realtà, oltre che svago, portino dibattito e riflessione nella comunità arabo-musulmana che ne costituisce il pubblico: dall'egiziana “Al-Ailah” (La Famiglia), che negli anni '90 fu la prima musalsal a parlare della violenza dei Fratelli musulmani, fino alla siriana “Al Mariqoun” (Gli ipocriti, i finti fedeli), divenuta il caso del Ramadan 2006, composta da 10 trilogie ciascuna di 3 episodi, scritta a più mani da sceneggiatori di diversi paesi arabi.

Quest'ultima soap affrontava argomenti caldi come il rapimento degli occidentali in Iraq, le torture americane a Guantanamo, il fascino esercitato dal radicalismo sui giovani arabi, mostrando spesso il lato più disumano del terrorismo di sedicente matrice islamica. Come nel caso della giovane madre che decide di avvicinarsi alla causa dei terroristi, fino a quando questi ultimi le chiederanno la figlioletta di pochi anni, con l'idea di usarla come bomba umana e la promessa del paradiso “come suo padre”.

 

Musalsalat e Ramadan. La festa via satellite
Najdat Anzour

 

Il regista, il siriano Najdat Anzour, figlio del celebre Ismail, famoso per le sue musalsalat storiche e per aver realizzato il primo film muto siriano, non è nuovo a polemiche e critiche.
L'anno prima lui e il suo staff avevano raccolto diverse minacce di morte per la realizzazione di “Al hour al ayn” (Le vergini del paradiso). Oltre all'argomento delicato - l'attentato terroristico del 2003 contro un complesso residenziale in Arabia Saudita, 17 morti e oltre cento feriti, tutti arabi – ad irritare era stato il titolo, che riprende un versetto del Corano. Secondo il suo sceneggiatore, Abdullah Al Otaybi, esso proverrebbe direttamente dalla registrazione di una frase pronunciata prima di farsi esplodere da un terrorista, che avrebbe urlato "Manca un secondo alle belle fanciulle”. Ma il rischio era che venisse percepito come una ridicolizzazione del santo Corano.
La musalsal viene rifiutata da diverse emittenti arabe, tra le quali la privata e disinibita Lbc libanese, ma sostenuta e trasmessa dalla saudita Mbc con sede a Dubai, in ragione della convinta politica anti-terrorista cui Riad si sente chiamata dall'attentato dell'11 Settembre alle torri gemelle, in cui 15 dei 19 terroristi coinvolti erano cittadini sauditi.

Le musalsalat dunque sono anche terreno politico. Lo sa bene il governo siriano, che negli ultimi anni è arrivato a comprare tutte le fictions prodotte nel paese per sostenere la crescita delle proprie serie Tv a discapito dell'Egitto. Quest'ultimo, fino a pochi anni fa primo produttore indiscusso nel mondo arabo, si era visto insidiare il primato dalle produzioni siriane, che puntavano su una maggiore qualità tecnica e sull'impegno delle tematiche affrontate non potendo competere sulla quantità. Secondo Anzour e altri addetti ai lavori però, l'ingresso sempre più imponente delle ricchissime emittenti saudite e dell'enorme mercato pubblicitario legato al paese avrebbe frenato questa rimonta. Pare infatti che “l'Arabia Saudita preferisca le soap egiziane, più leggere e rivolte all'intrattenimento, rispetto alle problematiche scelte siriane”. Detenendo Riad la maggior parte dei capitali investiti e quasi il monopolio nella pubblicità, in pratica fa il mercato. Da qui l'intervento diretto di Damasco per sostenere la propria produzione.

Musalsalat e Ramadan. La festa via satelliteLa novità del 2008 è stata “Matabb” (Dossi), la prima fictions prodotta a Ramallah, in Palestina, finanziata per 152 mila euro dall'Unione europea e mandata in onda dalla Palestinian Broadcasting Corporation (Pbc).
Nelle intenzioni dei suoi sceneggiatori (e chissà di chi altri), la serie guarda alla tradizione delle musalsalat, ma risente anche del fenomeno Noor e si ispira al modello di alcune serie occidentali. Ma niente intenti moralizzatori, solo intrattenimento e un messaggio “moderno”.
La stessa idea che sta alla base di “Coiffeur Ashwaq”, l'altra soap prodotta dall'Unione Europea, per la quale è stata ingaggiata la star egiziana Mimi Gamal. La serie si svolge in un salone di bellezza, attorno al quale gravitano storie di donne diverse. Con lo specchietto delle allodole del divertimento si è voluto in realtà affrontare il tema della donna nel mondo arabo.
Incuriosisce l'incursione europea nel mercato delle musalsalat e fa riflettere. Se non altro è la conferma che queste serie televisive, oltre ad essere veicolo di svago, trasportano in tutto il Medio Oriente riflessioni toccanti, arrivando in ogni casa e in ogni testa da Rabat a Beirut. Un bel mezzo di propaganda, per qualsiasi messaggio si voglia diffondere, e sicuramente crocevia di diversi interessi di non poco conto.
Ecco perché, fra l'altro, non si può dire che le musalsalat siano del tutto in contrasto con il Ramadan. Esse si occupano a modo loro del corpo esteso, frammentato e impalpabile che costituisce la comunità dei credenti. In un certo senso, come le più serie pratiche del mese sacro, scuotono questo corpo portandolo a riflettere su se stesso, sulle forti dinamiche che lo pervadono e lo fondano. Certo è un corpo affatto materiale e se vogliamo poco spirituale. Piuttosto lo si direbbe etereo, ma nonostante ciò molto molto sentito.
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* Il serial turco Noor , andato in onda fino a quest'anno, è stato un vero fenomeno mediatico in tutto il Medio Oriente. La protagonista, Noor, era una giovane donna emancipata e libera, che rimane in cinta fuori del matrimonio. In tutto il Medio Oriente, moltissimi genitori si presentavano all'anagrafe dando ai loro bambini i nomi dei protagonisti della serie, e le figurine dei peronaggi andavano a ruba tra i ragazzini.

 


 

Alessandro Rivera Magos
(27/10/2008)

 

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