Voci di donne “Attivamente coinvolte”

 

Voci di donne “Attivamente coinvolte”Roma. Il Festad’Africa Festival, rassegna internazionale delle culture dell’Africa contemporanea in programma dal 16 al 21 settembre presso il Teatro Palladium, è giunto alla sua settima edizione.
La prima serata della rassegna, che quest’anno è dedicata alla creatività femminile, ha coinvolto Daniela Giordano, direttrice artistica del Festival, come regista e attrice della performance teatrale “Attivamente coinvolte dalla risoluzione Onu 1820 del 2008”.
Una scelta coraggiosa, importante, densa di significati e fortemente attuale.
Lo spettacolo di teatro contemporaneo trae la propria ispirazione dalla recente risoluzione ONU 1820, sancita lo scorso 18 Giugno, che ha definito lo stupro “un crimine di guerra, un crimine contro l’umanità”.

Le luci, soffuse, calde, appena percettibili, accolgono cinque donne su un palcoscenico dalla scenografia essenziale: una piccola pedana, sullo sfondo, ospita Michela Grandi, magistrale vocalist dello spettacolo, qualche stola di cotone bianco ricade dal soffitto come schermi longitudinali sui quali sono proiettate frasi estratte dal documento delle Nazioni Unite. Le altre quattro donne presenti, Federica De Cola, Daniela Giordano, Cinzia Spinelli e Marzia Tedeschi, trasandate nei loro abiti consunti e sgraziati, mettono in scena il dolore al contempo fiero e straziante delle donne troiane sopravvissute all’incendio di Ilio e ridotte in schiavitù dai grandi condottieri achei.

Sole, abbandonate al proprio tragico destino dai congiunti defunti in battaglia, strappate ai fratelli e ai figli “caduti come fiordalisi recisi alla mietitura” sono ora condannate a “risuonare sventure senza canti” tra grida soffocate ad invocare giustizia per le violenze subite con la forza in impari lotta. Il riferimento agli abusi sessuali perpetrati sui loro corpi indifesi e vessati dagli eroi cantati da Omero accompagna i loro racconti: dopo la caduta di Troia lo straziante sorteggio delle prede di guerra ha destinato Cassandra ad Agamennone, Andromaca a Neottolemo e Polissena ha trovato la morte sacrificale sulla tomba di Achille per propiziare la navigazione della flotta achea, raggiungendo “una sorte che le scioglie ogni dolore”. La vecchia regina Ecuba, moglie di Priamo e madre di Ettore, è destinata a seguire Ulisse nel suo periglioso ritorno ad Itaca. Madre di Cassandra e Polissena e di altri diciannove figli dispersi tra le fiamme, Ecuba soffre per il loro comune destino di sventura e umiliazione, condividendo altresì la sofferenza di Andromaca per la morte del congiunto e per l’infanticidio del piccolo Astianatte gettato dalle torri di Ilio da mano nemica.

Quattro donne depredate della loro femminilità, violate nel profondo della propria regale natura e abbandonate nel terrore e nella vergogna tra le braccia del vincitore. Le quattro voci si alternano nella narrazione raccogliendosi attorno al dolore di Ecuba che rappresenta il fulcro emotivo della vicenda. Nella sanguinosissima guerra tra Ellade e Frigia cantata da Euripide in questa tragedia non vi è posto alcuno per sentimenti di umanità quali la pietà, il rispetto, la dignità dell’essere umano né giustizia per coloro i quali esercitano violenza come strumento di sopraffazione.

La straziante disperazione dei vinti, impotenti di fronte alla barbarie dei vincitori, accompagna brutalmente la storia dell’umanità in ogni guerra che umana memoria ricordi. Non conosce tregua l’atroce violenza che acceca gli individui coinvolti in situazioni di conflitto armato.  La risoluzione dell’Onu 1820 del 2008 rappresenta dunque una fondamentale conquista sulla strada dell’umanità. La ferma condanna contro ogni forma di violenza, con particolare riferimento alla brutalizzazione sessuale perpetrata ai danni di donne e bambine coinvolte in scenari di guerra, auspica la diffusione di efficaci strumenti per la prevenzione della violenza. Tale prospettiva incoraggia al contempo il coinvolgimento attivo e consapevole delle donne per il loro importante ruolo di mediazione nella prevenzione e risoluzione dei conflitti e nella costruzione di una pace realmente sostenibile fondata sui principi di verità, giustizia e riconciliazione nazionale.
Non resta che augurarci un roseo avvenire per l’umanità…

 


 

Federica Araco
(19/09/2008)

 

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