Al-Quds 2009, l'anno è cominciato a Marzo

Al-Quds 2009, l'anno è cominciato a MarzoLa sfida è di quelle importanti. Dagli anni '80, la vita culturale si è consumata come cera nella parte Est - palestinese – di Gerusalemme (“Al-Quds” in arabo). Nessun cinema, un solo teatro, qualche esposizione e rari concerti. “In pratica Gerusalemme in questo momento è sottoposta ad un vero assedio culturale”, commenta l'artista Rana Bishara.

Numerosi Palestinesi incolpano Israele, che ha conquistato Gerusalemme-Est nel 1967 e l'ha annessa nel 1980. Tuttavia, il declino è probabilmente cominciato durante la Prima Intifada, lanciata nel 1987. Le istituzioni culturali si sono svuotate del loro pubblico, che non osava uscire di casa a causa dei combattimenti. Con il crollo degli incassi, molti si sono trovati nell'incapacità di pagare le spese di gestione e le alte tasse municipali. Hanno dovuto mettere la chiave sotto la porta. L’attività non è più ripresa.

Quest'anno culturale è quindi la tanto attesa occasione di rianimare l'età d'oro di Gerusalmme. Forse è quello che si è detto il governo di Hamas quando ha accettato, nel novembre 2006, di organizzare questo evento, quasi su due piedi.

L'Organizzazione araba per l'educazione, la cultura e la scienza (ALESCO) ha adottato l'iniziativa di una capitale culturale nel 1995. L'anno seguente il Cairo apriva le danze. Poi Tunisi, Beirut, Algeri, tra le altre. Normalmente, l'anno 2009 doveva essere quello di Bagdad, ma le autorità irachene hanno passato il turno per ovvie ragioni di sicurezza. L'ALESCO ha dunque proposto all'Autorità palestinese di farsene carico ed è così che Gerusalemme-Est quest'anno succede a Damasco, capitale culturale araba 2008.

Al-Quds 2009 si rivela tuttavia un vero rompicapo.

“È la prima volta che si ha una capitale culturale occupata”, osserva Ahmad Dari, che ha supervisionato la programmazione di Al-Quds 2009. E la potenza occupante, Israele, non è affatto contenta di vedere Gerusalemme qualificata come capitale araba.

“Possono far abortire l'evento ancor prima che cominci”, nota Huda Imam, direttrice del Centro di Studi di Gerusalemme. “Ci aspettiamo di doverci confrontare con diverse pressioni”, confida Varsen Aghabekian, direttrice esecutiva di Al-Quds 2009.

L'intimidazione è già cominciata. Nel marzo del 2008, il logo della celebrazione doveva essere presentato al Teatro nazionale palestinese, a Gerusalemme-Est. Un quarto d'ora prima della cerimonia la polizia è intervenuta per chiudere il palazzo fino al giorno dopo. Motivazione: Gerusalemme, capitale della cultura araba, ha dei legami con l'Autorità palestinese. Effettivamente, il direttore di Gabinetto del presidente Mahmoud Abbas e i ministri della Cultura, dell'Educazione e del Turismo siedono nell'Alto comitato nazionale Al-Quds 2009, insieme ai dirigenti delle principali istituzioni culturali palestinesi. Però, gli accordi di Oslo stipulano che l'Autorità palestinese non debba avere alcuna attività a Gerusalemme-Est.

La conferenza stampa di presentazione del logo alla fine si è svolta per strada e almeno due organizzatori dell'evento sono stati arrestati e portati al Complesso russo, un centro di detenzione a Gerusalemme-Ovest.

Rana Bishara non è ottimista per il proseguimento. “Israele non permetterà ad alcun evento di aver luogo. Israele non vuole vedere né noi, né la nostra cultura”, afferma l'artista. Secondo lei, lo Stato ebraico “vuole inoltre il minor numero di Palestinesi in questa città”.

Previsto inizialmente per il 22 gennaio, il lancio di Al-Quds 2009 è stato spostato a marzo. Ufficialmente, a causa dell'offensiva israeliana nella striscia di Gaza. “Con un tale massacro, non avevamo il cuore di farlo” confessa Huda Imam, che fa parte del comitato organizzatore.

