“Il viaggio di Ulisse” di Giampaolo Atzeni

 

Giampaolo Atzeni, classe 1954, deve aver avvertito il fascino dell'avventura fin da quando, a quattordici anni, frequenta la scuola per geometri e, in una casa dove nessuno si occupa d’arte, si perde tra i libri d’arte. Dipinge di notte e di nascosto, chiuso in una stanza che fa crescere il desiderio di calpestare altri spazi e l’esigenza di andar via.

 

“Il viaggio di Ulisse” di Giampaolo Atzeni
Giampaolo Atzeni davanti a uno dei suoi dipinti


Di anni, quando lascia Cagliari dove è nato, ne ha venti. Attraversa il mar Mediterraneo -dove la Sardegna è immersa- per affrontare il “Continente” e un lungo viaggio tuttora in corso. Della terra d’origine si porta dentro i colori, rigore, decorativismo geometrizzante, ansia di scoprire sempre nuovi strumenti di ricerca e di ispirazione. Nel 1973 giunge a Londra, si ferma un anno e compie i primi passi nella grafica e nella fotografia. Quindi, a Firenze, frequenta la facoltà di Architettura e fa parte del gruppo internazionale del Terzo teatro e del laboratorio Domus de Janas . Traduzione dal sardo: Casa di fate , e si chiama così anche se nel gruppo i sardi sono solo due: lui, attore, e Pier Franco Zappareddu, registra. Esperienza importante che elimina la recitazione a favore dell’ expression corporelle . Che però non placa l’irrequietezza. Quattro anni, dal 1975 al 1978, lo vedono percorrere l’Europa: Grecia, Spagna, Danimarca. Nel 1979 cambia pagina di nuovo. Trascorre in Africa sei mesi. Altri in Oriente. Fa il reporter. Raccoglie appunti fotografici per i giornali con un obiettivo prolungamento del suo sguardo e delle sue mani, che permette di penetrare il senso della vita e delle cose. Studia gli sviluppi di ogni possibile intesa tra bianco e nero e delle infinite gradazioni esistenti tra essi. Dice: «Dopo 20 anni una foto è storia. La documentaristica è più importante dell’artistica. Blocca l’anima delle cose, dei luoghi, delle persone.»

 

“Il viaggio di Ulisse” di Giampaolo Atzeni
Giampaolo Atzeni, "Il viaggio di Ulisse", 2010, installazione, 5x4m variabile


Atzeni coltiva a lungo, in sordina, quell’esigenza di fare il pittore che lo aveva spinto ad attraversare il mare. Nei primi anni Novanta, a fargli capire che ormai non poteva sfuggire la sua realtà, e a spingerlo verso un impegno professionale, è l’artista ligure Ernestino Mezzani. Sono gli anni in cui vive a La Spezia. Attualmente –sino a quando?- risiede a Roma. Ama Klee, Kandinsky, Matisse. Spiega: «Sono partito dall’astratto, dal geometrico, dal rifiuto totale dell’immagine. Cercavo il colore che fa sentire il calore e domina sia nella presenza che nell’assenza. Come in musica, la pausa è importante quanto la composizione.»
Sulla tela imprigiona memorie, viaggi, metafore. Modula irrequietezze e sinergie tra il reale e l’onirico, contraddittori desideri di distacco e di ritorno, sospesi tra sempre nuovi strumenti di ricerca e di ispirazione. Un gran tour sotto cieli di ansietà metafisiche, di un rigoroso decorativismo appuntato con cromie forti e piatte che comprimono i volumi e li contornano con linee marcate, di ispirazione Pop, e citazioni di Lichtenstein e Adami. Spinte sentimentali e intellettuali firmate da una sorta di alter ego : un pesciolino rosso, domestico abitatore di bocce di vetro e, insieme, protagonista di avventure che eccedono l’apparente. Aggiornamenti mai smessi, incessantemente fecondati da un singolare cucchiaino con il manico guizzante abbandonato con nonchalance per ogni dove. Una cellula germinale vagante in tele dove i viaggi tra “Sogni in movimento” (Milano 2004) e “Strane coincidenze” (2500) finiscono sempre per essere i temi privilegiati. Le teiere perdono ovvietà per quel becco che si allunga nell’aria come un tentacolo tattile, tra tazzine, nastri, tappeti, arazzi, tendaggi, carte da parati che adornano gli interni di navi e di treni, rendendo piacevole il vagare. Oblò e finestrini incorniciano in un divenire incessante cactus e cammelli, piramidi, icone della Gioconda, tori infilzati da banderillas , banani, fiori, serpenti, tigri, cavalli, fenicotteri, palme, piramidi, architetture orientali, fichi d’india, Bilbao, Babilonia, Nirvana... Divagazioni tra simboli e monumenti nuragici, tra l’arcaico roccioso dell’Isola Madre e i meandri scavati dalle tempeste. Ansia di un femminile mai interamente mostrato. Un taglio ne elimina gli occhi. I Nudi compiono metamorfosi in chitarra, viola, lira. Il flash accende labbra, cuori, seni morbidi come dolci e dolci morbidi come seni; e feticci insistenti, piedi infilati in scarpe con tacchi altissimi, babbucce, borsette, valigie. Soprattutto valigie vaganti tra paesi senza confini.

 

 

“Il viaggio di Ulisse” di Giampaolo Atzeni
Giampaolo Atzeni, "La Nave", 2004, acrilico su tela, cm80x80


In Italia e all’estero Giampaolo Atzeni dialoga con realtà e linguaggi altri dai propri. Vince la sfida attraverso un lungo percorso che soddisfa il suo eclettismo di grafico, scenografo, pubblicitario, fotografo, giornalista, interior designer, digital artist. Approda con le sue opere -e con sempre maggior frequenza- in personali e collettive. Nel 2005 realizza un autoritratto metafora di luoghi e sentimenti. Un momento importante nella vita dell’artista. Tanto più quando, per delinearlo, ricorre a tecniche diverse: il tridimensionale, la musica, le riprese con telecamera fissa del mare della spiaggia del Poetto di Cagliari, in un giorno di maestrale.
Nasce così la video installazione “Il viaggio di Ulisse”. Su un telo di plastica azzurro che simula il Mediterraneo, Atzeni adagia un’isola di sabbia sulla quale lascia le impronte del suo passaggio. Impronte che il mare reale -chiudendosi alle spalle di chi l’attraversa- inesorabilmente cancella, quasi ad azzerare ogni memoria. Ma per ogni isolano le impronte sono imprescindibili, e Atzeni si ostina a segnare con esse anche il mare proiettato sulla parete antistante il telo. Dalle sue acque fa emergere e sfumare i particolari di suoi dipinti che trattano di chi, come Ulisse, si allontana dalla Terra Madre senza potersi liberare dal suo richiamo. Di chi, come lui, si identifica nell’eroe omerico e ancora si rappresenta nel pesciolino rosso che qui oltremodo dilata, sino a raggiungere la stessa altezza dell’albero maestro della nave, al quale si fa legare, così che possa abbandonare l’Isola resistendo al suo canto di sirena.

Info:
Dall’1 all’8 aprile, in occasione della festa “Lunissanti”, Castelsardo, borgo medioevale del Nord della Sardegna, accoglie una Collettiva d’Arte Contemporanea nel Castello Doria, eretto nel XII secolo sulla sommità di un rilievo vulcanico a picco sul mare. Giampaolo Atzeni, ospite d’onore della manifestazione, è presente con i suoi acrilici e con l’installazione “Il viaggio di Ulisse”.

 

 


 

Gavina Ciusa
(06/03/2010)

 

 

 

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