GIORNO 4 – Casa, lavoro, divertimento

Alla fine,abbiamo deciso di tradurre in arabo la dichiarazione di nomina di un avvocato di fiducia per i richiedenti asilo politico, e l’abbiamo fatta firmare al tunisino Saïd. Il capo dell’Ufficio Immigrazione vi ha apposto il timbro, e con questo documento un avvocato potrà seguire legalmente il processo di accertamento dello status di rifugiato di Saïd, dopo il suo spostamento dal Centro di Prima Accoglienza e Soccorso ad altri centri. Di frequente, in effetti, i tunisini vengono spostati ai Centri di Identificazione ed Espulsione (Cie), e non ai Centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara), nonostante la richiesta d’asilo.

Il 5 di aprile u.s., sono scaduti i termini legali per l’accettazione da parte delle autorità italiane di tunisini per motivi umanitari in seguito all’instabilità generata dalla Rivoluzione dei Gelsomini. È stata la seconda volta che l’Italia ha applicato questa misura straordinaria per motivi umanitari, la prima fu con la guerra in Kosovo. Tuttavia, per molti di questi ragazzi con cui parliamo da dietro la grata, non è chiara la differenza tra il “permesso di soggiorno per motivi umanitari” e il “permesso di soggiorno asilo politico”. Ti chiedono il primo perché così è stato loro detto di fare prima di imbarcarsi, nonostante il periodo di applicazione della misura straordinaria di accettazione per motivi umanitari sia scaduta da quasi cinque mesi. Questo vuol dire che le autorità tunisine non informano adeguatamente i loro giovani (credo che abbiano altre cose da sistemare, per il momento, con la data delle elezioni per il Consiglio Costituente che si avvicina), e soprattutto che la mafia degli imbarchi faccia disinformazione, alimentando speranze infondate.
Francesca, la coordinatrice della missione Arci a Lampedusa, si è dedicata quindi a dare chiarimenti sull’asilo. Molti riconoscevano di non avere subito persecuzioni per ragioni politiche e si convincevano a desistere dal chiedere l’asilo. Due ragazzi hanno invece richiesto di manifestare volontà di asilo politico, ed abbiamo richiesto all’Ufficio Immigrazione di ricevere la loro richiesta.

Un altro ragazzo di Sidi Bouzid, la città dove si diede fuoco il giovane Mohamed Bouazizi nel mese di dicembre u.s., scatenando la Rivoluzione dei Gelsomini, mi dice che la polizia e l’esercito sparano ancora sulla gente nel Sud della Tunisia, e le tensioni continuano. Conosco Sidi Bouzid, ci andai nel mese di marzo per conoscere alcuni attivisti. È lontana da Tunisi, e la campagna è secca.

Per molti di questi ragazzi tunisini, il destino è il rimpatrio. “Come facciamo a restare qui?” – mi chiede un ragazzo in dialetto tunisino, che fatico a capire. “Voi in Italia avete lavoro, casa e divertimento. Anche noi vogliamo questo” –dice un’altro. L’altra sera, un’operatrice che lavora con i minori, ci ha raccontato una storia. Un ragazzo poco meno ventenne sbarca a Lampedusa. Passa per il Centro di Prima Accoglienza e Soccorso, l’operatrice gli spiega della triste sorte che toccherà ai tunisini e poi viene in effetti rimpatriato. Dopo qualche tempo, l’operatrice lo ritrova al Centro.
“Cosa fai qui di nuovo?”
“Ho riattraversato il mare, ma questa volta sarà diverso”
“Perché?”
“Perché sono ridiventato minorenne”
Aveva dichiarato di essere un minore per non essere rimpatriato, e così è poi riuscito a mettersi in viaggio per la Svezia, dove risiedevano alcuni suoi famigliari.

Per gli altri tunisini , è un terno al lotto. Al Centro di detenzione ed espulsione ti possono trattenere fino ad un anno e mezzo, e se il giudice di pace non decide diversamente, sei rimpatriato. La fortuna è un elemento fondamentale in questo gioco. Può anche capitare che, nonostante sia stato emesso l’ordine di espusione, questo non venga eseguito per ragioni amministrative, o semplicemente perché non vi sono voli di ritorno disponibili prima della scadenza dei termini del trattenimento.Oppure può capitare che il clandestino venga ricoverato all’ospedale, magari perché si è ferito volutamente, e dall’ospedale scappi. Oppure che riesca a scappare dal Cie.

Sarebbe meglio arrivare legalmente, ovvero con visto turistico, o di studio, o attraverso un ricongiungimento famigliare o attraverso i “flussi” (contingentamento degli arrivi di immigrati per un periodo determinato); ma nell’immigrazione per motivi economici, la legge italiana sembra fatta apposta per favorire il lavoro in nero piuttosto che il contrario, perché devi dimostrare di avere un contratto di lavoro al momento stesso del tuo arrivo in Italia.

Nel frattempo, ignari del destino che li aspetta (“Ma dove ci portano,dopo?”) gli stranieri del Centro cercano piccoli piaceri per ammazzare il tempo. I più fortunati sono i minori, perché stanno nella zona delle ragazze e possono godere della loro compagnia. Alcuni di loro mi chiedono di cambiare un biglietto di 5 € in monete, per comprare una bibita gassata alla machinetta. Per correttezza, chiedo alla Polizia se posso farlo, e mi danno l’okay. Poiché alcuni hanno usato in passato le monetine per aprirsi le ferite e farsi ricoverare, preferisco accompagnarli alla macchinetta. Le bevande sono strettamente vendute in bottiglie di plastica, non in lattine di alluminio. Poi tocca ad uno dei giovani che stanno dietro la grata. Al poveraccio hanno rubato la maglietta, ed i pantaloni che ha ricevuto dal personale del Centro gli sono larghi, e li deve stringere alla vita con un cordino. Per darsi una consolazione, mi chiede il favore di acquistargli un espresso alla macchinetta. Delle tre macchinette per le bevande calde disponibili al Centro, di cui nessuna sta nella zona uomini, una sola funziona. Porto il caffé alla grata e lo faccio passare da sotto.

Non è molto del “lavoro, casa e divertimento” che questi ragazzi sognano, ma a questo ragazzo il gusto forte dell’espresso gli fa pregustare quello che potrebbe raggiungere. Fortuna permettendo.

Gianluca Solera

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