Un evento ad Algeri: la mostra su Khadda

Un evento ad Algeri: la mostra su Khadda
Mohammed Khadda

 

Una grande retrospettiva del pittore algerino Mohammed Khadda (1930-1991) è in mostra al Mama, il museo nazionale di arte moderna e contemporanea inaugurato nel 2007. Per la prima volta in Algeria, la mostra ci permette di avere una panoramica significativa dei diversi talenti di questo grande artista: pittura, incisioni, acquerelli.

Le sue opere più conosciute sono diventate emblematiche della pittura algerina moderna come «les Kasbahs ne s’assiègent pas», metafora e postulato della Resistenza senza alcuna concessione alla pittura propagandista o didattica. Con un centinaio di tele, si percorre il cammino dell’artista dalle opere giovanili realizzate a Parigi negli anni Cinquanta, influenzate da Manessier, Bazaine e Bissière, quando Khadda continuava ossessivamente la sua formazione da autodidatta frequentando i grandi musei, iscrivendosi ai corsi della Grande Chaumière, esponendo molto presto nei Salons de la modernité, fino alle tele dell’ultimo periodo, passando per tutto lo sviluppo della pittura simbolica dei segni, con la quale il pittore non ha mai smesso di confrontarsi facendone un elemento plastico centrale del suo repertorio immaginario.

L’opera incisa sotto i nostri occhi rivela la sua incredibile padronanza delle differenti tecniche di incisione e conferma l’attrazione che la stampa, nel senso più nobile del termine, esercitava su Khadda. I suoi lavori sembrano davvero la traduzione mentale di una visione ideale, che esprime un’infinita pazienza, qualità essenziale dello stampatore, lontano da ogni spontaneità, nelle composizioni astratte che vogliono rappresentare il reale senza copiarlo. Anche i titoli sono evocativi, in un via vai dalle idee (la lettera, il più astratto dei simboli) alle cose (motivo ultimo di ispirazione): «Ecrire l’écume», 1982; «Lettre du rivage», 1985, entrambe splendide incisioni su piombo.

Un evento ad Algeri: la mostra su Khadda Gli acquerelli, meno conosciuti, sono una vera rivelazione della dimensione poetica dell’opera di Khadda. Particolarmente interessanti per l’economia dei mezzi che impone questa tecnica, per la delicatezza del tratto, poco pregno di colore, che permette di giocare sulla trasparenza, per la fiducia stessa nella diluizione che l’acquerello presuppone, queste opere sembrano così lontane dalle tele dell’artista, fatte di impasti densi e composizioni più fitte. Qui prevale la leggerezza, la sinuosità ad evocare il ritmo lungo del segno come nella bella «Ecriture du fond des âges», 1975, o nella rappresentazione di uno dei luoghi simbolo di Algeri, «Môle sud», 1978, che non può non ricordarci Jean Sénac, poeta straordinario, che ammirava l’opera di Khadda parlando de «l’école du Noûn». Guardandoli, possiamo intuire i misteri che l’artista ha provato ad indagare, come la questione metafisica del riflesso, presente in molte sue opere come riflessione aperta sulla propria pratica.
Un evento ad Algeri: la mostra su Khadda Khadda ha anche avuto un ruolo centrale ad Algeri nel dibattito intellettuale e nella formazione delle nuove generazioni di artisti. Fu l’unico, senza teorizzare la sua pratica – forse per la sua modestia innata – a scrivere per porre la questione centrale per un’intera generazione di artisti arrivati alla maturità durante l’Indipendenza: come creare una cultura nazionale? Se lui propone delle rotture, specialmente con l’orientalismo, lavora anche a una riappropriazione delle forme autoctone, in una trasformazione significativa che ne rivela la straordinaria modernità. Ha cercato di «ricaricare il segno» come disse giustamente Jacques Berque. La retrospettiva mostra quello che l’autore ha saputo realizzare nel corso della sua produzione artistica e quello che della sua opera rimane oggi, sotto i nostri sguardi.

Ringraziamo Naget Khadda, compagna del pittore scomparso troppo presto, e Mohammed Djehiche, direttore del museo, per questa mostra indispensabile, dopo quella di Mesli nel 2009 e quella che fu inaugurata a Issiakhem nel 2010, sempre al Mama, che hanno permesso ai giovani algerini di rendersi conto del contributo essenziale di questa generazione di frattura.


Musée national d’art moderne et contemporain
Rue Larbi Ben M’Hidi, Alger

 


 

Anissa Bouayed
(Storica)
Traduzione dal francese di Federica Araco
((24/07/2011)

 

 

 

 

 

 

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