GIORNO 2 – Personaggi in cerca d’autore

Al Centro di Prima Accoglienza e Soccorso arrivi in bicicletta o in scooter, imboccando una strada di campagna all’uscita dal centro abitato di Lampedusa. Qualche centinaio di metri prima del portone di ingresso, un posto di blocco della Guardia di Finanza ti controlla i documenti, poi prosegui, parcheggi, suoni, ti registri e sei dentro. Il Centro ha due zone, la prima ospita gli uffici delle forze dell’ordine, l’aministrazione, gli uffici delle organizzazioni internazionali (Organizzazione internazionale per le migrazioni, Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati e Save the Children ) e le camerate di donne e minori. È tutto calmo, ed è facile identificare gli angoli della scena occupati da ogni attore. I militari all’ingresso, la Polizia sul lato destro, gli operatori umanitari su quello sinistro e i gestori di servizi che appaiono e scompaiono. Pare che non si smuovano dai loro circoscritti territori, mentre i mediatori culturali tessono le fila tra gli uni e gli altri. Molte comparse, i minori, e nessun regista.

La seconda zona ospita gli uomini. Ed in questa, in quanto volontari Arci , non siamo potuti entrare, a causa del rifiuto dell’ente gestore del Centro di aprire le porte per adotte ragioni di sicurezza (mentre altri vi accedono), ma abbiamo solamente potuto conversare con gli uomini separati da una grata di ferro. È stato come stare in un confessionale.
Tu ti avvicini, appoggi la mano alla grata, le dita si sfiorano, se parli arabo ti chiedono di potersi confidare, ed inizia il rituale.

C’è chi confessa
Sabir ha 26 anni, all’età di 14 è arrivato a Brescia ed ha vissuto come clandestino per circa dodici anni, senza mai essere affidato a nessun ente nonostante la minore età. Ha avuto solo un foglio di via ed è poi stato respinto. Ha quindi ripreso la via del mare. Con la voce tremante, quasi chiedendo scusa, confessa di aver fatto lo spacciatore di droga. Ora, evidentemente, si aspetta di essere rimesso su un aereo e rimandato in Tunisia, nonostante parli con un’accento della Bassa bresciana che piacerebbe anche a quelli della Lega.

E c’è chi implora
Saïd è arrivato a Lampedusa per la terza volta in un mese e mezzo, sempre in nave, sempre respinto. Poiché era diventato ormai un’habitué, ad ogni successivo imbarco gli facevano uno sconto: 2800 dinari la prima volta, 2300 la seconda e 2000 la terza. Ovvero circa 3500 € in tutto. Viene dal sud profondo della Tunisia, dove le famiglie si fanno letteralmente la guerra per avere un lavoro nelle miniere di fosfati, e teme per la propria vita. Le due precedenti volte che l’hanno respinto, si è fermato a Tunisi ed ha preferito cercare ospitalità altrove piuttosto che tornare indietro. Vuole chiedere il diritto di asilo, ma nessuno a quanto pare gli ha preso i dati e registrato la domanda di asilo. L’operatrice dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati non trova la domanda di Saïd. “Domani la faremo” – promette, ma domani è oggi, giovedì, ed i giovedì ed i lunedì effettuano i trasferimenti. Saïd è terrorizzato all’idea di dover ritentare di attraversare il mare una quarta volta.

Ho fatto qualche conto. Il soggiorno al Centro costa tra i 37 ed i 45 € pro capite al giorno per un adulto, ed 80 € per un minore, secondo voci raccolte sull’isola (i costi della convenzione tra Stato ed ente gestore del Centro dovrebbero essere resi pubblici, ma per ora non sono accessibili). Al Centro puoi stare tra i tre giorni e le quattro settimane. L’ufficiale della Polizia che si occupa di registrare i nuovi arrivati non ha potuto darmi una media di durata di soggiorno quando gli ho chiesto l’informazione, adducendo che è difficile fare una stima precisa: ora, è la Protezione Civile che coordina le operazioni di trasferimento e dislocazione sul territorio italiano, non più la Polizia. Ieri vi erano 525 presenze a Lampedusa, di cui 180 minori, un dato considerato modesto. La maggioranza di questi sono tunisini. In base agli accordi tra autorità italiane e governo tunisino di transizione, molti di questi tunisini vengono rimpatriati. Il giro di denaro legale per le strutture di accoglienza e di denaro illegale per i traffici marittimi è enorme quindi, e beneficia sia i gestori di strutture di accoglienza che i gestori degli scafi. Entrambi, minimizzano i costi e massimizzano i profitti, preparando pietanze ripetitive, gli uni, e affidando il timone agli immigrati, gli altri.

Un caso di virtuoso circolo di denaro per l’economia in nero e l’economia dell’emergenza?

Gianluca Solera

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