La musica arbereshe candidata all’Unesco

La musica arbereshe candidata all’UnescoCandidiamo la musica arbereshe all’Unesco. E’ stata questa la brillante idea lanciata dagli Sportelli linguistici del Molise. Curatrice ed ideatrice del progetto è la sociologa Anna Maria Ragno mentre sarà la Rivista Kamastra (il giornale sulle minoranze linguistiche arbereshe e croate del Molise fondato dalla Professoressa Fernanda Pugliese) a presentare la candidatura della Musica Arbereshe all’Unesco nella lista dei Beni Immateriali. Ottenere l’ammissione della musica arbereshe in un organismo internazionale come l’Unesco significa riconoscere e tutelare l’identità arbereshe e la musica per il popolo della diaspora albanese che ha fatto dell’oralità la sua caratteristica più lampante. E’ un po’ come la letteratura, la storia del popolo arbereshe. La musica da sempre è, dopo la lingua, lo strumento più diretto e immediato con il quale un popolo racconta sé stesso e per le minoranze linguistiche arbereshe d’Italia la musica ha rafforzato quel profondo senso d’identità e quell’ innato orgoglio rimasto immutato per secoli.

Nelle canzoni arbereshe c’è tutta l’essenza di quel popolo, sfuggito dalla Penisona Balcanica e guidato dal grande condottiero Skanderbeg, che andò ad abitare nelle terre del Mezzogiorno d’Italia per sfuggire alla dominazione ottomana. Quel popolo che preservò le proprie tradizioni, talvolta anche adeguandole ai costumi locali. In quei brani c’è tutta la storia di un popolo e di un’identità albanofona che rischierebbe di andare perduta. Le canzoni narrano dei fidanzamenti, dei matrimoni, delle ninnananne, dei lamenti funebri ma anche dello sconforto per la Madrepatria perduta per sempre. C’è la gioia, la tristezza, l’orgoglio di un popolo fiero delle proprie radici e della propria diversità culturale, mentre, da un punto di vista puramente musicale, le melodie sono molto legate alla musica liturgica greco-bizantina.

L’iter da seguire è molto lungo, i promotori del progetto ne sono ben consapevoli, ma vanno avanti senza demordere coscienti che la musica arbereshe risponde ai capisaldi dettati dall’Unesco ossia i requisiti di diversità culturale e creatività umana. Ottenere questo agognato riconoscimento significa per tutti gli arbereshe riaffermare la diversità culturale come valore; sottolineare e ampliare il dettato costituzionale che tutela tutte le minoranze linguistiche applicandolo anche alle sue espressioni artistiche come la musica; rinsaldare i legami e la comune appartenenza di tutti gli Arbereshe dell’Arberia; dare lustro alla musica arbereshe che può essere studiata e analizzata da tutti quegli esperti e studiosi che intendono avvicinarsi ai profondi testi e alle dolci melodie realizzate dai discendenti del Paese delle due Aquile. Dei canti sublimi, struggenti o gioiosi, cadenzati da un ritmo veloce oppure lunghi e prolissi come interminabili nenie, ma canti che in ogni caso sono stati per troppo tempo relegati al rango di musica popolare senza essere presi nella giusta considerazione che invece essi meritano.


Emanuela Frate
25/03/2012

Related Posts

«Radio Egnatia», il lungo viaggio delle culture migranti

12/01/2009

«Radio Egnatia»,  il lungo viaggio delle culture migrantiL’antica via Egnatia, in epoca romana, collegava Roma e Costantinopoli. Partendo da Brindisi attraversava il Canale d’Otranto, l’Albania, la Macedonia e la Grecia, fino alla Turchia. Un lungo viaggio raccontato nel documentario di Davide Barletti.

I «corti digitali» di Giulio Questi

30/06/2008

I «corti digitali» di Giulio Questi«La videocamera mi concede la stessa libertà creativa che mi dà la penna stilografica quando scrivo un racconto.»

Dar Al Hikma, dove l’intercultura è realtà

19/09/2013

hikma 110Il Centro, nato nel 1986 a Torino, vicino a Porta Palazzo, per favorire l’integrazione e la conoscenza reciproca tra immigrati e nativi, con hammam, ristorante e attività culturali, riapre abbellito da una ristrutturazione e con la novità di un angolo per il “Caffè dei Giornalisti” e un denso programma di iniziative.