L'assente

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Tripoli, Geoffroy Mathieu

 

Del blu, ancora e sempre! Sulle cartoline, in pubblicità, al cinema, il mare è al centro dell'immaginario delle grandi città mediterranee. Tuttavia, i rapporti che città e mare intrattengono sono complessi. “Il mare è la fortuna e la disgrazia di Marsiglia”, ricordava la rivista “Autrement”, in un numero del 1989 interamente dedicato alla città focena. Più a Sud, Palermo suggerisce le stesse contraddizioni: “una città sul mare, sul Mediterraneo, cui il più delle volte volge le spalle”, scriveva Thierry Fabre in un numero di “La pensée de midi” del 2002.

Un divenire permanente
Nel 2006 il fotografo Geoffroy Mathieu ha voluto “trasporre in immagini” queste città portuali, spesso più bianche che blu. Conosceva un testo di Blaise Cendrar, tratto da “L'homme foudroyé”: “Si, Marsiglia è conforme al mio cuore, e mi piace che sia adagiata su uno dei più begli angoli della costa del Mediterraneo, ha l'aria di dare le spalle al mare, di fargli il broncio, di averlo bandito fuori della città (la Canebière non porta al mare ma se ne allontana), mentre il mare è la sua sola ragion d'essere”. “Spalle al mare”: queste poche parole guideranno il fotografo. “Volevo andare lì dove vanno le persone quando arrivano in queste città, i luoghi in cui vivono, dove lavorano. I quartieri in ricostruzione. Una geografia molto particolare, tra litoranea e banlieue”.

 

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Alger, Geoffroy Mathieu

 

Per due anni, Geoffroy Mathieu viaggia in diverse città del bacino del Mediterraneo: Beirut, Valencia, Algeri, Genova, Tripoli e Marsiglia dove vive e lavora da 8 anni. Il suo metodo: l'erranza. Munito della sua macchina fotografica analogica, si perde nelle città in cui lavora. “Sono restato una decina di giorni in ogni città. Compravo una cartina. Camminavo. Prendevo la metropolitana. E poi mi perdevo”. Dai suoi viaggi, dalle sue passeggiate, Geoffroy Mathieu ha tratto 120 scatti, che presenta fino al 7 Febbraio a “La compagnie”, a Marsiglia. All'ingresso dell'esposizione tre immagini, tre città, su di un solo muro, come si trattasse della stessa immagine: habitat collettivi appollaiati su delle colline. “Volevo giocare con l'idea di somiglianza. Si dice che queste città si somiglino. È forse vero?” Cos'hanno in comune Genova, Algeri, Beirut? “Tutte queste città sono in un divenire permanente”.

Una poesia anarchica

 

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Beyrouth, Geoffroy Mathieu

 

 

Il fotografo restituisce il volto di città che si bagnano nella luce del Sud, accecante, lattiginosa, nella quale sembrano perdersi i contorni, cancellarsi. Tre alti palazzi si innalzano nel cielo pallido di Genova. Un rampicante corre lungo un muro di calcestruzzo e di ombre a Tripoli. Ad Algeri, un quartiere sembra abbandonato tra costruzione e demolizione. Gli abitanti sono rari, come assenti dalla città. Delle silhouettes lontane. Un passante che da le spalle all'obbiettivo. Operai nei cantieri. Il fotografo privilegia la decorazione degli uomini, ciò che fanno. “Quel che mi interessa è la maniera di usare lo spazio. I terreni abbandonati, per esempio. O quel che in contesto urbano viene definito un difetto”. In queste immagini la città angoscia, ma esprime anche una “poesia anarchica”. Un'impressione rafforzata dalla scelta delle diapositive per presentare al pubblico la maggior parte delle immagini del progetto. Lo spettatore non sa più se si trova in Italia, in Algeria o in Spagna. All'ingresso, invitata dal fotografo, l'artista franco-libanese Lina Jabbour aiuta il visitatore. Ha disegnato una nuova carta del Mediterraneo, più vasta di quella che conosciamo, senza frontiere. Il sonoro, registrato dal fotografo e montato dall'artista David Bouvard, accompagna il diaporama. Le immagini prendono tutto il loro spazio. Il rumore delle città forma un brusio tutto attorno, dolce, aggressivo, ipnotico. La nostra musica.

 

 

Emmanuel Vigier
Traduzione a cura di A.Rivera Magos
(29/01/2009)


“Spalle al mare”, fino al 7 Febbraio a “La compagnie”, 19 rue Francis de Pressensé, 13001 Marseille. Dal mercoledì al sabato dalle h15 alle h19.
www.la-compagnie.org

 

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