La Gerusalemme degli artisti palestinesi

Tutti nati a Gerusalemme, rappresentano la prima generazione di artisti palestinesi. Alcuni dipingono la città in cui sono sempre vissuti. Altri, in esilio, stendono sulla tela i loro ricordi d'infanzia o le loro rivendicazioni. Dal figurativo all'astratto, dagli anni '60 agli anni '80, “Jerusalem, Lexicon of Colours” (Gerusalemme, lessico di colori) raccoglie opere di stili differenti e periodi diversi, in cui l'occupazione israeliana di Gerusalemme-Est nel 1967 segna una comune cesura
La Gerusalemme degli artisti palestinesi
L'esposizione si apre con gli acquerelli di Sophie Halaby (1912-1998): è stata uno dei primi pittori palestinesi a ricevere una formazione accademica. La sua è una Gerusalemme di cupole e cactus che si bagna in colori dolci. Nei suoi paesaggi la città non è che una prospettiva lontana, sempre circondata dalla vegetazione. Quando quest'artista, che ha sempre abitato a Gerusalemme, dipinge “La porta dorata del giardino del Gethsemani”, il verde delicato degli ulivi domina l'ocra delle mura della Città Vecchia.

La Gerusalemme degli artisti palestinesi Jumana Husseini (1932-) traccia invece una Gerusalemme geometrica. I campanili e i minareti, le croci e le mezze lune disegnano una città di un bianco irreale cosparsa di tracce d'oro.















La Gerusalemme degli artisti palestinesi
Un contrasto eclatante con i colori vivi di Taysir Sharaf (1939-2001). Quest'ultimo ha appena dieci anni quando la sua famiglia emigra in Egitto in seguito alla creazione di Israele (1948). Il pittore tornerà solo dopo i suoi studi nella città della sua infanzia. È in prima linea quando lo Stato ebreo occupa Gerusalemme-Est. La città diventa allora la sua ossessione. Nelle sue tavole, racchiude la Città Vecchia tra caratteri della calligrafia araba, brillanti e colorati.

La Gerusalemme degli artisti palestinesiTavolozza molto simile per Vladimir Tamari (1942-), ma l'intenzione è più sofferta, le ispirazioni mistiche si mescolano alle rivendicazioni politiche. L'artista, che adesso vive in Giappone, evoca in “Moskobiyya prison” i tre giorni che ha trascorso nel 1976 in questo noto centro di detenzione di Gerusalemme-Ovest, quando era tornato per vedere la sua famiglia. Rivedeva per la prima volta dopo tanto tempo la sua città natale e lo faceva dalla finestra di una cella.






La Gerusalemme degli artisti palestinesiPur essendo astratti, gli olii e gli acrilici di Samia A. Halaby (1936-), sono nondimeno potenti dichiarazioni di ribellione. Nel suo trittico “Jérusalem occupée”, le pennellate di colori scuri ricoprono le tinte chiare. “È come se fossi testimone degli ultimi istanti di vita di questa bella e antica città di Gerusalemme”, scrive questa esiliata che insegna adesso a Yale. “Stanno uccidendo la mia città e ho dipinto questa tela perché avvertivo il dolore e la bellezza di Gerusalemme”.

Kamal Boullata (1942- ) lavora anche lui sull'astratto, ma in forme geometriche. Impressionato da bambino dalle iscrizioni che ornano la Cupola della Roccia, reinventa, adulto, la calligrafia araba. I suoi motivi ipnotici si aggarbugliano in mezzo a colori che vibrano, dando un'impressione di rilievo.

La Gerusalemme degli artisti palestinesiL'esposizione si chiude con un'istallazione di Vera Tamari (1945-). La sorella di Vladimir Tamari è una dei due responsabili della mostra. Per “Le rideau de Hilaneh”, ha utilizzato un lavoro all'uncinetto realizzato da sua nonna. Ha fotografato ogni motivo: angeli, vasi di fiori, uccelli. Delle luci verdi, rosse, bianche o viola illuminano da dietro ognuna delle trasparenze. La scacchiera così costruita ricorda la pista da ballo de “La febbre del sabato sera”. L'artista spiega di aver voluto riflettere in questo modo “l'austerità e la magia di Gerusalemme”. Nelle sue opere, il passato raggiunge il presente. Ed è un po' quel che in realtà succede a Gerusalemme. Dichiarata capitale della cultura 2009, la città, in quest'occasione, si riappropria di quella parte della sua cultura che Israele tenta di cancellare: la sua identità palestinese. L'esposizione “Lexicon of Colours” alla galleria Al-Hoash, a Gerusalemme-Est, mostra non solo la ricchezza di questa cultura ma anche la sua persistenza proprio in quei luoghi da cui la si vorrebbe sradicare.


La Gerusalemme degli artisti palestinesi «Jerusalem, Lexicon of Colours»
Galerie Al-Hoash (Palestinian Art Court)
7 Zahra street, East Jerusalem
www.alhoashgallery.org

Marie Medina
Traduzione di Alessandro Rivera Magos
(05/05/2009)

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