Conoscere le “Cose da turchi”

 

Conoscere le “Cose da turchi” All’alba dei trent’anni, una promettente e precaria giornalista milanese si trasforma in emigrata in Turchia. In valigia una laurea in Lettere, un master di giornalismo, una certa conoscenza della lingua turca e, soprattutto, una borsa di studio del ministero degli Esteri turco di otto mesi. Così Marta Ottaviani affronta un’avventura per nulla scontata che le consente di immergersi nella realtà della Turchia di oggi, tra le molte contraddizioni di un Paese in bilico tra Oriente e Occidente, di vivere gomito a gomito con i giovani di un pensionato infernale di Istanbul dove vivono 3200 persone e lei è la sola straniera. Un’esperienza unica raccontata in “Cose da turchi”, un libro a metà tra diario e reportage, scritto da una giovane curiosa e competente, spesso ironica, che aiuta a sgombrare il campo da facili schemi e pregiudizi nei confronti di un Paese che bussa all’Europa, che ha un ruolo chiave per le rotte dell’energia e come mediatore nella questione mediorientale.

Il primo scontro è con la burocrazia turca che ha nulla da invidiare a quella italiana: documenti che spariscono, pratiche che subiscono interpretazioni differenti e un capo di qualcosa che gioca il suo piccolo potere con un pizzico di sadismo. Ovviamente nulla in confronto con l’esperienza di otto mesi all’Ataturk Ogrenci Yourdu, dormitorio statale per studenti che arrivano a Istanbul da ogni parte della Turchia, utile per osservare un interessante spaccato della variegata gioventù turca. Una parte, minoritaria ma in rapida espansione, è aperta, colta e filoeuropea e appartiene generalmente ai ceti benestanti; la maggioranza dei giovani turchi guarda invece con sospetto l’Occidente, il personaggio storico preferito è Maometto e vuole sposare una donna vergine.
La vita da collegiale turca consente a Marta soprattutto di fare la conoscenza con un microcosmo femminile dove ci sono le donne fantasma “che non mi rivolgevano la parola”, le pantere “pronte a parlarmi della loro emancipazione”, “quelle che mi guardano da lontano e mi vorrebbero parlare e quelle che non vedono l’ora che me ne vada”. Poi ci sono le amiche, come Gonca, una brava musulmana: anche se non porta il velo prega e digiuna durante il Ramadan, ma soprattutto non giudica chi è diverso da lei. E Berna: aperta, ottimista, entusiasta e convinta che Allah non la manderà all’inferno anche se non disdegna la birra, “rappresenta quella Turchia, minoritaria adesso, che si merita l’Europa”. Lei, Marta nel collegio è vista dai più come una aliena. Non stupisce che la sua vita quotidiana sia piuttosto faticosa tra quelle mura e che appena possibile se ne vada in giro alla scoperta di Istanbul, a cominciare dai mercati, una vera passione.

 

Conoscere le “Cose da turchi”
Marta Ottaviani

 

Il suo minuzioso reportage di quello che vive e vede della metropoli che si affaccia sul Bosforo, ma anche del resto del Paese che Marta visiterà e racconterà, è particolarmente interessante per capire gli abitanti, le loro usanze, le abitudini, i tic di un popolo che, tra l’altro, rivela una grandissima predisposizione per la tecnologia. Si scopre che la bevanda nazionale è il te, che i gatti sono i padroni assoluti di Istanbul o il paradosso di una popolazione femminile che per metà porta il velo (turban) e l’altra ha una cura ossessiva dei suoi capelli, ma anche il dato agghiacciante che ogni tre minuti una donna turca è vittima di violenza.
La giornalista-scrittrice colta e preparata (è rimasta a lavorare in Turchia e scrive per diversi giornali italiani, tra cui Babelmed) non tralascia alcun aspetto del Paese, dalla questione curda all’adesione all’Unione europea, dai problemi politici a quelli economici. Un libro reportage utile, da leggere prima di visitare la Turchia, o comunque per conoscere questo affascinante paese non in modo superficiale e stereotipato.

“Cose da turchi” di Marta Ottaviani (Mursia editore), euro 17.

 


Stefanella Campana
(02/09/2009)

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