Silenzio, musica e anarchia

Silenzio, musica e anarchia“Tutto è suono” diceva il compositore americano più innovativo della musica contemporanea, John Cage. “Il suono è libertà”
dice oggi Jean Michel Gambit, in arte Gambeat, attualmente musicista di Radio Bemba con alle spalle anni di sperimentazione anche nell’ultimo periodo dei francesi Mano Negra. Due percorsi diversi, con in comune l’idea di poter spaziare oltre gli spartiti, per superare le barriere delle convenzioni musicali. Ed è con le suggestioni di Gambeat, tra passato e presente, che ci immergiamo nei suoni della mostra “Anarchia del silenzio” dedicata a John Cage al Museo d’arte contemporanea, MACBA di Barcellona.
Nelle sale del museo viene tracciato il percorso cronologico di tutta la carriera artistica di Cage, dagli anni Trenta fino alla fine degli Ottanta. Duecento opere tra spartiti originali, quadri, sculture e installazioni. Opere nate anche in collaborazione con i molti artisti incontrati da Cage nella sua sete di innovazione: Marcel Duchamp, Robert Rauschenberg, Andy Warhol, solo per citarne alcuni.
Per il compositore americano, il termine “musica” doveva essere liberato dalla sacralità che l’accompagnava e ribattezzato con il significato “organizzazione del suono”. A questa “organizzazione”, il compositore è arrivato aiutandosi con bastoni di legno, contenitori d’acqua, pentole di alluminio, tubi di ferro. Un percorso tra suoni anarchici, che porterà Cage a comporre la celebre partitura 4’33”, in cui il silenzio regna sovrano per quattro minuti e trentatrè secondi. Portata in scena per la prima volta nel 1952 a New York, la performance scatena non poche polemiche. Ma si tratta di uno choc che segna un prima e un dopo nella musica sperimentale.
Nella trasformazione dei suoni e nella sperimentazione Gambeat ha iniziato dalla voce, subito dopo aver conquistato, con i primi stipendi racimolati come meccanico, il suo primo contrabbasso: “L’ho comprato a rate a 18 anni - dice - Era un contrabbasso cecoslovacco, lo vedevo da 3 anni nella vetrina di un negozio della banlieu parigina dove sono cresciuto. Il proprietario mi vedeva spesso piantato lì davanti a rimirarlo. Il mio sogno era riuscire ad averlo da quando, da ragazzino ero rimasto incantato davanti alla tv a vedere Charles Mingus volare sulle corde di un contrabbasso”. Gambeat impara la musica cercando di riprodurre i suoni da tutti i dischi che riesce a racimolare tra gli amici: rock, latina, pop, jazz, musette. È da qui che esce il mix che poi ritroveremo nei gruppi che calcavano le strade, più che i palchi, della scena musicale francese. Ma riuscire a sopravvivere come artista di strada significa avere carisma e immediatezza:
“Appena sono riuscito a domare il mio strumento – prosegue Gambeat - ho iniziato a suonare per strada con diversi gruppi. Il primo “Les zgeg boogie boys” che facevano rock duro, poi gli Hell’s crack con musica rockabilly e infine la chanson française rivisitata con i French Lovers”.
Suonare per strada o nel metro dove non c’è elettricità significa anche ingegnarsi per riprodurre i suoni che in un concerto garantiscono i “sampler”: “I concerti acustici per strada sono i più ecologici del mondo – scherza Gambeat - ma io volevo realizzare uno spettacolo completo. Per questo mi è venuta l’idea di riprodurre con la voce i suoni: cani, gatti, cori, fischi, treni, il rumore delle macchine in frenata…di tutto insomma. Per scherzare mentre suonavamo mettevano nelle casse vuote degli amplificatori delle candele”. Un mosaico di suoni che ora compaiono in tutte le produzioni di Radio Bemba , che siano in sala di registrazione o in uno spettacolo dal vivo.
Un mosaico che ricorda i suoni riprodotti da John Cage in una performance dal titolo “Water walk”. Per presentarla a un circuito più ampio rispetto ai teatri, negli anni cinquanta Cage era approdato anche alla tv statunitense in un programma popolare “I’ve got a secret”. Di fronte a un pubblico sbalordito, un John Cage con un sorriso felice da bambino diventato padrone di un negozio di giocattoli, nella performance riproduce i suoni dell’acqua percuotendo pentole a pressione, vasche piene d’acqua, contenitori e radio.
Silenzio, musica e anarchia
Un ennesimo choc per gli spettatori che poco prima erano stati messi in guardia dal presentatore tv, che per accreditare John Cage con lo status di “artista” aveva letto una critica sul compositore pubblicata dal Chicago Daily News: “La gente lo chiama rumore.. ma questi suoni sono musica”. Allievo di Arnold Schönberg, Cage scelse di spingersi oltre i confini insieme a molti artisti con cui collaborò, come Marcel Duchamp che parlando di entrambi sottolineava che “la forma d’arte che esprimiamo è in anticipo di cinquant’anni dell’epoca che stiamo vivendo”.
Per Gambeat la libertà della musica si esprime nel riportare il mondo dentro una traccia, una canzone: “Credo che la rivoluzione degli anni Novanta sia racchiusa nel disco dei Mano Negra “Casa Babylon”, l’ultimo pubblicato dal gruppo. Un lavoro ultimato e montato da Manu Chao, a cui ho collaborato con i suoni d’ambiente. Se lo si ascolta ora, rimane attuale e con il mondo dentro. E’ molto forte la presenza dell’esperienza che avevamo appena concluso: il viaggio in Colombia con il treno che sulle orme di Cent’anni di solitudine di Garcia Marquez ha portato musica, giocolieri e ghiaccio in alcune zone remote del paese”.
Le radici di queste trasformazioni musicali arrivano da lontano. Lo si percepisce davanti al pianoforte di John Cage presente in una delle sale del MACBA: uno Steinway a coda, costellato sulle corde di piccoli cilindri e viti di diversa dimensione.
Ne risulta quella anarchia del silenzio che conduce ai suoni ribelli che Cage ha poi lasciato in eredità ai compositori contemporanei, per proseguire sulla strada della sperimentazione.

Cristina Artoni
(17/11/2009)


La mostra “Anarchia del silenzio: John Cage e l’arte sperimentale” è aperta fino al 10 gennaio 2010.

http://www.macba.cat/controller.php

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