Addio a Mahmoud Darwish

 

Addio a Mahmoud Darwish Il poeta della lotta e della sofferenza palestinese, Mahmoud Darwish, è morto ieri, 9 Agosto 2008, a Houston in Texas all’età di 67 anni. Si era recato nella cittadina statunitense per sottoporsi ad un’operazione al cuore. La morte è sopraggiunta in seguito a complicazioni respiratorie legate all’operazione. Il poeta era gia' stato operato due volte al cuore, nel 1984 e nel 1998. La comunità palestinese oggi si sente più sola. Il poeta delle mille lotte, delle parole di fuoco, dell’orgoglio e della speranza ha dovuto abbandonare il campo, però come ha detto il ministro della cultura palestinese ai microfoni di Al Jazeera “Le sue parole accompagneranno i palestinesi per sempre”.
Darwish è nato a Al-Birweh, Vilaggio situato in Galilea. Nel 1948, l’anno della nascita dello stato d’Israele che per i palestinesi è l’anno della Naqba, segna anche per il futuro poeta l’inizio di un dramma che lo accompagnerà tutta la vita. Il suo villaggio natale, come altre 400 vilaggi palestinesi, viene raso al suolo e tutti gli abitanti cacciati dalle loro case. La pulizia etnica compiuta nei confronti della sua gente lascia in Darwish un senso di profonda ingiustizia e una voglia di rivalsa che il poeta riverserà nei suoi poemi. In un primo tempo i suoi genitori si rifugiano in Libano, ma poi la famiglia Darwish tornerà in Palestina vivendo la strana situazione di essere “clandestini” nel proprio paese natale. Criticato più volte per la sua attività poetica (sarà più volte arrestato per aver letto poesie in pubblico), comincia ad avere una visibilità con la sua prima raccolta Foglie di ulivo del 1964. Fu anche direttore del quotidiano locale Ittihad fino al 1970, data in cui abbandonerà temporaneamente la Palestina per potersi dedicare ad un periodo di studio e riflessione in Unione Sovietica. Un esilio che molte conseguenze avrà anche sulla sua attività poetica. Negli anni ‘80 si dedica più attivamente all’attività politica, nel 1987 infatti sarà uno dei memvro del comitato esecutivo dell’OLP. Molti aspetti della sua vita nei quadri dell’OLP sono segreti (soprattutto gli spostamenti), però è nota la sua appartenenza alla cosiddetta ala dura dell’OLP, quella che chiedeva a gran voce una lotta dura che portasse alla distruzione dello stato d’Israele e alla costituzione di un libero stato palestinese. Fu uno dei più critici verso Yasser Arafat dopo i trattati di Oslo, perché era dell’opinione che tale trattato non permetteva una pace giusta ed equa per i palestinesi. Lascerà l’Olp nel 1993. Le sue poesie sono inni di lotta, ma anche l’esaltazione della terra e della natura dei luoghi natale. L’albero di ulivo infatti è uno dei simboli più ricorrenti nelle sue rime.
Tornerà in Palestina nel 1996 perché gli fu accordato il permesso di partecipare ai funerali dello scrittore Emile Habibi. In questi ultimi anni ha vissuto tra Amman e Ramallah continuando nella sua attività di cantore della causa del suo popolo.

 


 

Igiaba Sceigo
(10/08/2008)

 

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