I piccoli grandi chioschi di Barcellona

 

I piccoli grandi chioschi di Barcellona Lo sguardo può essere obliquo. Oppure più alto, in modo da sovrastare tutto il resto. Ma la garanzia è che la “mirada” su Barcellona sarà nuova. Inedita. Uno sforzo a cui invitano tutti i cittadini, turisti o semplici passanti gli ideatori del Festival Lilliput, in programma nel capoluogo catalano dal 15 al 25 ottobre.
La prospettiva che ci svelerà la Barcellona nascosta dalla corsa del nostro quotidiano verrà indicata attraverso i “quioscos de escalera”, i piccoli esercizi abbarbicati agli edifici, nati magari da ex portinerie. Dei chioschi in cui sono in vendita i prodotti più disparati, ma dove l’austerità non esiste e l’ingegno diventa giocoforza essenziale.
“Sono delle strutture – spiega Patricia Ciriani, direttrice del Festival e organizzatrice di eventi artistici - che godono di una propria dimensione intima, pur essendo delle realtà tra il pubblico e il privato. Il chiosco è un’architettura caratteristica della nostra città, una reminescenza delle vecchie portinerie e costituisce praticamente l’ultimo luogo di convivenza tra vicini di edifici differenti”.
Il Festival Lilliput, proprio per valorizzare questi spazi piccoli, ma vitali, vuole mettere in risalto un patrimonio antropologico della città che rischia di scomparire. I chioschi sono delle realtà però in via d’ estinzione, esercizi sempre più minacciati dalle nuove leggi che ridisegnano la città da oltre dieci anni a questa parte. Tra speculazione edilizia ed escamotage per ammodernare in chiave turistica il centro, i chioschi rischiano di rimanere stritolati in una doppia morsa.
“Sono spazi che vengono chiusi su pressione del Comune di Barcellona – continua Patricia - per cancellare quelle che vengono considerate delle “irregolarità” delle facciate. Ma questi chioschi che danno vita agli edifici, permettono di creare uno scambio, un incontro tra gli abitanti. Un esempio di queste realtà che mi sembrano meravigliose è il chiosco di Calle Llibreteria 16. Si tratta di un bar-cafè dove gli abitanti dell’edificio sono costretti a passare per rientrare o uscire dal proprio appartamento. Il modo di mischiarsi tra gli inquilini che si muovono con i propri cani e le spese, con i clienti del bar che bevono un caffé, è talmente naturale che crea una bella atmosfera tra la gente. Questo dimostra che non sono necessari i bar alla moda, tanto artificiali per creare una convivenza in armonia tra i clienti”.
Nei dieci giorni del Festival verranno consigliati, per scoprire i chioschi, dei percorsi inediti per le strade della città accompagnati da performance visuali, musicali e di danza con artisti non solo di Barcellona, ma provenienti anche da Francia, Cile e Brasile.
“Sono un centinaio i chioschi che abbiamo individuato fino a questo momento - precisa Patricia – e nel corso del Festival verranno segnalati quelli circoscritti nei quartieri del centro città, i barrios Gotico e Raval oltre che a Gracia.
Sono realtà importanti anche dal punto di vista etnologico. Il Festival si pone infatti l’obiettivo di recuperare con uno sguardo artistico, spazi carichi di memoria collettiva.
Il Festival prende il testimone dal lavoro di censimento iniziato 4 anni fa dall’Istituto catalano di Antropologia, e raccolto nella pubblicazione in collaborazione con il CCCB di Barcellona “Portinerie: tra spazio pubblico e privato”.
Armati di guide con i vari percorsi e il programma delle performance organizzate nel corso del Festival, i partecipanti potranno attraversare la città per conoscere gli angoli nascosti. Per le famiglie con bambini sarà possibile avere percorsi personalizzati. Tra le iniziative artistiche previste, solo per citarne alcune, una festa culinaria alla Rambla del Raval ma anche una sessione di danza e musica elettronica tra installazioni architettoniche esposte in spazi pubblici.
“Il programma – spiega Patricia- consiste in 10 giorni di esposizioni in 5 chioschi che normalmente sono chiusi e che apriremo espressamente per l’occasione. Cinque artisti creeranno un’opera in ogni chiosco. Il musicista Miguel Conejeros, ritrasmetterà i suoni che si sentono ogni giorno in queste realtà, dai rumori all’interno fino all’esterno. Una pratica che ricorda i primi happenings sonori di John Cage a cui vogliamo rendere omaggio il 22 ottobre, il giorno dell’inaugurazione di una retrospettiva che il Museo d’Arte Contemporanea (MACBA) dedica all’artista”.

Queste solo alcune delle iniziative previste nella dieci giorni del Festival. Il programma completo è all’indirizzo: http://festivallilliput.wordpress.com , dove si invita a partecipare alla realizzazione di archivio universale dei chioschi esistenti nel mondo intero.

 


Cristina Artoni
(05/10/2009)

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