La banca di Beirut ed il credito di 'plastica'

La banca di Beirut ed il credito di 'plastica' «Gentile signore, sono un maschio ventottenne. Fino a due anni fa avevo un fisico molto aggraziato e la taglia 42. Oggi indosso la 56. E questo non perché abbia problemi di salute ma solo grazie a una pessima dieta. Voglio riprendermi la mia vita e sto pensando a un intervento di chirugia plastica. Voglio ridurre il giro vita e i glutei ed elminare il doppio mento. Vivo in Bahrain. È possibile farmi operare qui o devo andare a Dubai?

Accetto ogni suggerimento: Ahmed»

L’anonimo corrispondente del chirurgo platico on line è il potenziale cliente a cui punta il Credit Libanais, la banca di Beirut che ha deciso di lanciare i nuovi sportelli aperti in Bahrein offrendo una linea di credito dedicata al finanziamento di interventi di chirurgia plastica. Duemila, tremila dollari a seconda del tipo di intervento, versati direttamente all’ospedale convenzionato.

Hotel favolosi, safari nel deserto e i migliori chirurghi estetici a prezzi competitivi. Da tempo i ricchi Emirati sono una Mecca per gli appassionati del bisturi come strumento per «correggere la fortuna». E i siti specializzati prima di illustrare le specialità della casa, dalla blefaroplastica al rifacimento del seno, del naso e, non ultimo, dell'imene, premettono sempre che i finanziamenti sono possibili e le rate mensili oneste. Ma ora il Credit Libanais ha colmato l’anello mancante, stipulando una convenzione diretta con tre ospedali dell’emirato. Si fa tutto in modo coordinato e si concorda il mutuo su misura per il servizio richiesto.

Puntando proprio su di loro, i giovani arabi danarosi e attenti all’aspetto cresciuti guardando alla tv i film di James Bond e ammirando George Clooney. Non hanno ancora soppiantato le clienti tradizionali, le donne - le mediorientali hanno una vera fissa per farsi rifare a immagine e somiglianza delle dive - ma si stanno dando da fare. Racconta il dottor Sherif Hendi, consulente dell’ International Hospital di Bahrain: «Gli uomini ormai hanno rotto il ghiaccio e non si vergognano più di ammettere che desiderano un bell’aspetto. Quando arrivai qui, dieci anni fa, i pazienti maschi non erano più del 5% e per lo più si trattava di espatriati. Negli ultimi due anni sono cresciuti fino al 15% e sono per la maggior parte locali». Dati confermati dagli altri centri del Paese.

Tra gli interventi più richiesti c’è la riduzione del seno. La ginecomastia affligge in misura massiccia, pare, i maschi degli Emirati e dell’Arabia Saudita. E «le tette maschili», come le chiama il dottor Hendi, sono un attributo di appeal inversamente proporzionale alla loro attrattiva come ornamento di un petto femminile. «Il mio ultimo paziente - racconta il dottor Hendi - era arrivato al punto di non togliersi mai la camicia e di rinunciare al nuoto. Ora, grazie a un semplice asporto di grasso ha una vita sociale felice».

Secondo intervento più gettonato il trapianto di capelli, che anche da noi riscuote un certo successo. Ma vanno anche molto le operazioni più tradizionalmente «femminili» come la rino e la blefaroplastica e il classico lifting. E poi botox, a volontà, per ridurre i segni di espresione.

La banca di Beirut ed il credito di 'plastica' I clienti sono gente normale, in gran parte sotto i trent’anni, con impieghi in banca o nelle società del Golfo. Non hanno tabù religiosi e sono disposti a investire sul miglioramento del loro aspetto fisico. Come dice un cliente di Hendi, bancario ventiquattrenne: «Sto pagando tutto a rate e so che ci vorrà molto tempo perché la mia calvizie è totale e di origine genetica. Ma so che il risultato migliorerà la mia vita e allora la spesa è relativa».

«Abbiamo svolto uno studio in Bahrein - spiega il presidente delle filiali dell'emirato arabo del Credit Libanais , Jabrail Abdullah, al sito economico Aswaq.net - e abbiamo visto che molti dei correntisti deipaesi arabi del Golfo chiedono prestiti per sottoporsi a interventi estetici. Allora abbiamo pensato a un prodotto su misura per chi vuole finanziare questi interventi».

Iniziativa subito finita nel mirino degli istituti concorrenti che ne contestano la legittimità nel nome della morale. Secondo il presidente della Banka Baraka, Yusuf Taqi: «Questa nuova offerta di credito per gli interventi estetici viola palesemente i principi della religione islamica e la sharia. La banca ha una responsabilità sociale che deve saper gestire nel distribuire credito e il campo della chirurgia estetica e la sua promozione non rientra nel nostro lavoro».

Parole ispirate dalla gelosia. Secondo Aswaq.net il mercato ha già detto sì al mutuo «estetico».

Carla Reschia
(06/09/2008)

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