Al-Quds 2009, l'anno è cominciato a MarzoTuttavia, stando all'attuale avanzamento dei preparativi, ci si chiede se il lancio sarebbe stato effettivamente possibile in quella data. A metà febbraio il calendario delle manifestazioni non è ancora stato pubblicato. Un responsabile culturale francese a Gerusalemme qualifica l'organizzazione come una specie di “cucina a gas” e osserva che l'evento è votato al fallimento. Un artista punta il dito contro l'alto comitato nazionale Al-Quds 2009, la cui composizione è stata dettata, secondo lui, da “nomine politiche”. Anche un membro dell'ufficio esecutivo (organo incaricato di applicare le decisioni dell'alto comitato) si lamenta del dilettantismo dei suoi colleghi.

La direttrice esecutiva Varsen Aghabekian riconosce che ci sia qualche granello di sabbia negli ingranaggi. Lei spiega che si sono succeduti diversi responsabili alla guida delle operazioni. L'ultima partenza nel tempo: Ahmad Dari, che ha dato le dimissioni dal suo posto di direttore degli eventi, a fine gennaio. Questo Palestinese francofono spiega che era stanco delle scartoffie e di altre pesantezze amministrative che rallentavano l'organizzazione. Aveva chiesto maggiore autonomia per poter accelerare la macchina, ma gli è stata rifiutata.

Altro grattacapo: i finanziamenti
“L'unico paese arabo che ha dato dei soldi, è la Svezia!” scherza l'impiegato di una galleria d'arte.
Il comitato organizzatore, che ha programmato manifestazioni a Gerusalemme ma anche in Cisgiordania e in città arabe israeliane, ha calcolato un budjet di 45 milioni di dollari: 15 milioni per gli eventi e 30 milioni per le infrastrutture. Fino ad ora non ha ricevuto che 2,5 milioni di dollari. Siamo ben lontani da quella cifra, anche se l'Autorità palestinese ha promesso di versare 5 milioni di dollari. “Non possiamo impegnarci con gli artisti fin tanto che non abbiamo i soldi”, sussurra la direttrice Aghabekian, nella speranza che i paesi arabi, europei e le organizzazioni internazionali giungano alla riscossa.

Per le organizzazioni basate a Gerusalemme-Est, il finanziamento non passerà dal comitato Al-Quds 2009. “Non siamo autorizzati a ricevere soldi dall'Autorità palestinese”, ricorda Rawan Sharaf, la direttrice di Al-Hoash, Palestinian Art Court. “Il che significa un maggior rischio di chiusura”. La sua galleria, che ha bisogno di 200.000 dollari per quest'anno eccezionale, tenta così di ottenere delle sovvenzioni da paesi stranieri. Fin'ora senza grande successo, perché “tutti i donatori hanno gli occhi puntati su Gaza, il che è ovviamente giustificato”.

Neanche le restrizioni alla circolazione facilitano le cose. Gli arabi israeliani e di Gerusalemme possono andare in Cisgiordania, ma la maggior parte degli abitanti della Cisgiordania non possono entrare in Israele. Quanto alla striscia di Gaza, gli ingressi sono rari e le sortite quasi impossibili. “I gruppi che ci piacerebbe coinvolgere non possono” accedere a Gerusalemme, si dispiace Huda Imam, citando come esempio la compagnia di danza El-Funoun, basata a Ramallah. “La nostra principale speranza è di poter far venire degli artisti arabi”, confessa anche Rawam Sharaf. Per aggirare questa difficoltà, Al-Hoash invita artisti con la doppia nazionalità, per esempio un anglo-egiziano o un franco-tunisino. In teoria dovrebbero essere autorizzati ad entrare, ma con gli Israeliani non si sa mai”.

