Muoversi a ovest per tornare a est

 

Una notizia molto attesa dai cittadini della Bosnia-Erzegovina: a giugno l’Unione Europea annuncerà l'abolizione dei visti per l’area Schengen anche per loro. La Bosnia-Erzegovina ha rispettato, infatti, tutte le condizioni poste da Bruxelles per questo traguardo. Una liberalizzazione già decisa e attuata lo scorso dicembre per i cittadini di Serbia, Montenegro e FYROM (Macedonia).
Muoversi a ovest per tornare a est
Questo atto riaprirà i liberi collegamenti con il resto dell’Occidente, interrotti non solo con l’ultimo conflitto, ma nel lontano passato quando alla penisola balcanica “non venne riconosciuto” il legame culturale con la madre Europa.

Ce lo ricorda Ismail Kadarè, il più noto poeta e scrittore albanese, citando Leo Tolstoy che in una sua opera parla della penisola balcanica come di un’aquila catturata e rinchiusa in una strana voliera: “Per anni l’aquila ricorda la propria famiglia, desiderando solo di farvi ritorno. Un giorno riesce a evadere dalla propria prigione e a ritornare a casa propria, ma invece di provare una grande gioia per la riunificazione, le accade qualcosa di terribile: per un anello che i suoi sequestratori le hanno legato a una zampa, l’aquila ai suoi simili appare diversa.” Continua Kadarè: “Questo è quanto è accaduto ai popoli balcanici. Dopo la loro liberazione dalla schiavitù ottomana, essi hanno cercato uno alla volta di ricongiungersi alla madre Europa, ma indossando un anello, un segno della schiavitù ottomana. A causa di tale anello l’Europa ha guardato loro per lungo tempo con freddezza e diffidenza, tuttavia questi popoli si sono adoperati per cercare di cancellare questo marchio fatale”.

Muoversi a ovest per tornare a estGli abitanti della penisola balcanica hanno subìto per secoli l’isolamento geografico come un destino ineluttabile. A sèguito della frantumazione della Jugoslavia, questa condizione è stata un elemento decisivo per la sopravvivenza al potere dei leader nazionalisti.
Il rilievo dell’Europa sud-orientale è caratterizzato dal contrasto tra la regione dell’interno, prevalentemente montuosa ( balkan in turco significa montagna boscosa) e i territori che si estendono lungo i fiumi principali e lungo la costa, chiusi, per diversi motivi, alle vie di comunicazione.

Nella zona meridionale della regione balcanica quasi il 70 per cento dell’intera superficie è ricoperta di montagne, cosa che ha impedito lo sfruttamento intensivo del suolo e ha favorito solo in misura limitata l’insediamento di attività. Le difficili condizioni ambientali e la scarsa densità abitativa nelle zone montuose, spesso difficilmente raggiungibili, hanno incentivato ben poco lo sviluppo di vie di comunicazione interne. E, nonostante questo, in nessun’altra regione del continente europeo come in quella sud-orientale, gruppi di popolazioni diverse hanno vissuto tanto a lungo l’uno accanto all’altro, malgrado le profonde differenze di origine, lingua, appartenenza etnica, convinzioni religiose, usi e costumi. Si tratta, inoltre, di popolazioni che hanno stili di vita differenti, così che il visitatore straniero può sperimentare, attraversando i paesi balcanici, la compresenza di civiltà lontane tra loro.

Nel trarre un bilancio del passato, non bisogna dimenticare che, tra tutte le regioni dell’Europa orientale, quella balcanica è l’unica che abbia preso direttamente parte alla tradizione urbana della cultura mediterranea e alla sua trasmissione scritta. Proprio per questo motivo, Oskar Halecki storico polacco esperto di storia medievale dell’Europa centro-orientale, morto nel 1973 a New York, considera lo spazio balcanico proiettato sul panorama complessivo del continente come una parte integrante dell’“antica Europa”. Questo paesaggio culturale sud-orientale è cosi ricco di storia che si differenzia chiaramente dalle regioni della “nuova Europa”.

E come si differenzia, oggi, questo territorio, dal resto dell’Europa, per quanto riguarda i collegamenti, per chi vuole viaggiare?

Se analizziamo la rete ferroviaria e quella degli autobus, le strade o i collegamenti aerei nello spazio del sud-est europeo, abbiamo risultati catastrofici. Manca una rete autostradale, i collegamenti ferroviari o quelli aerei diretti sono quasi inesistenti. In queste condizioni, che non invogliano certo a spostarsi, le giovani generazioni spesso non hanno mai visitato i paesi vicini.

Per esempio, se volete andare da Sarajevo a Tirana, vi dovete spostare prima verso ovest, a Zagabria, poi ancora a Vienna e da lì prendere un volo diretto per Tirana. Così, dopo aver cambiato tre aerei, con una spesa di circa 600 euro e dopo quasi un giorno di viaggio, arriverete alla vostra destinazione: sarete, cioè, tornati a sud-est, un pochino più in giù di dove siete partiti. Certo, l’alternativa sarebbe stata un viaggio di due giorni in autobus con molti cambi, sempre che gli orari di partenza o di arrivo corrispondano alle vostre esigenze. E non abbiamo preso in considerazione la rete ferroviaria, visto che l’Albania non possiede ancora un collegamento ferroviario con l’esterno.

Sempre da Sarajevo, centro geografico della ex Jugoslavia, i collegamenti non sono migliori neppure con la vicina Macedonia. Se siete “fortunati”, per spostarvi da Sarajevo a Skopje potrete volare via Zagabria oppure transitare per gli aeroporti di Monaco o Vienna. Con questi voli vi risparmiate 23 ore di autobus che, tra l’altro, parte solo una volta a settimana.

Se poi ci spostiamo ancora più a sud, e vogliamo muoverci senza noleggiare un’auto, dal Montenegro all’Albania, dalla Macedonia alla Grecia o dall’Albania verso la Bulgaria, dove la gente, sempre con meno speranze, aspetta ancora il famoso “Corridoio 8”, allora il vostro viaggio potrebbe trasformarsi in un avventuroso film, come lo è diventato per il regista Boris Despodov, che ha girato, proprio tra Albania e Bulgaria, “Koridor 8”.

 


 

Anja Gunjak
(29/04/2010)

 

 

 

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