Il velo nell’Islam tra storia, politica ed estetica


velo_1Non molto tempo fa, Emine, la moglie del premier turco Erdogan, ha fatto la sua apparizione all’Assemblea Nazionale con il capo coperto da un turban argentato cangiante. Non era mai successo prima. Un gesto dal chiaro valore simbolico in Turchia, dove da anni le donne islamiche si battono contro il divieto che impone alle turche di avere il capo scoperto in scuole, uffici pubblici e luoghi istituzionali. Tema più che mai attuale quello del velo, l’indumento che sembrava destinato a scomparire nel corso del Novecento e invece, a partire dagli anni Settanta, più che mai diffuso nei Paesi occidentali e anche in quelli a maggioranza musulmana. Hijab, niqab, chador, burqa indossati da donne giovani e non, da battagliere rivoluzionarie come la yemenita Tawakol Karman, premio Nobel per la pace 2011, o da semplici fedeli dell’islam che si coprono in osservanza del Corano e come espressione della propria identità.

Come spiegare questa rinascita? Renata Pepicelli, ricercatrice all’Università di Bologna, esperta del mondo islamico contemporaneo, nel suo ultimo libro “Il velo nell’Islam” (Carocci editore) dà delle risposte attraverso un’approfondita analisi storica, politica ed estetica, senza tralasciare le ragioni di carattere religioso e, soprattutto, cercando di capire il significato che le donne gli attribuiscono con la loro autonoma capacità di agire. E senza trascurare le ragioni delle donne che non si velano, scomparse della rappresentazione del mondo islamico, ignorate dal messaggio massmediatico. L’autrice mette in guardia contro facili semplificazioni, ricordando che nella galassia islamista le posizioni sul velo sono diverse e plurali e le donne velate che incontriamo nelle nostre città come al Cairo o a New York non rappresentano necessariamente gruppi di militanza islamica. Da una ricerca del 2011 sui giovani musulmani in Italia (promossa da Genemaghrebina) emerge che per le ragazze indossare il velo è una scelta personale a cui sono giunte senza alcuna costrizione familiare. Testimonianze che indicano che le donne sono protagoniste e non vittime del revival religioso e della rinascita del velo in occidente, scelta legata anche a una dimensione politica per mostrare la propria identità musulmana. Nondimeno, anche molti musulmani si sono trovati d’accordo con la legge francese del 2004 che ha bandito il velo nelle scuole, limitando la visibilità di tutti i simboli religiosi (le kippah degli ebrei, i turbanti dei sikh, le grandi croci dei cristiani).

Interessante la posizione di Marnia Lazreg, una docente universitaria algerina residente negli Stati Uniti, riportata nel saggio, secondo cui la tendenza a rimettere il velo è il frutto del conservatorismo sociale diffuso nel mondo musulmano, della divulgazione di opere religiose che esaltano la vocazione delle donne a essere mogli e madri e anche del maggiore coinvolgimento degli uomini nelle questioni che riguardano il modo di vestirsi e comportarsi delle donne. La studiosa algerina di fama internazionale è convinta che le donne non dovrebbero mai indossare il velo perché le limita psicologicamente e fisicamente, ma nello stesso tempo sostiene che “vietare il velo è un atto politico quanto imporlo” per cui gli Stati che vogliono abolire il velo per legge “sbagliano”.

Controverso anche il punto di vista che lega il velo a una prescrizione coranica. A chi vede il ritorno del velo come oppressione delle donne, controllo patriarcale del loro corpo e quindi della loro libertà, c’è chi considera l’hijab il simbolo di una religione che le tratta come persone e non come oggetti sessuali. Significativo che al Congresso internazionale del femminismo islamico (a Madrid in ottobre 2010) tra le relatrici e tra le donne del pubblico provenienti da tutto il modo c’erano sia quelle a viso scoperto sia quelle velate. “Perché indossare un velo dovrebbe essere oppressivo e invece una minigonna liberatorio?”, si domanda Azizzah al Hibri, docente universitaria che insegna negli Usa nonché fondatrice e presidente dell’associazione Karamah, Muslim Women Lawyers for Human Rights.

Il revival del velo oggi ha radici lontane . “Lo stereotipo dell’oppressione femminile nelle società colonizzate è stata una delle più potenti giustificazioni morali della pratica coloniale e parallelamente del rafforzamento dell’idea della superiorità della cultura occidentale rispetto alle altre”, scrive Renata Pepicelli. E’ indubbio che la questione del velo ci racconta anche dell’Occidente, la coerenza con le varie proclamazioni dei diritti umani universali, la libertà d’espressione. In Italia, intanto, una legge anti-velo ha avuto il primo sì alla Camera nell’agosto del 2011: si tratta di un disegno di legge che vieta di indossare il niqab e il burqa negli spazi pubblici. E sono già diversi i comuni italiani che hanno emesso ordinanze contro l’uso del velo.

Il velo come abbellimento in colori e fogge diversi, impreziosito con spille, pinzette, perline e brillantini si prende uno spazio di primo piano nell’islamic fashion. Un business fiorente come testimonia il caso di Mona Mohanna, libanese ora cittadina italiana, stilista di successo che unisce stili e gusti frutto di estetiche diverse, con un buon fatturato annuo , uno showroom a Milano e collezioni vendute in una rete italiana di 120 negozi. Nel nostro Paese non ha però ancora fatto la sua comparsa, come in Francia, la provocazione artistico-politica di un’artista di strada di cui non si conosce l’ identità e si firma Princess Hijab: disegna un niqab sui volti di modelli e modelli dei cartelloni pubblicitari di Parigi lasciando però visibili i corpi. “Quest’artista ci spinge a riflettere sui nostri immaginari e sulle nostre rappresentazioni. Usando un simbolo carico di significato e di storia, ci invita implicitamente ad adottare una prospettiva diversa – scrive Renata Pepicelli – Mentre guardiamo i suoi volti ‘hijabizzati’ essi ci guardano e ci spingono ad interrogarci su di noi” Un libro che fa riflettere e che aiuta a vincere pregiudizi, facili conclusioni e, soprattutto, a capire la complessità che circonda un semplice pezzo di stoffa.

“Il velo nell’Islam” di Renata Pepicelli (Carocci Editore)

Stefanella Campana
06/05/2012

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