La nuova letteratura italiana

La nuova letteratura italianaIl 24 agosto 1989, quattro persone con il volto coperto irrompono con armi e spranghe nel capannone di via Gallinelle, a Villa Literno. Qui dormono 29 braccianti immigrati impiegati irregolarmente dai caporali di zona per la stagionale raccolta dei pomodori. I malviventi vogliono i loro soldi, accumulati in oltre due mesi di duro lavoro nei campi.

Alcuni cedono alle richieste, altri si rifiutano, come Jerry Masslo, un giovane sudafricano che viene ferito con tre colpi di pistola all’addome. Dopo lo scontro gli aggressori fuggono e Jerry Masslo rimane a terra senza vita.

Al tragico episodio seguono funerali di stato mentre politici, giornalisti, sindacati, associazioni e cittadini si mobilitano, indignati da tanta violenza. Il 7 ottobre 1989 si tiene a Roma la prima manifestazione nazionale contro il razzismo e nel febbraio del 1990 entra in vigore la legge Martelli (n.39/1990), un primo discusso tentativo normativo di affrontare il fenomeno migratorio. Il paese comincia a prender coscienza della trasformazione in atto, da terra d'emigrazione a meta dove già mezzo milione di immigrati ha deciso di trasferirsi sperando in una vita migliore.

Alla morte di Jerry Masslo reagiscono molti intellettuali e scrittori, italiani e non.
Tahar Ben Jelloun scrive un racconto a quattro mani con il giornalista Egisto Volterrani, Villa Literno , che esce nella raccolta “Dove lo stato non c'è. Racconti italiani”, un’iniziativa promossa da Il Mattino di Napoli. È la prima opera dedicata a un fenomeno relativamente nuovo e ancora inesplorato in Italia. In modo spontaneo altri autori propongono racconti a quattro mani sul tema della migrazione, animati dal desiderio e dall’urgenza di far emergere un vissuto nascosto tra le pieghe di una realtà sempre più complessa.

I pionieri

La nuova letteratura italianaNel 1990 escono i primi due libri autobiografici scritti in italiano da autori stranieri: “Immigrato”, di Salah Methnani (ed.Teoria) e “Io, venditore di elefanti” di Pap Khouma (Garzanti), sulle sofferenze affrontate dai primi immigrati arrivati in Italia. Entrambi riscuotono un grande successo e altre case editrici cominciano a interessarsi al nascente fenomeno letterario.

Nel 1991 Mohammed Boucane pubblica “Chiamatemi Alì” (Leonardo), Saidou Moussa Ba “La promessa di Hamadi” (De Agostini) e il giovane palestinese Itab Hassan esordisce con “La tana della iena” (Sensibili alle foglie). L’anno seguente, esce“Pantanella, canto lungo la strada” di Moshen Melliti (Ed.Lavoro).
Le opere scritte in italiano da autori immigrati aumentano di anno in anno, con centinaia di romanzi autobiografici, racconti brevi, antologie, tra testimonianza e finzione. Nel 1993 E/O pubblica “Volevo diventare bianca” di Nassera Chora, giovane autrice franco-algerina che scrive in italiano in collaborazione con Alessandra Atti di Sarro.

La nuova letteratura italianaNon solo libri...
Negli anni Duemila nascono le prime riviste letterarie dedicate al tema della migrazione: “Kúmá. Creolizzare l’Europa”, fondata nel 2001 da Armando Gnisci, docente di letterature comparate a La Sapienza, “El-Ghibli” (2003) e “Scritture migranti”(2007), entrambe legate alla realtà bolognese. Nel 1997 il CNR finanzia Basili, la prima banca dati on line degli autori immigrati che scrivono in italiano. L’ultima mappatura realizzata da Basili, nel gennaio 2010, registrava un sensibile incremento delle donne rispetto agli uomini (248 contro 190), e rilevava una provenienza geografica preminente da nord Africa (con Marocco in testa) ed Europa dell’est (in particolare dalla Romania). Ma è l’Albania il paese più prolifico da un punto di vista della produzione letteraria in italiano, con 36 autori.

Un altro archivio sul web è storiemigranti.org , “un luogo in cui depositare esperienze dirette di migrazione” dove si trovano racconti, documenti e interviste.

La nuova letteratura italiana“L'immigrato che scrive in lingua italiana non è più un caso marginale, non è più una rarità – spiegano i curatori di letterranza.org , un sito che cataloga e recensisce le opere di ‘produzione letteraria dell’immigrazione in lingua italiana’. “Ormai, la voce degli immigrati si è mescolata a quella dei nativi [...] ed è accertabile sia dal punto di vista quantitativo (il sito ha identificato110 autori che hanno prodotto e pubblicato libri di narrativa o di poesia, ndr), sia dal punto di vista qualitativo”.

