Villa Medici si affaccia sul Mediterraneo

Villa Medici si affaccia sul MediterraneoDallo scorso anno con la rassegna cinematografica “Cinemondo” Villa Medici ha avviato un processo di apertura e cambiamento rispetto al solito binario franco-italiano. Cosa ha portato a questa decisione?
Abbiamo inaugurato una nuova politica culturale volgendo lo sguardo alla creazione cinematografica contemporanea e in particolar modo al cinema dei Paesi del Sud del mondo: Vicino Oriente, America Latina e Maghreb. La prima edizione di Cinemondo, che si è svolta in primavera, era un omaggio al cinema del Vicino Oriente, con un focus su Siria, Libano, Israele e Territori Occupati Palestinesi e ha dato il via a una nuova stagione cinematografica all’Accademia di Francia, con grande successo di pubblico e critica. È stata una scelta di programmazione coerente con le linee culturali promosse sulla direzione di Eric de Chassey: l’attenzione al cinema nelle sue diverse forme espressive e la diffusione del documentario e del cortometraggio, ancora poco diffusi nei circuiti di distribuzione tradizionali, almeno in Italia. Insomma, una sensibilità attenta non solamente al cinema francese e ai suoi autori, ma a una visione che abbraccia e promuove la cultura cinematografica nella sua molteplicità e diversità.

Perché e in che modo, secondo lei, il cinema, e il documentario in particolare,  possono render conto di trasformazioni sociali e culturali così profonde e radicali come quelle che stanno scuotendo il mondo arabo?
I recenti eventi che hanno scosso l’Egitto, la Tunisia , la Siria, la Libia e in generale l’attualità politica del Vicino Oriente ridefiniranno gli equilibri socio-politici dei Paesi affacciati sul Mediterraneo e quindi anche dell’Italia. È importante dare voce ai protagonisti e agli attori culturali di questa rivoluzione che si è espressa e diffusa anche grazie al cinema e ai social network. E il cinema come linguaggio espressivo e forma artistica è testimone del proprio tempo e dei suoi protagonisti. Questa piccola programmazione vuole rendere omaggio alle produzioni dell’Egitto e della Tunisia, ma anche, e soprattutto, a una rinascita culturale che si sta esprimendo attraverso questo particolare linguaggio artistico. Basti pensare al fermento culturale delle amministrazioni pubbliche in Egitto e in Tunisia per dare nuovo vigore e risorse al centro nazionale del cinema o alle scuole di cinema e ai cineclub.

Quale è stato il criterio usato per selezionare i lavori?
L’attualità cinematografica di questi Paesi è piuttosto ricca e la primavera araba ha dato vita a una nuova corrente di giovani registi che si sono espressi con i mezzi e le risorse che avevano. È difficile per questi due Paesi parlare di una nuova corrente di documentaristi, in quanto questa recentissima produzione non può iscriversi in un movimento vero e proprio. Per la Tunisia è importante citare l’esempio di un grande documentarista come Ben Ammar, ospite speciale all’edizione di quest’anno del SalinaDocFest, al quale dedicheremo una finestra il 10 novembre. Per l’Egitto, invece, abbiamo coinvolto registi come Mourad ben Cheikh e Omar Abdalla. Abbiamo cercato di selezionare le opere più significative per esprimere la diversità espressiva e stilistica che attraversa questi Paesi e che sta trovando una diffusione internazionale anche grazie ai recenti eventi rivoluzionari. Abbiamo scelto delle testimonianze dirette che danno voce in modo corale alla Primavera araba e agli eventi che l’hanno attraversata. Plus jamais peur di Mourad ben Cheikh, in selezione al Festival di Cannes e in programmazione il 17 novembre all’Accademia, è un documentario intenso, che incrocia i destini di  tre protagonisti della Rivoluzione e racconta la vita sociale di un Paese, la Tunisia, che sta uscendo da 25 anni di regime.

Come è nato il partenariato con il SalinaDocFestival?
Il SalinaDocFest, giunto quest’anno alla quinta edizione, sta emergendo come un appuntamento importante nel panorama dei Festival dedicati al documentario grazie al suo sguardo attento e di qualità verso i Paesi del bacino del Mediterraneo. L’edizione di settembre ha dato largo spazio alla Primavera araba con una finestra dedicata al cinema raccontato dai giovani e ha ospitato Ben Ammar, testimone eccezionale di questa rivoluzione culturale. L’Accademia, in omaggio al SalinaDocFest, il 10 novembre proporrà una finestra sui giovani registi tunisini. In quella serata sarà presentato anche il documentario inedito Fallega 2011 del regista Rafik Omrani.

Ci può dare un’anticipazione sui futuri eventi cinematografici in programma a Villa Medici?

La stagione cinematografica dell’Accademia è ricca. Gli appuntamenti con il cinema continueranno con la seconda edizione di Re|visioni, a marzo 2012, una rassegna dedicata interamente al cinema restaurato e alla diffusione del patrimonio cinematografico mondiale. Seguirà, ad aprile, il consueto appuntamento con il nuovo cinema francese, in collaborazione con l’Ambasciata di Francia arricchito con una nostra sezione dedicata ai “Cinéastes du présent”. La stagione estiva dell’Accademia proporrà quest’anno, nei bellissimi giardini di Villa Medici, una retrospettiva dedicata a Marcello e Chiara Mastroianni. In autunno 2012, ci sarà la seconda edizione di CineMondo, dedicata all’America Latina, con un omaggio a Raoul Ruiz, un programma dedicato al nuovo cinema uruguaiano e paraguiano e una “charte blanche” al cinema messicano di Nicolas Pereda.

Federica Araco
(3/11/2011)

Per maggiori informazioni:

www.villamedici.it/it/event




Related Posts

Alik: Orchestre National de Barbes

29/05/2008

Alik: Orchestre National de BarbesALik , il terzo ed ultimo album in studio di questo gruppo mitico è nei negozi in Francia dal 4 febbraio 2008!

Intervista ad Abani Biswas

03/09/2008

Intervista ad Abani Biswas"Attraverso il percorso interiore ognuno può trovare il sentiero per attingere a quella fonte inesauribile di energia e conoscenza che, nel contesto indiano, trova espressione nelle numerose e articolate forme artistiche come la danza, il teatro, le arti marziali e la musica."(A.B.)

Giochi di guerra

25/01/2016

War-Toys : un projet photographique pour dépasser les traumatismes de guerre | babelmed | culture méditerranéenneIl progetto fotografico War-Toys di Brian McCarthy, che per oltre vent’anni ha fotografato giocattoli per i più grandi brand internazionali, racconta la guerra in maniera penetrante, e insieme aiuta i piccoli a superare il trauma Ricreare i ricordi di bambini e bambine la cui infanzia è stata travolta dalla guerra, utilizzando i giocattoli trovati in Palestina, Israele, Libano.(Ebticar/Mashallah News)