Festival di Tiro

Festival di TiroSono stati i passi lievi e le movenze delicate degli artisti non udenti e non vedenti della “China’s desabled people performing art troupe” a inaugurare il ritorno nella storica sede dell’ippodromo romano di Tiro del Festival internazionale di danza, musica e poesia. Un appuntamento che prosegue fino al 19 luglio e che è stato molto atteso dai libanesi. L’evento è un passo importante per la ricostruzione. Segna la rinascita culturale e la voglia di tornare alla normalità del Paese dei Cedri, a tre anni dal conflitto con Israele che rase al suolo mezzo Libano e uccise circa 1500 persone. Le bombe colpirono violentemente soprattutto l’area di Tiro, che si trova a sud, vicino al confine con Israele. “Il Tyre and South Festival” era stato interrotto proprio a luglio del 2006 dai bombardamenti israeliani, che avevano danneggiato anche il sito archeologico, patrimonio dell’umanità per l’Unesco, un simbolo per la città e per la storia e l’identità nazionale. Per questo è stata significativa la scelta fatta dalla commissione organizzatrice della rassegna di dare il via alle danze proprio con l’esibizione del gruppo cinese, ormai famoso dopo il successo della cerimonia d’apertura delle paralimpiadi di Pechino 2008 e reduce dai palcoscenici di tutto il mondo, dalla Danimarca alla Polonia, al Brunei, alla Scala di Milano, all’American National Theatre.
Coreografie fluttuanti, allegre, colorate, un inno alla vita che è più forte di qualunque ostacolo. È questo il messaggio lanciato dai giovani artisti disabili cinesi attraverso l’esibizione impeccabile dei loro corpi. La maestria della danza rende poetica e piena di naturalezza perfino la storia di un ragazzo che non ha più l’uso delle braccia dall’età di cinque anni per uno shock elettrico. Da piccolo agricoltore ha imparato a prendersi cura dei campi innaffiando e lavorando solo con i piedi. La sua vita e i suoi gesti, ripetuti milioni di volte nella quotidianità di una regione rurale della Cina, sono uno spettacolo della natura. Mentre si muove veloce con due secchi sollevati solo dalle spalle tra decine di ballerine dai costumi color verde sgargiante, gli spettatori dimenticano che il protagonista non ha più gli arti superiori. Poi è la volta di un giovane cantante, disabile visivo, che intona un brano tradizionale arabo. Scattano gli applausi a ritmo di musica. Il pubblico si fa trascinare anche dalla danza delle farfalle. Si intitola “Romeo e Giulietta”, impersonati da un ragazzo e da una ragazza sordi che non sbagliano un passo e vanno decisamente a tempo. “Mi dicono che la primavera è piena di colori, io la tocco con i piedi e con la mani, la vedo con il cuore”. Questa poesia accompagna la danza della primavera dei ballerini non vedenti. Lo spettacolo è di alto livello. È arte maestosa pari alla magnificenza dei luoghi, degli archi e dei tesori archeologici che ospitano la performance. E’ un augurio per l’inizio di una bella stagione di pace anche nel sud del Libano, dove per trent’anni sono andati in scena solo distruzioni e massacri.
Tra il pubblico, la personalità più attesa era Randa Berri, che presiede la commissione organizzatrice del Festival ed è la moglie di Nabih Berri, appena rieletto per la quinta volta presidente del Parlamento libanese e leader del partito sciita di opposizione Amal, che ha a Tiro una sua roccaforte elettorale. Accanto a lei, il generale italiano Claudio Graziano, che è a capo di tutta la missione internazionale Unifil dei caschi blu. Anche il contingente italiano schierato con Unifil ha avuto un ruolo nella messa in sicurezza del sito archeologico danneggiato dalla guerra. La serata inaugurale del Festival, infatti, ha coinciso con la consegna e il taglio del nastro del nuovo cancello e di una parte della recinzione dell’ippodromo, realizzata grazie all’attività di Civil military cooperation (Cimic).

I militari hanno donato la struttura al sindaco della città, Abed Mohsen Hosaini, il primo cittadino che ha guidato la comunità sotto le bombe dell’estate del 2006 e durante tutto il periodo della ricostruzione. “L’ippodromo romano di Tiro è uno dei più conservati al mondo e il secondo per grandezza dopo il Circo Massimo”, spiega Ali Badawi, direttore del sito archeologico. “E’ una ricchezza non solo per lo sviluppo futuro del turismo, ma soprattutto per la comunità locale”, continua, “l’aiuto del governo italiano (attraverso la cooperazione della Farnesina, ndr.) sarà di cinque milioni di dollari per i siti di Baalbek e di Tiro. Qui all’ippodromo costruiremo un museo per tutti i ritrovamenti”.

www.tyrefestival.com

Federica Araco
(1/07/2009)

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