Pur trattandosi ancora di una letteratura di nicchia, promossa in genere da piccole case editrici e associazioni di settore con pochi mezzi e canali di diffusione limitati, dalla metà degli anni Duemila alcuni autori cominciano ad affacciarsi sul mercato della grande editoria e ottengono importanti riconoscimenti(*).

Abitare la lingua

Superato l’iniziale intento autobiografico, la letteratura di migrazione nel tempo si arricchisce di nuove sfumature e affronta temi più ampi, come il vivere sociale, le dinamiche di convivenza, la memoria, il viaggio, i legami affettivi, vecchi e nuovi, il difficile processo di integrazione, la nostalgia per il passato, l’incertezza per il futuro...
La nuova letteratura italianaMolti autori cominciano a descrivere il paese dal proprio punto di vista, facendo un uso della lingua italiana completamente nuovo. “La lingua dell’altro è quella che ti è in qualche modo ostile, o quanto meno estranea, forse diffidente – confida lo scrittore uruguayano Milton Fernandez a Letterranza – ma c’è un momento in cui questa diffidenza viene meno e scopri all’improvviso di non fare più quello sforzo di traduzione degli inizi, e che brontoli in quella lingua, bestemmi, sogni, fai l’amore (lo esprimi) in quella lingua. E piano piano scopri, a volte con panico, che è la tua ad allontanarsi, a diventare quasi inafferrabile. E in questa lontananza arrivi a sorprenderti, a volte ad ammaliarti di parole, di suoni che una volta sono stati semplici espedienti quotidiani della comunicazione e che ora, proprio in virtù della distanza, appaiono fantastici”.

Nascono così isole linguistiche inedite, che proliferano di neologismi e incroci semantici dove idiomi lontani si italianizzano e l’italiano cambia forma, arricchendosi di nuovi suoni e significati.
È il caso, per esempio, del linguaggio coniato da Amara Lakhous, che racconta: “scrivo in due lingue: arabizzo l’italiano e italianizzo l’arabo”, in un costante processo di impollinazione reciproca.

La nuova letteratura italianaScrittori 2G
Un fenomeno più recente riguarda i giovani autori nati in Italia da genitori immigrati. Sono ragazzi che usano l’italiano come prima lingua, studiano Manzoni, Dante e Petrarca, seguono il campionato, ma a 18 anni non ottengono la cittadinanza e rischiano di diventare clandestini nell’unico paese che conoscono e che considerano la loro patria. Si tratta di giovani talenti come Randa Ghazy (“Sognando Palestina”, 2002, “Prova a sanguinare”, 2005, e “Forse oggi non ammazzo nessuno. Storie minime di una giovane musulmana stranamente non terrorista”, 2007, tutti usciti con Fabbri), Hamid Ziarati (“Salam Maman”, Einaudi, 2006), Nader Ghazvinizadeh (“Arte di fare il bagno” – poesia – Giraldi, 2004). Questi autori vivono sospesi tra il paese dei padri che non conoscono, e non sentono proprio, e un paese che amano e nel quale si riconoscono, ma che non li riconosce. “La mia più grossa paura è ora di essere ingabbiata in un’etichetta, ossia ‘scrittrice migrante’ – confida Igiaba Scego (nella foto), nata a Roma da genitori somali, autrice di numerosi racconti e dei romanzi “Oltre Babilonia” (Donzelli 2008) e “La mia casa è dove sono” (Rizzoli 2010). “Lo sono e non lo sono. Non mi piacciono le etichettature, perché quando penso alla scrittura migrante io penso a una scrittura che parla di immigrazione, ma non vorrei limitarmi a questo. Credo che gli autori migranti di prima, seconda, incerta generazione, che provengono da altre parti del mondo, non vogliano limitarsi a scrivere soltanto di immigrazione”.


Federica Araco
05/02/2012

(*) - Ornela Vorpsi con “Il paese dove non si muore mai” (Einaudi, 2006) si aggiudica il premio Grinzane Cavour 2006 e Amara Lakhous, autore di origine algerina, con il suo fortunatissimo “Scontro di civiltà per un ascensore a Piazza Vittorio” (E/O, 2006) nello stesso anno vince il Flaiano. Il poeta Gezim Hajdari, albanese esule in Italia dal 1992, per le sue numerose raccolte ha avuto importanti riconoscimenti, tra cui il prestigioso Montale, l’Eks&Tra, il Dario Bellezza, Etniepoeisie, e la scrittrice Anilda Ibrahimi, con il suo primo romanzo “Rosso come una sposa” (Einaudi, 2008), ha vinto i premi Edoardo Kihlgren - Città di Milano, Corrado Alvaro, Città di Penne e Giuseppe Antonio Arena.


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