Tre volti della creazione libanese al femminile

 

 

Nel paese dei cedri la creazione artistica si è molto sviluppata nel corso degli ultimi dieci anni. Arti figurative, design, stilismo, artigianato moderno... In questo campo, le giovani donne sono regine e danno spesso prova di un talento innegabile, condito con una certa specificità libanese: un intrinseco mélange tra Oriente e Occidente.

Calligrafia tridimensionale
Tre volti della creazione libanese al femminileIl suo design è contemporaneo ed estetico. Ma, allo stesso tempo, poetico, ispirato ad un arte secolare e pieno di senso. Dia Batal, 29 anni, inscrive su pezzi di arredamento quotidiano degli estratti di versi sufi e di poesie arabe.
La sua tecnica però è ultra-moderna, perché questa giovane designer orna i suoi mobili dalle forme, volumi e materiali tanto puliti quanto high-tech (un insieme di legno laccato, cromatura, plexiglas e acciaio inossidabile) con calligrafie incise...al laser.
Figlia della famosa scultrice libano-giordana Mona Saudi (di cui una delle opere troneggia sul piazzale dell'Institut du Monde Arabe a Parigi), Dia Batal è cresciuta a Beirut certo in piena guerra ma, circondata da scultori, pittori e poeti. Non sorprende affatto dunque che abbia scelto la via della creazione. Appassionata di graphic-design e calligrafia, nondimeno a preferito orientarsi verso studi “dagli orizzonti più larghi”, come l'architettura e la decorazione, alla Lebanese American University di Beirut (LAU).
Lavorando con la famosa designer libanese Nada Debs, ha introdotto per la prima volta la calligrafia nel design di interni. “Nada Debs aveva lanciato una collezione di poufs dai diversi motivi inseriti in cassettoni di plexiglas. Io ho pensato di realizzare per lei una serie con della calligrafia dipinta”.
Da quel momento la cattura la sua passione per il grafismo. Ha così l'idea di creare la sua linea di mobili con il tema della “calligrafia tridimensionale”. Bassi tavolini, panche, lampade, poufs, vassoi da desserts, ecc., che si coprono di tracce geometriche e arabeschi delineati per mostrare “la bellezza dell'eredità orientale e la sua piena compatibilità con la vita moderna”, afferma la giovane artista; la quale ha rioccupato per un anno, il tempo di conseguire il suo master in design, i banchi dell'Università. Ma questa volta a Londra, alla Goldsmith University.

Una super-eroina cento per cento libanese
Tre volti della creazione libanese al femminileHa pubblicato qualche mese fa il suo primo libro a fumetti, Malaak (in inglese in versione cartacea e in francese sulla tela) e presto uscirà il secondo album della sua “super-eroina cento per cento libanese”.
In effetti il suo personaggio si sviluppa in un contesto puramente libanese, con la guerra come sfondo, “ma in una realtà alternativa”, sottolinea l'autrice Joumana Medlej, 28 anni, che ormai da diversi anni si dedica alla crezione di opere illlustrate tutte evocanti, direttamente o indirettamente, il Libano.
Per questa diplomata in graphic design dell’AUB, il fumetto, l’illustrazione, la fotografia, sono altrettanti linguaggi artistici al servizio del suo sforzo costante di promuovere e salvaguardare il patrimonio culturale libanese. Una “causa” alla quale si è votata ormai da qualche anno, da quando in collaborazione con sua madre (Youmna, giornalista e fotografa, che le ha trasmesso questa passione) ha cominciato a pubblicare una serie di libretti, in francese e inglese, con l'intento di iniziare i giovani alla preservazione delle ricchezze e delle bellezze del loro paese. Il risultato sono stati: Les fouilles de Beyrouth, Le cèdre du Liban, La pourpre et la soie, De l’olive au Hamam, Gebal, Byblos, Jbeil, Tortue de mer, La maison libanaise e, in corso di pubblicazione, La grotte de Jeita.

Guidata dal costante obbiettivo di “mostrare i volti differenti della cultura del paese del cedro”: la sua natura, architettura, la sua storia, fino alla sua mitologia”, Joumana Medlej iscrive il proprio lavoro in una prospettiva di resistenza culturale. “Voglio dire ai ragazzi della mia età, quelli che se ne vanno per disincanto, che gridano la propria indifferenza per questo paese, che affermano che il Libano non ha più alcuna identità, che, al contrario, esso ha un identità fortissima; e che essi devono restare per contribuire a preservarla. Perché sono convinta”, dice, “che la nostra generazione ha il compito di riparare i danni della generazione precedente”.

Fantasie di un assemblaggio impensato
Dopo un doppio master in Marketing e Finance conseguito in Francia, dove Nour Najjar è cresciuta e un esperienza di due anni come product manager a Unilever-Paris, Nour Najjar abbandona, nel 2004, una carriera che cominciava sotto i migliori auspici per dedicarsi alla sua passione per i gioielli. D'un tratto abbandona la capitale francese per trasferirsi a Beirut, nel suo Libano natale, ma che praticamente non conosceva.
Un cambiamento radicale d'orizzonte che, pensa, sarà proficuo per la sua ispirazione creativa. Ispirazione che Nour Najjar aveva sviluppata fin dall'infanzia, quando si divertiva a smontare e rimontare le sue catenine e gioielli di bimbetta.
Ed è così che, anni più tardi, Nour Najjar ricomincia a giocare con le pietre. Questa ragazza di 27 anni infatti, non figura nel registro dei gioiellieri, ma preferisce la bigiotteria che meglio si presta alla fantasia di assemblaggi inattesi.
Mixare materiali e colori per creare dei pezzi che, conservando il loro charme e femminilità, provocano la curiosità: questo è il suo mondo.
Nelle sue creazioni, in perle di vetro e pietre semi-preziose, perle dipinte a mano, panno, pelliccia, cuoio traforato, giada e ottone, Nour Najjar si prende sempre cura di trovare il giusto equilibrio tra minimalismo europeo ed esuberanza orientale, due facce della propria peronalità.
D’altronde, dopo essere sata osannata, nel corso di diverse esposizioni annuali di creatori, da una clientela libanese giovane e alla moda, proprio questa nota distintiva gli è valsa un apertura, l'anno scorso, sul mercato europeo. Il suo marchio infatti, N.Square , è ormai venduto da Frank et fils a Parigi (che fa parte del gruppo Vuitton ) ma anche in Svizzera, in Belgio e naturalmente anche a Beirut, dove nel suo grazioso piccolo atelier in rue Abdel Wahab, continua a creare da sola più di 2500 pezzi all'anno. Ma quando si ama non si contano...le ore di lavoro!

 

 


 

Zena Zalzal
(Traduzione Alessandro Rivera Magos)
(10/09/2007)

 

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