Scottish manele

Scottish maneleA volte Triu, altre Prala, Il gruppo musicale Bruskoi ha diversi volti, storie, provenienze e contaminazioni. Nasce casualmente come Triu nel 2005, dall’incontro di Marco, Florin e Manuela, musicisti dalle storie più diverse, tutti legati da una stessa passione: la musica popolare, da quella che arriva dall’Est a quella delle valli occitane nei dintorni di Cuneo. Nel 2006 fanno la loro comparsa altri due elementi del gruppo, Stefano e Zita, che insieme al “triu” formano, all’occasione, il Bruskoi Prala.
“Quando vuoi suonare bene non importa quale sia il genere musicale. Quando lo fai con il cuore si sente”. Florin Tanas, detto “Stufulica”, è chitarrista e sassofonista, arriva dalla regione Moldova della Romania, e suona da quando aveva nove anni. “Nella mia famiglia siamo tutti musicisti: mio padre suona la timba, un fratello la fisarmonica e un altro, purtroppo scomparso, era un grande chitarrista jazz”. La musica per Stufulica è la normalità, è il suo strumento di comunicazione ed è, come da tradizione, il suo lavoro, anche in Italia. “Cinque anni fa ho conosciuto Marco mentre suonavo in via Roma a Torino. Noi musicisti suoniamo in strada, non rubiamo, siamo tranquilli”. “Marco aveva studiato la mia musica – prosegue Stufulica -. Quel giorno si è fermato, mi ha chiesto di dov’ero e mi ha fatto vedere il suo violino. Abbiamo iniziato a suonare qualche pezzo e ho scoperto che era molto bravo. Per cinque mesi ci siamo esibiti insieme con altri musicisti romeni, un clarinettista e un fisarmonicista. Guadagnavamo anche dei soldi, ma dopo un anno mi ha preso la polizia e mi ha rimandato in Romania”.
“A due anni dalla sua espulsione – spiega Marco Ghezzo, violinista del gruppo - ho conosciuto in un bar a Cuneo una ragazza romena. Mi ha mostrato una foto di famiglia e tra i visi dei parenti ho riconosciuto quello di Stufulica. Quel giorno ho saputo che il mio amico era ritornato in Italia e che abitava a Cuneo”. “Dopo due anni sono tornato – racconta Stufulica - e adesso ho qui mia moglie, una figlia sposata a Torino, e un figlio di 16 anni che frequenta il conservatorio a Cuneo”.

