Quei coffee shop che uniscono Beirut

Quei coffee shop che uniscono Beirut
Bashir Gemayel
Proprio mentre Sasin Square e le vie limitrofe dell’Al-Ashrafiya di Beirut si adornavano con le bandiere della Falange libanese e delle Forze Armate Libanesi per commemorare il ventiseiesimo anniversario dell’uccisione del Presidente Bashir Al-Gamayel, la cui immagine ha decorato muri e manifesti a fianco di simboli e bandiere proclamanti “Al-Ashrafiya è la Falange”, nell’Al-Hamra gli striscioni e le bandiere del Partito Nazionalista siriano sono state issate in alto per celebrare un ventiseiesimo anniversario completamente diverso. Qui all’Al-Hamra si ricorda Khalid Alwan (nome di combattimento Michel), un militante del partito che uccise un gruppo di soldati israeliani seduti a sorseggiare una birra da Wimpy (storico caffè della città, ndT) su Al-Hamra Street nell’anniversario della loro invasione del Libano nel Settembre 1982.

Ma mentre le Forze Armate Libanesi e la Falange potrebbero reclamare legittimamente Al-Ashrafiya come propria (la maggior parte degli abitanti della zona sono sostenitori di questi due partiti) il Partito Nazionale non potrebbe avanzare una rivendicazione simile. Il partito non dispone di una reale rappresentanza in questa zona della capitale, nemmeno nei sindacati, nella municipalità locale o in parlamento.
Per inciso, sarebbe assurdo considerare la nomina dell’amministrazione siriana di Ghassan Matar a deputato di Beirut nei primi anni Novanta come frutto di un’accurata riflessione della volontà popolare.
Certamente è improbabile che il Partito Nazionale abbia un incremento numerico significativo finché i suoi alleati politici continueranno a competere per il “controllo” delle strade della zona occidentale e centrale di Beirut.
Questo è stato particolarmente evidente durante il mese di settembre, quando il movimento sciita Amal inondò questi quartieri con striscioni, bandiere e immagini del fondatore, Mousa Al-Sadr, per rimarcare il terzo anniversario della sua scomparsa in Libia.

Eppure malgrado l’evidente disparità nel sostegno popolare accordato alla Falange e alle Forze Armate Libanesi a Sasin Square da un lato, e quello del Partito Nazionale e Amal nell’Al-Hamra dall’altro, Beirut si ritrova ostinatamente e a malincuore tornata alle vecchie divisioni del tempo della guerra: una città spaccata tra zona Est e zona Ovest.

Un più attento esame della simmetriche commemorazioni suggerisce che questa divisione è foriera di una nuova conflittualità. Mentre Sasin Square reclama l’assassinio del Presidente eletto, Bashir Gemayel, il Partito Nazionale, che è rientrato nell’Al-Hamra con la forza delle armi dopo l’attacco del 7 Maggio 2008, è il gruppo responsabile della sua uccisione (o perlomeno lo è la sua squadra di sicurezza: l’attentato è stato pianificato da Nabil Al-Alam ed eseguito da Habi Al-Shartouni). Non è del tutto irragionevole affermare che, nella celebrazione dell’”eroismo” di Khalid Alwan, si nasconda la celebrazione di un altro eroe: Habi Al-Shartouni.

Al-Ashrafiya celebra Bashir Gemayel, che si distinse per la prima volta in occasione della difesa del distretto contro l’invasione dell’esercito siriano nel 1978. Si ricorda la sua morte, la fine della Destra Cristiana del Fronte Libanese, che tentò di preservare la Repubblica Libanese come era stata dal 1920 in avanti. Allo stesso tempo, i gruppi del Partito Nazionale stavano festeggiando l’”operazione Wimpy” come la nascita del Fronte per la Resistenza Patriottica contro l’occupazione israeliana.
Questo è un vanto conteso dal Partito Comunista Libanese. L’attitudine del Partito Comunista a celebrare è stata alquanto smorzata dalle azioni dei terroristi che rasero al suolo un monumento ai martiri comunisti del Fronte Patriottico costruito nel villaggio meridionale di Kafr Raman. La violazione di questo monumento è stato un richiamo ai Comunisti che erano stati espulsi dalle fila della Resistenza nei primi anni Novanta dalle milizie di Amal e Hizbullah. Benché parte della coalizione dell’8 Marzo fosse guidata da Hizbullah, la loro ”scarsa fiducia” e devozione non hanno più consentito loro di spartirsi il potere politico e la gloria del nuovo movimento di resistenza “islamica”. Dall’altro lato il Partito Nazionale gode di privilegi che provengono dalla protezione siriana.
Poiché i conflitti armati e le celebrazioni di commemorazione ci riportano indietro ad un periodo di guerra, la capitale e il paese nel complesso stanno gradualmente perdendo i ritmi e le abitudini di una civile vita pacifica. La musica della marcia di guerra è tornata. Sasin Square indossa la sua uniforme falangista; Al-Hamra è un mare con rosse nubi naziste. Questi, poi, sono i primi frutti di ciò che Hassan Nasrallah ha chiamato la campagna delle “armi per difendersi contro le armi”.

