Fulvio Roiter: il “Grande Vecchio” del Mediterraneo

Fulvio Roiter: il “Grande Vecchio” del MediterraneoQuest'uomo che misura con incredibile energia la lunga sala del Vittoriano , nel centro di Roma, che si entusiasma per la luce del Marocco, “per i colori, è il paese più esaltante della regione, scatterei ad ogni respiro se fosse possibile!”, o dell'Egitto, “avrei voluto fare 4 esposizioni come questa solo per l'Egitto !”, è Fulvio Roiter, “Grande Vecchio” della fotografia italiana, come lo definisce l'organizzatore dell'esposizione Grigore Arbore Popescu.

Il suo entusiasmo così comunicativo spiega l'impressionante quantità di scatti presi in giro per il Mediterraneo che, per il festival “Il Lazio tra Europa e Mediterraneo” sono stati raccolti a piazza Venezia, a Roma, semplicemente sotto il nome di “Mediterraneo”.

È difficile per un veneziano evitare il rapporto con l'acqua che lo circonda. E per Roiter lo confermano i suoi più importanti lavori, Venezia è in sé ispirazione ontologica: “Venezia a pelo d'acqua” (1954), “Essere Venezia” (1977), “L’Oriente di Venezia” (1982); o ancora “Una vita a Venezia” (2006). Mediterraneo è uno sguardo su questo mare: colore verde mandorla in Tunisia in “Mediterraneo visto dai costoni di Capo Bon”, o blu come l'inchiostro e sorvolato da inquietanti gabbiani in Calabria, o ancora fremente di desiderio “sulla riviera di ponente” in attesa di una bella bagnante bionda distesa sulle rocce.
Fulvio Roiter: il “Grande Vecchio” del Mediterraneo
Anche quando fotografa un mare di persone in piazza San Pietro a Roma lo scatto restituisce un tempo in sospensione. Jean Michel Folon lo descrive come un uomo per cui “il ventesimo secolo non esiste” e che non torna mai da un viaggio con fotografie di antenne della televisione o di guerra. Le foto di Roiter sono in effetti esteticamente perfette: le vedute sulle isole Cicladi, il sole che tramonta dietro Keops, sono spogliate di ogni contesto. D'altronde questa forma che sembra priva di senso è proprio ciò che apprezzava Alberto Moravia, per il quale “Fulvio Roiter è un uomo che conferma l'idea che mi sono fatto, più la fotografia è bella e più è misteriosa. Queste fotografie sono spesso molto belle; dunque assai misteriose”. Belle da turbare lo sguardo.

Roiter evita minuziosamente il tempo e negli scatti lo annulla. D'altra parte è ciò che ammira di più dell'Egitto: “si tratta di un paese in cui la natura da 5000 mila anni non è mai cambiata”. Una miniera per un fotografo che cerca di “fare fotografie avulse dal tempo”.

Questa ricerca di estraneità, spiega, ha cercato di metterla in pratica durante tutto il suo lavoro per il libro “Terra di Dio”, dedicato alla Palestina. Le poche fotografie del libro esposte all'interno di Mediterraneo riproducono, di fatto, una realtà che non lascia mai percepire il suo peso ma esprime piuttosto un rinvio, una dilazione, che dà rilievo alle persone piuttosto che al paesaggio.
Fulvio Roiter: il “Grande Vecchio” del Mediterraneo
La pubblicazione che accompagna l'esposizione riprende i migliori momenti della carriera di Fulvio Roiter che si è spesso rivolto al Mediterraneo. Una poesia di Salvatore Quasimodo ( nuove poesie 1936-1942 ) illustra a meraviglia un magnifico scatto di due velieri su un mare quasi annerito dai riflessi del sole: “Allora mi misi lentamente a contare i forti riflessi d’acqua marina che l’aria mi portava sugli occhi dal volume dell’altro veliero”. Come altrettante immagini del Mediterraneo di Fulvio Roiter.

Catherine Cornet
(28/06/2008)

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