Qualche giorno dopo il riabbraccio nasce, per una serie di coincidenze, il Bruskoi Triu. “Da poco ero ritornata a Bra – dice Manuela, fisarmonicista e voce del gruppo – dopo i miei studi a Bologna e l’esperienza da musicista nel gruppo napoletano La Mescla”. In quel momento Manuela era senza un gruppo musicale. “Ho incontrato Marco, un vecchio amico, con il quale condividevo la passione per la musica zingara e ci siamo promessi che un giorno avremmo suonato insieme, magari con il suo amico Stufulica”. Per combinazione, uno storico locale di Bra, Le Macabre, stava disperatamente cercando musicisti che coprissero una serata. “Tutto è avvenuto inaspettatamente: Stufulica si presenta a casa mia e iniziamo a suonare. La quantità di accordi che esegue è strabiliante, a stento cerco di seguirlo. Nonostante tutto, ci troviamo la sera nel locale per il concerto. Con la mia fisarmonica ho sofferto tantissimo... Marco suonava il suo violino a velocità estrema, sudatissimo. Da quella ‘tragica’ serata è nata l’idea di partire insieme per una piccola vacanza alle Cinque Terre, accompagnati dai nostri strumenti”. Nasce così il Bruskoi Triu.
A rendere unico il gruppo è non solo uno stile originale, frutto di diverse contaminazioni, ma i background dei suoi componenti. Marco, di Cuneo, ha studiato violino svogliatamente dai sette ai 12 anni. “A 16 anni avevo un amico appassionato di cornamusa. Stava in quel periodo rinascendo l’interesse per la musica tradizionale delle mie parti, in particolare quella occitana, e il mio amico mi ha convinto a riprendere a suonare il violino. Inizio a suonare in giro”. Si allarga per Marco l’interesse per le musiche popolari “e attraverso amici che già erano andati in Romania con i carri ho conosciuto la musica romena e mi sono ‘ammalato’…”. Marco descrive la musica zingara come impegnativa, piuttosto virtuosa ed energica. “C’è anche improvvisazione come nel jazz – aggiunge - intendo il jazz più popolare che punta sulla complessità e sul coinvolgimento emotivo del pubblico. La musica zingara è in continua trasformazione. Pur essendo una musica tradizionale rimane comunque viva”.
“Mi è capitato di sentire un fisarmonicista serbo suonare sotto i portici in centro a Bologna dove studiavo all’università – ricorda Manuela Almonte - Mi ha colpito particolarmente la sua musica. Ho sempre amato la fisarmonica, anche le sonorità della musica dell’Est suonata dagli zingari. Era il periodo del film ‘Underground’ e spesso mi capitava di sentirla”. Intanto torna a Bra a trovare la famiglia e scopre di possedere in soffitta una vecchia fisarmonica Stradella del ’44. “Quando le cose capitano casualmente, bisogna assecondarle. Torno a Bologna e mi iscrivo alla scuola popolare di musica Ivan Illich, tra le prime a entrare in contatto con suonatori zingari. Mi ricordo un musicista serbo che teneva seminari nella scuola. Siamo nel 2000. In quel periodo conosco nel bar di mia madre a Bra, un fisarmonicista zingaro, che ho poi rincontrato due anni dopo al circo Bidone. L’ho inseguito perché mi insegnasse a suonare la sua musica”. Manuela racconta che il rapporto con questi professionisti è delicato. “La loro musica – spiega – o si ‘ruba’ o si compra. L’alternativa è avere l’occasione di suonare insieme, senza aspettarsi che qualcuno sveli con leggerezza i propri trucchi”. Manuela si unisce in seguito a un gruppo napoletano, La Mescla, che suonava tammurriate, e con loro fa diversi viaggi nei Balcani. “Facevamo un po’ di date al Nord e tutti i soldi che guadagnavamo li spendevamo viaggiando. Questo ci ha permesso di lavorare al Carnevale di Dubrovnik e poi in Kosovo nel 2001, dove lavoravamo con una Ong tedesca al “Crossing bridges festival”. Con questi ragazzi attraversavamo i ponti per raggiungere le enclaves serbe e albanesi portando le tammurriate”. Nel 2003 Manuela abbandona La Mescla e si sposta al nord con l’allora compagno cantautore. “Abbiamo lavorato insieme un paio di anni – dice - suonando musica d’autore, pezzi suoi e con qualche mia contaminazione”.
“Sono stato solo una volta in Romania – racconta Marco - prima di conoscere Stufulica, a trovare gli amici del Croquemule, che dalla Francia con carro e muli sono arrivati in Romania. Sono poi tornato due volte ospite della famiglia di Stufulica. Ho sempre portato con me il violino, anche se in alcune situazioni lo tenevo in custodia: è imbarazzante suonare con chi è nato con il violino in mano e con questa musica nelle orecchie. Comunque, quando mi ci sono cimentato, è stato apprezzato il fatto che conoscessi la loro musica”.
Scottish manele“Era il 2002 – ricorda Manuela – quando ho fatto il mio primo viaggio in Romania, dove sono stata un mese. Ho raggiunto il gruppo Croquemule mentre si spostava dalla periferia di Bucarest a Gaiest, luogo dei musicisti bravissimi. Sono anche capitata in un villaggio dove incredibilmente non suona più nessuno: qui vivono zingari che hanno abbracciato una religione che vieta loro di bere, fumare, ballare e anche suonare. Suonavo io, li scimmiottavo e loro ridevano divertiti della mia musica e pensavano solo a comprarmi la fisarmonica”.
“Io inizialmente conoscevo meglio la musica slava – aggiunge Manuela – Stufulica e Marco quella romena. Ma non è mai stato un problema la miscellanea di stili. Con il tempo è anche avvenuta spontaneamente la svolta occitana: Stufulica da Dogliani si è trasferito a Cuneo, Marco abita a Cuneo e io mi sono fidanzata con un ragazzo occitano doc. Sono così comparsi, nelle improvvisazioni in strada dove ‘giochi’ con più facilità, i pezzi occitani”. Manuela racconta che in modo naturale per esempio una scottish (genere di musica occitana) si è trasformata in un manele (stile balcanico di musica derivato principalmente dalle canzoni d'amore turche, greche, arabe e serbe. Il genere, si è particolarmente sviluppato in Romania), anzi in ‘Scottish manele’. “La base ritmica è la stessa e poi l’aria di montagna ispira…”.

Nel 2006 si forma anche il Bruskoi Prala (“fratellanza” in zingaro romeno) con l’entrata del contrabbassista Stefano Protto e della danzatrice e cantante ungherese Zita Kovacs, coppia che in precedenza viaggiava nella carovana Croquemule. Stefano è originario di Torino, Zita è di nazionalità romena ma di origine ungherese. Lei non è zingara, ma ha sempre frequentato le popolazioni zingare nella zona di Turgu Muresh. Nel gruppo canta e balla. Bruskoi Prala si sposta suonando con il carro e il cavallo di Stefano. E le ‘strade’ che intende percorrere possono essere ancora tante e imprevedibili.

Marcella Rodino
(30/09/2008)


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