Gillo Dorfles “tollerante” sul kitsch

Il kitsch può essere appassionante? Certamente sì se è oggetto d’indagine e di rilettura da parte di Gillo Dorfles che, a 102 anni, si riafferma “tollerante senza mai sospendere il giudizio”, signore di stile e di coinvolgente cultura curando - con Aldo Colonetti, Franco Origoni, Luigi Sansone e Anna Steiner - una mostra di grande successo: “Gillo Dorfles KITSCH - oggi il kitsch”. Mostra accolta alla Triennale di Milano dal 13 giugno al 10 settembre 2012, e accompagnata non da un semplice catalogo, ma da un interessante “libro-catalogo” (Editrice Compositori, marchio di “Compositori Comunicazine, Bologna 2012), assolutamente imperdibile, riccamente illustrato. Con contributi di autori vari e di Gillo Dorfles che, già dal 1968, nel suo “Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto” (Ed. Mazzotta), da attento studioso ne descriveva concettualmente il fenomeno, contribuendo per primo e in modo decisivo, a definirlo a livello internazionale in modo fondamentale e agevolandone la comprensione e l’evoluzione in certa arte moderna che rendeva capolavori come la Gioconda di Leonardo «emblemi kitsch perché ormai riprodotti trivialmente e conosciuti non per i loro autentici valori ma per il surrogato sentimentale o tecnico dei loro valori».

 

//“Giostra”, Sartori Rides. (Foto G. Ciusa)

 

Il “libro-catalogo” che segnaliamo, costituisce dunque una pubblicazione a sé stante, ma è anche stato supporto dell’esposizione milanese il cui accesso accoglieva sul pavimento del corridoio centrale, un grande “tappeto interattivo” che, al passaggio del pubblico, si animava di colori e di forme in continuo divenire, concluse ai piedi di uno schermo dove si proiettavano centinaia di immagini kitsch accompagnate dalla musica di Elvis Presley.

//Corrado Bonomi, “Cultura Agabaio”, 2004. (Foto G. Ciusa)A sinistra di tale corridoio, si apriva un susseguirsi di sale con opere provocatoriamente riferite al kitsch di noti artisti contemporanei. Tra l’altro, la “Leda atomica” (1949) di Salvador Dalì; “Madame Garonne” (2003) di Enrico Baj; “A Paris” (1966) di Lucio Del Pezzo; l’erotico “Progetto per un tavolino d’amore”(1971) di Mario Molinari; gli olii (1964-‘66) di Antonio Formez; “Penelope” (1933) di Alberto Savinio; le composizioni in legno, stucco, resina e oggetti vari di Vannetta Cavallotti; l’ampio spazio dedicato a “Il mondo di Rutger (Rudy) van der Veld” (2012).

A destra, il corridoio si apriva su un’unica sala con un grande lampadario in vetro di Murano (disegno di Simonetta Gorniero), la cui luce Led mutava colore senza soluzione di continuità, e sovrastava una “Giostra” (Sartori Rides) di tazze rotanti attorno a un’enorme teiera. Il tutto circondato da una parete rigorosamente bianca, ad andamento curvilineo, percorso per l’intera lunghezza da una nicchia contenitore di qualunque, sconvolgente, inutile, banale oggetto. Dai nanetti di Fiorucci alle gondolette veneziane; dalle conchiglie assemblate in abitini di bambole o in piccole grotte accoglienti il Cristo o la Madonna, al telefono rosa ornato da piumette. Dal cappellino giallo con ventilatore incorporato nella visiera e pannello alimentato da energia solare nella calotta, alle lampade tour Eiffel o basilica di San Pietro… Un universo del cattivo gusto pubblico e privato.

 

Ciarpame dei nostri giorni che tutto sembrava travolgere e che, invece, catalogato e collocato dietro un vetro, diveniva oggetto d’indagine storica, suscettibile d’interessanti e comparate letture. Strumento di studio rigoroso che, nell’ambiente successivo e conclusivo dell’esposizione, si rilevava in una parete ricoperta da foto divise per aree tematiche. Accompagnate da brevi citazioni capaci di stimolare e approfondire studi magistralmente condotti nel libro-catalogo che, come detto, conferma l’importanza degli studi condotti da Gillo Dorfles. Una citazione di Clement Greenberg (1939), vede ne “La Politica” «l’incoraggiamento del kitsch [… come] una delle vie poco costose con cui i regimi totalitari cercano di ingraziarsi i propri sudditi […infatti] il kitsch tiene il dittatore a più stretto contatto con l’anima del popolo.»

