«La luna e il campo», una commedia musicale palestinese

 

 

«La luna e il campo», una commedia musicale palestinese
L'azione di “Qamar wa Sanabel”  (La luna e il campo) si svolge negli anni '70 in un campo di rifugiati palestinesi, dove si intrecciano storie d'amore e di resistenza, piccole liti tra vicini e conflitti politici. Al centro di tanta agitazione si muove un'anziana signora, che porta in ogni situazione un po’ della sua saggezza. Questo affascinante personaggio conferisce allo spettacolo uno stile da fiaba popolare. In definitiva, questa commedia musicale racconta la storia di un popolo che è stato privato del proprio territorio ma che continua a danzare.

Un popolo che danza soprattutto in occasione dei matrimoni, come quello tra Sanabel e Younés, i due giovani innamorati dello spettacolo. Salvo un dettaglio: non si tratta propriamente del loro matrimonio. La coppia ha celebrato il proprio matrimonio in segreto, perché lo sposo è ricercato dallo Stato d’Israele. Al matrimonio ufficiale, cui tutto il campo è invitato, un amico di Younés recita la parte dello sposo.

Un'idea che lo sceneggiatore ha preso in prestito da una coppia di sua conoscenza, che è riuscita a prendersi gioco degli Israeliani – e tutto il villaggio – per 17 anni! Solo quando il marito legittimo è stato arrestato la sposa, che non riusciva a nascondere la propria tristezza, ha finalmente rivelato la messa in scena ai suoi vicini.

«La luna e il campo», una commedia musicale palestinese
Sul palcoscenico, come nella vita reale, il matrimonio è una buona occasione per una dabké, la danza popolare palestinese. Gli interpreti danzano all’unisono; quando saltano in alto, sembrano attingere la loro energia direttamente dal sole, per questa terra che è stata rubata loro e alla quale restano legati.
Il coreografo Mohammad Khatab Abu Ata, direttore della compagnia Wishah, aveva in mente questo spettacolo da anni.

Per scrivere la sceneggiatura, si è molto ispirato a sua nonna e in particolare ad un episodio significativo che ha condiviso con lei da bambino. Un giorno, visto che lui le chiedeva da tempo di poterlo fare, la nonna lo portò a visitare il suo villaggio natale, vicino a Gerusalemme. La frazione palestinese, a fianco alla collina, era stata distrutta al tempo della creazione di Israele nel 1948 e una nuova colonia si ergeva in cima al colle.

“Abbiamo cominciato a salire per la collina, mia nonna mi indicava i luoghi in cui sorgevano la scuola, la moschea, le case”, ha raccontato Mohammad Ata a Babelmed. “Io non vedevo niente. Poi improvvisamente ho capito, che ciò che lei vedeva era tutto nella sua immaginazione”. Il ragazzino si trovava con sua nonna sul terreno di famiglia quando alcuni bambini della colonia vicina hanno cominciato a lanciare pietre contro di loro. L'anziana donna allora si è rivolta ad un adulto che era al loro fianco. La donna l'ha immediatamente riconosciuto perché era un suo vecchio vicino ebreo, la cui famiglia viveva in Palestina molto prima della creazione dello Stato ebraico. Così l'ha chiamato col suo nome.
- Lei mi conosce? si è stupito l'uomo.
- Si, conosco voi e conosco vostro padre. Dite ai bambini a chi appartiene questa terra, gli ha chiesto.
Alcuni decenni dopo, Mohammad Ata si ricorda ancora del mutismo dell'uomo: “Si è rifiutato di rispondere”.

«La luna e il campo», una commedia musicale palestinese
Nello spettacolo, quel silenzio si è trasformato in un fiume di parole che la nonna riversa sul vicino: “La luna che illumina questi campi, la vedrai ogni sera e ogni sera ti dirà a chi appartiene questa terra!”

L'anziana donna non riserva i suoi sermoni solo agli israeliani. Quando i palestinesi del campo si dividono – come fanno adesso per Hamas e Fatah -, ella racconta loro la storia di un contadino il cui campo è infestato dai topi. Per sbarazzarsene, chiude i roditori in un sacco che poi comincia ad agitare. Allora ogni animale, nel sacco, si convince che ad attaccarlo siano i suoi simili.

Pur essendosi ispirato a sua nonna, Mohammad Ata precisa di non averne fatto un ritratto fedele: “Io parlo di tutte le mamme e le nonne della Palestina”. Come sono secondo Ata? Insieme “dure e gentili, generose e sagge”.

Il coreografo, che ha fondato nel 1979 El Funoun, una delle compagnie di dabké palestinese più stimate, nel 2003ha dato vita a Wishah. Il suo obbiettivo era di “portare il folklore sul palcoscenico senza fargli perdere il suo carattere unico”. Dopo un primo spettacolo chiamato “Raqs”, ha creato “Qamar wa Sanabel”. “Per me è un’esperienza nuova. Sogno un teatro danzato, che sia capace di offrire più spazio per esprimersi e raccontare le proprie storie, i propri sogni...”

 

 


Marie Medina
Traduzione di A.Rivera Magos
(21/09/2009)

 

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