Barche di disperati

Rachid, Nasser e Omar, giovani diplomati di Mostaganem, decidono di “bruciare la frontiera” in Spagna per fuggire da un futuro immobile, nel quale il sogno di una vita dignitosa e libera non è che utopia. Ma, in preda alla disperazione, Omar decide di mettere fine ai suoi giorni. Sua sorella Imène decide di prendere il suo posto. I tre amici affidano i loro soldi e il loro destino a Hassan, passeur senza scrupoli, e si ritrovano a bordo di una vecchia barca con altri sette candidati all’emigrazione clandestina.
Barche di disperati
Harragas è il primo film che dedica la parte centrale nella narrazione alla traversata del Mediterraneo, che finora era stata la grande assente nei lavori dedicati all’argomento. Merzak Allouache mostra, in effetti, l’intero passaggio: dai preparativi della partenza in Algeria fino all’arrivo in Spagna, al termine di un viaggio estenuante e totalmente incerto.

Harragas si inserisce nella filmografia del regista, Salut cousin! (Ciao cugino! 1996) o L’Autre monde (L’altro mondo, 2001), dove la questione dei rapporti tra Europa e Magreb era stata già affrontata. Il film è costruito sulla polarizzazione tra un paese che fa fuggire tanto i diplomati quanto i giovani più poveri, come quegli uomini del sud che non hanno nemmeno mai visto il mare, e un “altrove” considerato come un Eldorado.
Barche di disperati
Harragas

Dimostra come la miseria e l’assenza di speranza possono spingere a correre i rischi più assurdi, a sfidare la morte e le guardie costiere sempre più numerose con l’inasprimento delle politiche sull’immigrazione, e a finire in carcere per questo. Suggerisce anche, sottilmente, che hrig è anche sintomatico di una condizione di immobilità tra il suicidio o l’islam radicale.
Pur non concentrandosi sulle motivazioni individuali, che tuttavia sono evidenti, il film mette sulla stessa barca personaggi emblematici della società algerina. La lotta tra il poliziotto e l’islamista che, annegando entrambi, alleggeriscono le tensioni nel gruppo, è fortemente simbolica.
Barche di disperati
Harragas

Merzak Allouache propone immagini realistiche e usa le giuste parole per questo dramma umano. Il suo lavoro è un condensato di questa realtà: è girato nei luoghi di partenza e si basa su una vasta documentazione (testimonianze, articoli della stampa locale, interviste con i giovani candidati respinti che tentano di ripartire o con irregolari che vivono in Francia).

“Il 99 per cento di quello che dicono i personaggi del film sono frasi che ho sentito pronunciare davvero”, racconta. È adottando un’estetica sobria, dove la telecamera è sempre presente come in un documentario, e che contrasta con la violenza del soggetto, che si fa nascere l’emozione. Il film ha ricevuto il premio speciale della giuria e il premio Diritti dell’uomo al festival cinematografico di Dubai, e la palma d’oro e il premio per la miglior colonna sonora al festival di Valencia.

E sono premi meritati, perché è una riflessione sul diritto alla mobilità.

Harragas

Film franco-algerino di Merzak Allouache, con Nabil Asli, Lamia Boussekine, Seddik Benyagoub (2009 – 1h35)

Kenza Sefrioui
Traduzione dal francese di Federica Araco
(19/05/2010)


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