La lingua degli altri

La lingua degli altriLe minoranze albanesi, secondo una ricerca, sono sparse in circa cinquanta comuni albanofoni per lo più nelle regioni del Centro-Sud d’Italia e segnatamente in Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia. La lingua che si parla in queste regioni è l’Arbereshe, una variante arcaica del tosco, un dialetto del sud dell’Albania. Gli albanesi iniziarono ad emigrare nell’altra sponda dell’Adriatico a partire dal XV secolo, data di inizio della diaspora albanese. L’attuale obiettivo delle popolazioni arbereshe d’Italia è quello di potersi organizzare in una struttura politica ufficiale che possa rappresentarle e altresì quello di poter codificare tutti gli idiomi parlati nelle diverse regioni dell’Italia meridionale per poter redigere, accanto alla lingua ufficiale, anche l’idioma arbereshe, negli atti ufficiali come i verbali di un consiglio comunale o regionale.
La Repubblica italiana è una delle poche ad avere un articolo nella Costituzione dedicato alla salvaguardia delle minoranze linguistiche che costituiscono il 5% della popolazione, il che significa che esiste una fetta non indifferente della popolazione che parla come lingua madre una lingua diversa dall’italiano. L’introduzione della legge 482/99 che tutela le minoranze linguistiche presenti in Italia, rappresenta un elemento di stimolo per le comunità minoritarie d’Italia. Questa legge applica il dettato costituzionale che all’articolo 6 recita: “La Repubblica tutela con delle norme specifiche le minoranze linguistiche”.

La legge 482/99 permette quindi a tutte le popolazioni minoritarie di manifestare la propria specificità culturale e linguistica senza essere stigmatizzati. Coloro che parlavano un dialetto o una lingua minoritaria, prima della sua introduzione, venivano considerati inferiori, dei non-acculturati. Essi potevano parlare la loro lingua di nascosto da sguardi indiscreti, entro le mura domestiche, ma mai in contesti più ufficiali. Oggi, grazie a questa legge, la lingua minoritaria viene insegnata a scuola, affinché i ragazzi possano apprendere anche la forma scritta e non solo quella orale tramandata di generazione in generazione.

Ciò che caratterizzava la comunità albanese era la loro fede indiscussa nella religione cristiana di rito bizantino e lingua greca. Meravigliosi erano i matrimoni di rito bizantino, oggi totalmente assenti a causa della pressione della Chiesa latina di rito cattolico che li abolì in quasi tutto il territorio abitato da albanesi. Oggi di questa memoria bizantina non resta che un termine, ancora utilizzato dalle popolazioni di lingua minoritaria, che indica l’atto dello sposarsi “Vunje Kuror”, letteralmente “mettere la corona”, che allude al gesto di cingere con una corona la testa degli sposi. Molti aspetti della vita albanese sono stati ereditati dalle popolazioni alloglotte come l’arte culinaria, la musica, il folklore ecc. Si fa del teatro, della musica, si realizzano dei progetti che mirano alla conservazione della lingua, perché si è finalmente capito che una lingua, una cultura minoritaria all’interno di un contesto nazionale costituisce un arricchimento non soltanto per la popolazione alloglotta ma anche per la popolazione autoctona che li accoglie nel proprio territorio nazionale.


Emanuela Frate
(09/06/2009)

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