En el lugar de las fresas

“Il mio incontro con Torino non è stato casuale”, è questa la convinzione di Maite Vitoria Daneris, giovane regista spagnola di documentari, arrivata in Italia nel 2005 come ospite di un’amica connazionale in Erasmus. Era la primavera che precedeva le Olimpiadi invernali 2006 e la città appariva particolarmente attraente. “Da subito mi ha colpito il fervore artistico di Torino. Ovunque mi girassi, trovavo un set cinematografico, poi la visita al Museo del Cinema… Mi sembrava un sogno”. Maite si è laureata all’Accademia di belle arti di Madrid, con specializzazione in arti visive e documentari. Il suo è stato un amore a prima vista e una volta di ritorno a Madrid, decide di rifare le valigie e di ripartire per il capoluogo sabaudo. “ Non avevo lavoro, né conoscevo la lingua. La mia amica avrebbe finito l’Erasmus dopo soli due mesi”.
En el lugar de las fresas
Maite inizia un tirocinio di sei mesi presso l’Associazione Kinoetika con il Progetto Leonardo. “Lavoravo vicino al grande mercato di Porta Palazzo che da subito ho avvicinato con grande interesse. Mi ha colpito la cultura mercatale di Torino che in Spagna si è persa nel tempo”. Oggi Maite, che ha origini contadine, forse non a caso sta lavorando con incredibile passione a un progetto di documentario sul mercato dei contadini di Porta Palazzo, progetto che è stato selezionato a febbraio 2008 da Film Commission e che conta altri quattro partner sostenitori. “En el lugar de las fresas” (Al posto delle fragole) è il titolo, nato pensando alla storia di Lina, una anziana coltivatrice diretta di San Mauro, cittadina a est di Torino un tempo rinomata per la produzione di fragole, poi diventata città prettamente industriale. “Oggi le fragole sul mercato nazionale sono per lo più di provenienza spagnola e il titolo del mio documentario pone un interrogativo sul futuro della produzione agricola italiana e della cultura mercatale”. Ancor prima di riuscire a trovare i finanziamenti per produrre il documentario, Maite aveva già 40 ore di girato. “Sono ormai due anni che tutti i giorni mi reco dai contadini, a qualsiasi ora. La signora Lina per esempio inizia a montare il banco alle tre di mattina. Con alcuni contadini, i miei protagonisti, sono ormai in confidenza, mi invitano a casa loro e non notano più la videocamera. Tre dei banchi protagonisti sono di italiani e uno di una famiglia cinese”.

Maite da subito voleva documentare il lavoro di riqualificazione urbana dell’area mercatale partito nel 2005. Il Progetto The Gate-Urban 2 aveva per questo avvenimento indetto un concorso per la realizzazione di un cortometraggio della durata di 5 minuti. “Così ho iniziato la registrazione video delle ruspe e del restauro della vecchia struttura del meracato. Con il tempo ho approfondito la conoscenza dei contadini, tutti personaggi veramente unici, ed è nata la voglia di farli raccontare”. E saranno proprio loro i protagonisti dei 60 minuti di documentario.
“Dopo i sei mesi di tirocinio presso Kinoetika, mi hanno chiamata dalla Fondazione Pistoletto per propormi un lavoro nel centro di Torino, in via Garibaldi, a pochi passi da Porta Palazzo, dove si trova una delle sedi della Fondazione”. Maite è stata notata per la verve artistica e creativa e per le doti comunicative. “Mi sono occupata per un anno dell’organizzazione di eventi legati al progetto ‘Letteratura di svolta’ e della sua presentazione grafica. E’ stata veramente una bella occasione per conoscere artisti provenienti da tutto il mondo e la realtà della Fondazione, ma a un certo punto dovevo decidere se continuare a credere al mio progetto di documentario”. E così è stato.

Da settembre 2007 a gennaio 2008 si dedica a tempo pieno al lavoro impegnativo del “bussare alle porte”. “Dovevo provare tutte le strade per cercare di realizzare ‘En el lugar de las fresas’. E non è stato facile. Mi sono presentata ad assessori, a case di produzione, a Fondazioni, associazioni…”. Maite legge un articolo di giornale in cui Steve della Casa, presidente di Film Commission, racconta dei diversi film girati sotto la tettoia del mercato di Porta Palazzo da registi famosi. “Ho contattato Steve della Casa per parlargli del mio progetto, al quale è piaciuto molto. Mi ha consigliato di continuare il lavoro”. In quel periodo Maite scopre che Film Commission apre un bando rivolto proprio ai documentari. La svolta è avvenuta con la selezione del progetto “En el lugar de las fresas” nel febbraio 2008. “Al primo bando a cui ho partecipato non sono passata, ma al secondo ho capito che il sogno si stava realizzando”. Nella lista dei registi selezionati c’è infatti il nome di Maite Vitoria Daneris, senza casa di produzione alle spalle, straniera e donna. Una mosca bianca. “L’essere straniera, e per di più spagnola, seppure in un contesto difficile, mi ha aiutata”.

C’è un’affinità tra il popolo italiano e quello spagnolo, e nonostante le poche risorse in circolazione per produzioni documentaristiche, gli anni investiti da Maite nella sua ricerca quasi antropologica e nel reperimento di finanziamenti hanno dato i loro frutti. “Domenica 27 aprile, in occasione della quarta edizione del Torino Food Market Festival promosso dalla Conservatoria delle Cucine Mediterranee del Piemonte e dal Comune di Torino, ho presentato il trailer di ‘En el lugar de las fresas’, un primo passo di questo lungo anno di lavoro che mi si prospetta”. “Il progetto è stato molto apprezzato dalla platea del convegno ‘I mercati dei produttori. Esperienze internazionali, scenario nazionale e iniziative in Piemonte’ – commenta Alessandro Portinaro, membro del direttivo della Conservatoria -. Il trailer si è inserito perfettamente alla conclusione delle molte parole dette nel corso dell’incontro. In pochi minuti Matie è riuscita a sintetizzare i diversi spunti emersi nella mattinata di lavoro”. E aggiunge: “E’ stato veramente interessante calarsi attraverso lo sguardo di una ragazza straniera nelle storie di questi contadini”.
Marcella Rodino
(30/5/2008
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