L’ironia del settembre di quest’anno a Beirut, nella confusione delle celebrazioni dell’operazione Wimpy e dell’omicidio di Bashir Gemayel, è l’assenza di ogni accenno per commemorare un altro incidente della stessa epoca: il massacro degli abitanti dei campi profughi di Shabra e Shatila sotto gli occhi dell’esercito israeliano. Questa eclatante assenza potrebbe essere il risultato di un accordo libanese. Dopo tutto, l’uomo che consentì il massacro e il primo comandante dell’esercito libanese, Eli Habiqua, è diventato alleato dei Siriani, il Partito Nazionale e in ultimo, ma non da meno, anche del Movimento Amal, che pochi anni dopo il massacro proseguì una campagna il cui intento sanguinario si scagliò principalmente contro gli stessi campi profughi (e con l’appoggio della Siria).
Questo, poi, è un massacro la cui memoria, così imbarazzante per la Falange, per l’Esercito Libanese e per gli alleati della Siria, deve essere cancellata. Dato che sono militarmente deboli, i Palestinesi e le loro numerose organizzazioni non sono in grado di competere con i libanesi nelle celebrazioni di questo terribile episodio.

Beirut è ancora una volta frammentata in diverse storie, eventi e memorie. Uomini armati del Partito Nazionale, Baath, Hizbullah e Amal hanno devastato le strade e i vicoli della parte occidentale di Beirut, mentre i cristiani hanno fatto circolare i loro carri nella parte orientale della città. L’anniversario della morte del Presidente Gemayel a Sasin Square si contrappone alla celebrazione di Khalid Alwan e (implicitamente) di Habib Al-Shartouni. Questa spaccatura spazza via quasi tutte le conquiste fatte durante il periodo di pace: diciotto anni durante i quali i libanesi si sono sforzati di rinnovare i principi di interesse reciproco e confronto e di ricostruire le relazioni necessarie a conciliare le esigenze della vita di tutti i giorni.
Ancora le loro anime erano rimaste sempre adombrate dal rancore, rancore che si propaga e serpeggia ogni volta che qualcuno si dimentica e dice “sono andato nella zona Ovest”, oppure “ho attraversato la parte orientale”, anche se i pericoli e le paure nascoste nella parola “attraversare” si sono molto affievoliti.
Questa spaccatura latente è stata ulteriormente rafforzata dopo il 7 Maggio, quando una gran folla, alcuni volontariamente altri contro la propria volontà, ha abbandonato i quartieri della zona occidentale di Beirut per andare ad Al-Ashrafiya e nella parte orientale. Questa emigrazione fa supporre l’esistenza di una zona proibita agli emigranti, e questo è un aspetto profondamente simbolico della nuova partizione della capitale, una partizione estesa a tutti gli aspetti della vita quotidiana.

Tuttavia, esiste una differenza tra gli anni di guerra e gli eventi del 2008.
La divisione profondamente radicata e lo spartiacque civile degli anni passati sembrano imposti e artificiali nella situazione attuale. La maggior parte dei residenti della zona occidentale di Beirut non appoggia le politiche del Partito Nazionale, di Hizbullah e dei loro seguaci. Per poter innalzare le loro propagande e le loro bandiere questi partiti politici devono mettere le strade a ferro e fuoco. Durante il periodo di pace dovettero vietare ai negozianti di Al-Hamra Street di esporre i loro manifesti in supporto dell’esercito libanese, di saluto ai turisti arabi, di celebrazione del giorno dell’Indipendenza o di supporto al loro tradizionale candidato politico, il martire Rafir Al-Hariri. Per tener buoni i militari, per far sentire loro di avere il controllo che volevano, i civili hanno dovuto rannicchiarsi in silenzio dietro i muri nella paura e metter via i propri striscioni. La loro prima reazione durante l’assalto di maggio fu di chiudere i giornali e spegnere, o in alcuni casi, incendiare, radio e televisione, un attacco metodico e comprensibile nella sua modalità e nello scopo.
Il 7 maggio le sue milizie si sono fatti avanti con le immagini, le celebrazioni e le modalità della guerra. Sasin Square riecheggiava di altoparlanti, inni, grida della folla e del tumulto delle bandiere del partito, tutti esortando i fedeli di aspettare, prepararsi, ritirarsi…Ancora durante il periodo di pace questa stessa piazza portava a testimonianza null’altro che la luce simbolica delle candele davanti alla statua di Gemayel, senza mai disturbare i ritmi abituali della vita pubblica della piazza. Ora, ancora una volta, Al-Ashrafiy “è” la Falange e Al-Hamra si piega alla cruda realtà.
Beirut è divisa in due stati, due modi di essere. Sono serviti quasi due decenni di sforzo costante per ripristinare unità e armonia nella capitale. Ma i progressi dell’estate 2005 e le elezioni di quell’anno sono stati spazzati via dagli avvenimenti del 7 Maggio.

L’unico simbolo dell’unità di Beirut, l’unico elemento che tiene insieme Sasin Square e Al-Hambra sono i coffee shop Starbuck’s e Costa che hanno sedi in entrambi i luoghi e servono entrambi i versanti con la medesima attenzione ai dettagli e la stessa professionalità.


Youssef Bazzi
traduzione di Federica Araco
(27/11/2008)

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