Citazioni di Dorfles spaziano tra “ Mito e Kitsch” in «quel meccanismo per cui l’uomo della strada bersagliato dai mass media finisce per attribuire a un determinato personaggio qualità tali da promuoverlo a rango di eroe mitico, ricondotto alla categoria di cui ci stiamo occupando, perché ne riveste tutte le essenziali caratteristiche: la qualità di surrogato, di contraffazione, di appiglio sentimentale, di grossolanità e pacchianità dell’”immagine”. Tra “Trasposizioni” che «… conducono al kitsch [… come] quelle che trasferiscono un’opera d’arte dal suo peculiare caratteristico linguaggio ad altro che non le si attanagli. E il cattivo gusto dominante nella nostra epoca ha fatto sì che, di molte opere celebri, venisse identificato soltanto l’aspetto che potremo definire aneddotico, anziché quello derivante dall’adesione ed osmosi tra “forma” e “contenuto”». Niente ne è immune. «Il turista viaggia costantemente attraverso “pseudoeventi”, con l’illusione di ammirare la natura mentre ammira soltanto una pseudonatura… dunque, il surrogato è il vero punto-chiave del processo di kitschizzazione.» In “Nascita e Famiglia” gli uomini «ammantano di cattivo gusto i rapporti più ‘sacri’ riducendoli il più delle volte a dei rituali aberranti. [… E] non appena qualcosa diventa conformismo e tradizione, non sfugge al kitsch.» Persino nella «grande maggioranza delle tombe odierne, l’infiltrarsi del cattivo gusto etico ed estetico nei confronti della morte ha avuto inizio proprio con la perdita di “rispetto” per la morte stessa.» E nell’“arte sacra” dei nostri giorni tutto appare blasfemo.

 

Anche «la responsabilità etico-estetica che grava sull’odierno tecnico pubblicitario è grandissima, … nelle sue mani è posta, quasi in maniera esclusiva, la vera arma capace di guidare e indirizzare il gusto di quell’uomo della strada che costituisce l’autentico fulcro della nostra società.» E se per Lotte H. Eisner (1968) «quando un regista non possiede la forza di persuasione e la genialità che gli consente di imporci le assurdità di un altro mondo come se fossero reali, scivola inevitabilmente nel kitsch», per Gillo Dorfles il “Porno kitsch” «è peccaminoso per l’estetica, non per la morale, e per la presenza di quell’elemento di “doppio senso” e di sottinteso malizioso che è un altro degli appannaggi di molta “arte kitsch”».

E se “Monumenti”, «vacua incarnazione di un sentimento …, ricadono nel kitsch, tanto più accentuato, più frivolo e superficiale sarà il sentimento che l’ha ispirato, … le opere come il Partenone o le piramidi d’Egitto esprimono ancora la loro epoca, in quanto costituivano veramente “lo spirito del tempo”», e fanno sperare «in un atteggiamento nuovo rivolto al rapporto di arte e società, di arte e natura, che possa ritrovare quell’equilibrio tra tecniche e arte, tra arte e vita che in altre epoche costituì una costante».

 

 


 

Gavina Ciusa

21/09/2012

 

 

Related Posts

“Soggèste”. Quasi un dialogo

31/08/2014

soggeste 110Sei canzoni in griko, una in romanzo, una in italiano, una in griko/italiano e una in griko/romanzo/italiano. Il griko una lingua che, mano a mano, nel tempo, per usura, perdendo qualche pezzo, si è reintegrata con i ricambi prestatele, prima dal dialetto romanzo, con cui da sempre è convissuta, e poi dall’italiano.

Manet, ritorno a Venezia

15/06/2013

ve_110Le opere del pittore francese giunte in laguna dai più famosi Musei internazionali. La mostra è accolta negli Appartamenti del Doge, a Palazzo Ducale, in una delle dimore più belle al mondo, fino al 18 agosto.

I figli degli altri. Percorsi fotografici.

24/09/2008

I figli degli altri. Percorsi fotografici.La Fondazione Agnelli ha promosso a Torino una ricerca fotografica sul tema delle seconde generazioni.