‘Trans-culturale’, la nuova musica in Egitto

‘Trans-culturale’, la nuova musica in Egitto“Ci siamo conosciuti a Cape Town (Sud Africa) durante un festival di musica. Noi, i ‘Risala’, gruppo egiziano di musica indipendente, loro, i ‘Napalma’, gruppo sudafricano di musica cross over con cantante mozambicano e percussionisti brasiliani. Abbiamo iniziato a divertirci nel backstage e alla fine abbiamo deciso di esibirci assieme con un’improvvisata sul palco. La folla è impazzita ed è nato così il Transproject. I Napalma sono venuti al Cairo altre volte, e abbiamo inciso un disco con la Vodafone. ‘Trans-project’ sta per ‘Trans-culturale’, ‘Trans-nazionale’”.
La musica egiziana si sta liberando dei suoi confini. Si veste di jazz, blues, rock, musica elettronica. Comunica con tutti i continenti, si mescola con altre anime, si cerca nella fusione. Nuovi centri culturali, festival musicali ed eventi artistici dipingono la capitale egiziana degli ultimi anni. Gruppi nuovi ed “innovativi” sono riusciti energicamente ad imporsi sul panorama musicale arabo.
Nour, sassofonista dei Risala, ci parla della musica contemporanea egiziana “indipendente”.

Come è iniziata la sua carriera?
Ero un giocatore di basket, in seguito ad un incidente ho dovuto abbandonare il mio sogno. Mio padre era un musicista e mi ha insegnato a suonare il sassofono per salvarmi dalla depressione. La musica mi ha salvato, ed è diventata ben presto una passione, ero evidentemente predestinato a questo strumento. I miei genitori all’inizio erano contenti della mia reazione, poi hanno iniziato a preoccuparsi. Sono molto religiosi e non vogliono che io mi dedichi alla musica, la considerano un “peccato” (haram). Ad Alessandria non c’era uno spazio per suonare, per cui nel 2004 mi sono trasferito al Cairo. Ho quasi subito iniziato a suonare per i Risala, una band egiziana di musica “alternativa” ma ancora sensibile alla musica tradizionale. Nel 2006 è uscito il nostro primo album “Qasar Isela” (sfratto). Nell’album abbiamo affrontato temi diversi da quelli della musica araba commerciale: la nostra società, le sue mancanze, le sue ipocrisie, il sistema politico che la sovrintende e le ripercussioni che tutto questo ha sull’esistenza della gente comune, dei giovani egiziani. L’obbiettivo è comunicare le nostre riflessioni alla gente e dobbiamo dunque “arrivarci”. Per questo, prediligiamo una melodia più tradizionale/commerciale.

‘Trans-culturale’, la nuova musica in EgittoAssieme ad altri musicisti egiziani ha creato un nuovo gruppo musicale, che oggi si esibisce nei principali centri culturali della città: i Dor el Awal (Primo Piano). Questa volta la musica che proponete è tutt’altro che “tradizionale/commerciale”. Proponete piuttosto una melodia sperimentale e coinvolgente che nasce dalla fusione di generi diversi. Non una parola…
Eravamo al primo piano di un antico palazzo del Cairo a casa di un amico quando abbiamo iniziato a suonare per divertirci. L’improvvisazione ci ha entusiasmati e abbiamo deciso di iniziare a lavorare assieme. La musica dei Dor el Awal è un mix delle esperienze musicali diverse da cui proveniamo. All’interno del gruppo io porto il jazz mescolato alla musica araba tradizionale. Fadi è del Cairo con una lunga esperienza in Kuwait, dove la scena musicale è all’avanguardia. Ahmad Omar è eritreo e mescola il ritmo egiziano con quello del Corno d’Africa. Mizo è un percussionista nubiano e ci porta il ritmo della sua terra. Bob è un appassionato conoscitore della musica egiziana tradizionale ma anche di quella spagnola. Mohammad Sami, violino dei Bleack Theama, è un esperto riconosciuto di musica orientale. Meshal è un insegnante di musica del Kuwait, amante e profondo conoscitore della musica indiana.

Cosa rappresenta per voi i Dor el Awal?
Un momento di sfogo. Non dobbiamo mediare con le esigenze di mercato perché l’obbiettivo non è vendere il cd, ma arrivare alla gente con quella che è davvero la “nostra” musica, quella che più ci appassiona e ci diverte, quella che nasce dalla nostra esigenza di sperimentare nuove strade, nuovi percorsi.

Al pubblico piace?

Inizialmente resta perplesso, poiché mescoliamo generi davvero molto diversi tra loro, poi però si appassiona alla nostra musica e ne riconosce l’elemento innovativo. Il nostro prodotto non commerciale si sta dimostrando più “popolare”. Le grosse case discografiche promuovono spazzatura, convinte del fatto che solo la spazzatura possa vendere e arricchire. Si sbagliano, e noi lo stiamo dimostrando.

Voi suonate in locali frequentati dai ceti sociali più alti. Perché non fate musica per tutti gli egiziani?
Ci piacerebbe suonare per strada, per la gente, per i giovani dei quartieri più poveri abbandonati a se stessi. Ma è proibito dalla legge, a meno che non sia il governo a organizzare il concerto. Abbiamo suonato nei pressi del Khan el Khalili a un festival organizzato dalle autorità: è stato un successo, assolutamente emozionante. Le persone sono venute a complimentarsi e molti ragazzini ci hanno chiesto di tornare tutti i giorni…

Perché la vostra ricerca del “nuovo” passa attraverso il mix inter-culturale?
La nostra musica vuole dimostrare che le culture devono relazionarsi e interagire per crescere e imparare l’una dall’altra. Il percussionista brasiliano dei Napalma ha insegnato il suo ritmo al nostro percussionista egiziano e viceversa. Entrambi continueranno ad usare il loro ritmo ma alternandolo o mescolandolo a quello dell’altro. Dal loro “matrimonio” artistico è nato un ritmo nuovo.


Michaela De Marco
(05/11/2009)

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