L'orizzonte può sembrare scuro. Ma è attraversato da spiragli di luce
Quel che più brilla è senza dubbio la cultura palestinese. “Il poeta Mahmod Darwish è tradotto in 24 lingue. Un film palestinese quest'anno è stato presentato a Cannes”, rileva Ahmad Dari, riferendosi a "Sel de la mer" (Sale del mare) di Annemarie Jacir. E il vecchio direttore di eventi cita per contrappasso i paesi del Golfo: “Con tutti soldi del petrolio, non sono stati in grado di creare un cinema del Golfo!”.

Altro punto di forza: l'ambizione degli organizzatori di ridare a Gerusalemme il posto che ha perso.
“Abbiamo abbandonato troppo facilmente, delocalizzando tutto a Ramallah. Gerusalemme si è ritrovata fuori della scena culturale palestinese”, deplora Rana Bishara, per la quale Gerusalemme adesso è “assediata”, strappata alle altre città palestinesi dal Muro di Separazione. La direttrice esecutiva Varsen Aghabekian assicura che gli organizzatori hanno la ferma intenzione di utilizzare Al-Quds 2009 per “infrangere questo isolamento finch'è possibile”.

L'innaugurazione, prevista adesso il 3 marzo, dovrebbe svolgersi simultaneamente in cinque luoghi diversi: Gerusalemme-Est, Betlemme (Cisgiordania), Gaza (Striscia di Gaza), Nazareth (Israele) e nei campi profughi a Beirut (Libano), grazie a collegamenti satellitari in diretta e schermi giganti. L'obbiettivo è di “creare un collegamento tra Gerusalemme e i Palestinesi in tutte le altre città”, insiste Huda Imam.

Al-Quds 2009, l'anno è cominciato a MarzoA causa delle restrizioni alla circolazione, la cerimonia che riunirà le autorità palestinesi e arabe si terrà a Betlemme. A Gerusalemme-Est, probabilmente la manifestazione si terrà all'aperto per evitare che la polizia chiuda i luoghi della cultura palestinese preposti ad accoglierla.

Rawan Sharaf, la direttrice di Al-Hoash, ricorda che Gerusalemme era culturalmente molto ricca fino agli anni '80. “Lì nascevano artisti, scrittori e poeti”; “ogni settimana” si tenevano concerti e spettacoli teatrali. La direttrice spera che Al-Quds 2009 “ridia un po' di carattere a Gerusalemme e mostri al mondo che Gerusalemme è ancora una città araba, con molta cultura e tradizione”.

Per adesso, certo non si tratta del ritorno all'epoca d'oro ma sembra scorgersi un fremito culturale. Al-Quds 2009 ha ricevuto più di 450 proposte di progetti, secondo la direttrice Aghabekian. La galleria Al-Hoash ha visto aumentare la sua frequentazione in questi ultimi quattro anni, e soprattutto si è riequilibrata la composizione del pubblico: dai due terzi di stranieri all'apertura, all'80% di Palestinesi per una recente esposizione sulla Nakba (in arabo, “catastrofe”, parola con la quale i Palestinesi designano la creazione dello Stato di Israele). A Gerusalemme-Est, due vecchi cinema in rovina sono in fase di restauro, uno da parte dell'associazione Yabous, l'altro dalla holding Padico (Palestine Development and Investiment Limited).

Infine, alcune istituzioni prevedono di festeggiare Gerusalemme, capitale 2009 della cultura araba, come si deve. Per Al-Hoash, Rawan Sharaf ha preparato un programma che corrisponde “alla ampiezza di tale celebrazione”. A marzo, una grande retrospettiva ritornerà sui pionieri dell'arte palestinese e alla loro visione di Gerusalemme, dagli anni 1950 al 1980. A giugno, una decina di giovani artisti palestinesi saranno invitati a presentare il loro lavoro in spazi metà pubblici e metà privati, per fare di Gerusalemme un vero “spazio espositivo”. Infine, Al-Hoash vuole invitare una dozzina di artisti arabi per delle residenze di otto settimane; le opere che ispirerà loro l'esperienza a Gerusalemme saranno oggetto di una grande esposizione, la cui inaugurazione è prevista l'8 ottobre. C'è grande attesa.


Marie Medina
Traduzione di Alessandro Rivera Magos
(04/03/2009)

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